Oggi è il grande giorno. Il mondiale del 2026 chiuderà il suo cerchio con l’attesissima finale, che si disputerà al MetLife Stadium, nel New Jersey, alle 21:00. Saranno l’Argentina e la Spagna a sfidarsi. Due squadre con filosofie di gioco diverse, passati diversi, stimoli diversi. Da un lato, l’Albiceleste insegue la quarta stella e la seconda vittoria consecutiva nell’edizione dei mondiali, per consacrare la propria nomea calcistica. Dall’altro, la Spagna, campione d’Europa in carica, vuole vincere per la seconda volta nella sua storia il trofeo mondiale. Entrambe, però, condividono lo stesso obiettivo: salire sul tetto del mondo. Solo novanta minuti le separano dalla gloria.
Messi contro Yamal
Inutile girarci intorno, i riflettori sono tutti per lui. A 39 anni, Lionel Messi è ancora il punto di riferimento dell’Argentina, anche se con un vestito nuovo. Meno killer d’area, molto più tuttofare. Arretra, pulisce i palloni, detta i tempi e inventa azioni da gol per i compagni. Chiedete all’Inghilterra, rimontata all’ultimo secondo da due suoi assist, o all’Egitto, che ha assistito a una delle sue migliori prestazioni nella competizione.
Dall’altra parte del ring c’è chi si candida a raccogliere lo scettro di Messi. Lamine Yamal è arrivato all’atto finale dopo un inizio non esaltante. L’infortunio al bicipite femorale lo aveva frenato durante la disputa dei gironi, ma dai quarti di finale in poi il talento di Rocafonda ha riacceso i motori, sprigionando tutta la sua imprevedibilità. Contro la Francia è stato addirittura protagonista, firmando il tabellino con il rigore che ha spaccato la partita.
Per i due sarà il primo confronto con le maglie delle nazionali. Un incrocio che va oltre la semplice dimensione sportiva e che riporta alla mente la celebre fotografia di un giovanissimo Messi con in braccio un piccolo Yamal in fasce. Stasera, quella che sembrava solo una coincidenza curiosa potrebbe trasformarsi nel più simbolico passaggio di testimone del calcio moderno.
I duelli chiave
Poi, però, c’è il campo. E lì, a decidere il risultato, saranno i dettagli. Yamal si troverà davanti un osso duro come Nicolás Tagliafico, abile nell’uno contro uno. Nella metà campo opposta, la coppia Laporte-Cubarsí avrà il compito più ingrato: arginare Messi. Sarà complicato per i due difensori spagnoli mantenere la squadra compatta, soprattutto quando la Pulce abbasserà il proprio raggio d’azione, per ricevere il pallone lontano dall’area e sottrarsi alla marcatura. Mikel Oyarzabal, invece, dovrà fare a sportellate con una delle coppie centrali più battagliere del Mondiale, formata da Cristian Romero e Lisandro Martínez.
Anche la battaglia in mezzo al campo promette scintille. Rodri è il cervello e la diga della Spagna, l’uomo che gestisce i possessi, dà equilibrio e scherma la difesa. Scaloni gli scatenerà contro un centrocampo di lotta e di governo, di intensità e di personalità. Enzo Fernández e Mac Allister saranno pronti a pungere la difesa della Roja con gli inserimenti, mentre De Paul e Paredes avranno il compito di alzare i giri del motore, portando pressione e cattiveria agonistica.
Due filosofie a confronto
La Spagna ha sempre fatto del possesso palla e del pressing asfissiante la propria religione calcistica. Non è un caso che la squadra di Luis de la Fuente abbia incassato solo un gol in tutta la durata del torneo. La semifinale vinta contro la Francia e il blocco imposto a Mbappé lo hanno dimostrato con chiarezza. La conduzione di quella partita è stato il manifesto programmatico della solidità iberica.
L’Argentina risponderà con l’arte della prudenza. La squadra di Scaloni ha segnato più di tutte, ma ha anche imparato a soffrire, a piegarsi senza spezzarsi. Due vittorie conquistate ai supplementari e le rimonte nel finale raccontano di un gruppo che non muore mai, capace di crederci fino all’ultimo e di trovare l’episodio decisivo anche nel momento difficile.