Messi è immortale: tripletta contro l’Algeria e record di Klose eguagliato

Kansas City, 16 giugno 2026. A quasi quattro anni dalla notte magica di Lusail, in Qatar, che consegnò all’Argentina il titolo mondiale, Lionel Messi ha trovato ancora una volta il modo di stupire gli appassionati di calcio. Martedì, nella partita contro l’Algeria, ha voluto ricordare alla concorrenza che il titolo di campione in carica è ancora suo. E lo ha fatto marcando il tabellino non una, non due, ma tre volte. Una prestazione monumentale, con la quale Messi ha trascinato l’Argentina a una vittoria per 3-0 all’esordio nel Gruppo J.

Con queste tre reti, Messi ha raggiunto Miroslav Klose a quota 16 gol nei Mondiali, eguagliando il record assoluto della competizione. Non solo. A 38 anni è diventato il giocatore più anziano della storia a realizzare una tripletta in una Coppa del Mondo, aggiungendo un altro primato a una collezione che ormai sembra non finire più. Come se non bastasse, la sfida contro l’Algeria è stata anche la sua presenza numero 200 con la nazionale argentina e la sesta partecipazione a un Mondiale, un traguardo mai raggiunto prima da nessun altro calciatore.

Eppure, alla vigilia, qualche dubbio aleggiava ancora. C’era chi si chiedeva se il tempo avesse iniziato a presentare il conto anche a lui. C’era chi immaginava un’Argentina meno dipendente dal suo numero dieci. Novanta minuti sono bastati per spazzare via ogni interrogativo.

La cronaca dei tre gol

Il primo squillo arriva al 17° minuto. Rodrigo De Paul infila un passaggio filtrante tra le linee della difesa algerina. Messi controlla, accelera e lascia partire un destro devastante da oltre venti metri. Luca Zidane sfiora appena il pallone, ma non basta. La sfera s’insacca sotto l’incrocio dei pali e il Kansas City Stadium esplode. 1-0.

L’Argentina continua a spingere e a inizio ripresa arriva il raddoppio. Alexis Mac Allister prova la conclusione dalla distanza, Zidane respinge in malo modo e il pallone finisce proprio dove non dovrebbe mai finire: tra i piedi di Lionel Messi. L’argentino non si fa pregare. Appoggia in rete il pallone del 2-0 e corre sotto la curva argentina. «Non ci sono parole per descriverlo», dirà poi Mac Allister. «Se qualcuno pensava che questa squadra fosse migliore senza Leo, oggi è diventato chiaro che lui è il giocatore più importante di tutti».

La sensazione, in quel momento, è che la serata non sia ancora finita. Al 76° minuto Nico González lo serve al limite dell’area. Messi alza lo sguardo, prende la mira e lascia partire un’altra conclusione potente e precisa. La palla termina ancora in rete. Tripletta. Standing ovation. «Ciò che fa la differenza è che hanno un giocatore che non perdona mai», ammetterà a fine gara il difensore algerino Aissa Mandi. «Quasi ogni occasione si trasforma in gol. È forse il migliore giocatore di tutti i tempi».

Un esordio perfetto

Al di là dei record e delle statistiche, ciò che ha impressionato è stata la sensazione di assoluto controllo mostrata dall’Argentina. I campioni del mondo arrivavano negli Stati Uniti con il peso delle aspettative e con il ricordo di partenze complicate nelle precedenti edizioni del torneo. Questa volta, però, la squadra di Lionel Scaloni ha offerto una prestazione coraggiosa, matura e convincente. Ha controllato la partita dall’inizio alla fine.

Il messaggio lanciato alle rivali è chiaro: l’Argentina è ancora presente. E al centro di tutto, ancora una volta, c’è Lionel Messi. Compirà 39 anni tra pochi giorni. Da anni il calcio prova a immaginare un futuro senza il suo genio. Ma ogni volta che qualcuno osa dubitare delle sue capacità, lui risponde sul campo. Con un gol. O magari con tre.

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