In viaggio con Commentariolvm: cinque conferenze per conoscere l’epopea napoleonica a Bologna

Esattamente 230 anni fa, le avanguardie dell’Armata d’Italia varcavano le porte di Bologna, inaugurando una stagione di profondi sconvolgimenti politici, sociali e culturali. Per commemorare questo anniversario così importante, Commentariolvm, un gruppo di divulgazione storica, ha curato un denso ciclo di conferenze articolato su cinque giornate, dal 25 al 29 maggio, offrendo alla cittadinanza un viaggio a più voci tra i segreti, le riforme e le contraddizioni dell’età napoleonica.

Di seguito viene proposto il resoconto completo dei cinque capitoli di questo cammino storico.

CAPITOLO I – Lunedì 25 maggio

La prima conferenza si è svolta nella cornice del Museo civico del Risorgimento.

Ad aprire il ciclo di conferenze è stata Maria Romeo, la quale ha sviscerato il complesso legame tra il regime napoleonico e il collezionismo d’arte. L’arrivo dei francesi provocò infatti un terremoto nel panorama artistico: si assistette, da un lato, a massicce spoliazioni dei beni ecclesiastici e, dall’altro, alla requisizione di opere d’arte bolognesi, spesso donate volontariamente dagli stessi cittadini. La crisi economica costrinse molte famiglie aristocratiche a privarsi delle proprie collezioni. Emblematico il caso di Carlo Caprara, che dovette vendere addirittura il proprio palazzo a Napoleone per far fronte ai debiti. Romeo ha ricordato anche Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia e appassionato d’arte, e Francesco Tambroni, incaricato di vigilare sulle spedizioni delle opere e successivamente posto alla guida della Pinacoteca Nazionale di Bologna.

A seguire, Raffaele Riccio ha proposto un ritratto intimo e ravvicinato dell’Imperatore attraverso le memorie e gli scritti del suo cameriere personale. Citando Plutarco, secondo cui una frase semplice può rivelare il carattere di un individuo più di quanto lo facciano mille battaglie, il relatore ha mostrato il lato umano di un Bonaparte capace di trascinare un’armata di «scalcagnati», infondendo fiducia nei soldati e promettendo l’ascesa sociale. Dai diari del valletto emergono dettagli singolari della sua vita quotidiana: l’abitudine di mangiare in fretta servendosi delle dita, la predilezione per gli abiti semplici, la lettura nervosa del giornale durante la rasatura della barba e la ricorrente strizzata d’orecchie, che infliggeva ai suoi collaboratori tanto più violentemente quanto più era di buon umore.

CAPITOLO II – Martedì 26 maggio

Anche la conferenza di questa seconda giornata ha avuto luogo presso il Museo civico del Risorgimento.

Gianluca Emmanuel Cugno ha guidato il pubblico lungo i sentieri strategici della prima campagna d’Italia, dettagliando le differenze ideologiche e anagrafiche tra l’Armata d’Italia e l’esercito della Prima Coalizione. In seguito ha ripercorso le tappe più importanti della manovra bonapartista: la vittoria di Montenotte, ottenuta grazie all’occupazione delle alture da parte di Augereau, l’attraversamento del Po e la decisiva battaglia di Lodi. L’ingresso trionfale a Milano di Napoleone, accolto come “liberatore”, si scontrò ben presto con la necessità di imporre pesanti tasse militari, che suscitarono violenti rivolte. Infine, su ordine del Direttorio, Napoleone marciò su Bologna: una volta entrato in città, dichiarò decaduto il governo pontificio e istituì la Repubblica Bolognese, fondata sulla delegittimazione del vecchio ordine papale.

Successivamente, Marcello Monetti ha tracciato una vasta panoramica geopolitica del periodo, illustrando come la seconda occupazione francese abbia contribuito a creare le premesse economiche e sociali del Risorgimento italiano. La creazione del Regno d’Italia nel settentrione comportò l’unificazione di leggi, monete, pesi, sistemi fiscali e scuole, gettando le fondamenta di un mercato nazionale integrato. Monetti ha posto l’accento sull’ascesa politica della borghesia mercantile, che poté finalmente accedere alle cariche pubbliche e alla carriera militare. Straordinario fu anche l’impatto generato dall’unificazione dell’esercito: oltre 400.000 italiani presero parte alle campagne imperiali, maturando una profonda coscienza patriottica, ben testimoniata dalle lettere dei soldati dell’epoca.

CAPITOLO III – Mercoledì 27 maggio

Le conferenze della terza giornata si sono tenute sempre nel Museo civico del Risorgimento.

Il focus si è spostato sulla provincia con l’intervento di Guido Esteban Roncaglia, che ha analizzato le conseguenze dell’arrivo dei francesi nella piccola comunità di Crevalcore, fino ad allora caratterizzata da una pervasiva religiosità, regolata da sette compagnie devozionali. Mentre la fanteria francese sfilava trionfante per la strada principale del paese, il generale Augereau trovò alloggio a Palazzo Ceneri. Roncaglia ha rievocato anche la vicenda di un soldato francese che saccheggiò una chiesa al confine con il Modenese: per dimostrare il proprio rispetto verso la religione, Napoleone, una volta giunto a Bologna, fece fucilare sommariamente il soldato incriminato. Dal 1797 i valori rivoluzionari iniziarono a fare breccia anche nella comunità crevalcorese, e nel luglio dello stesso anno venne piantato l’Albero della libertà, successivamente abbattuto dagli austriaci.

Emiliano Lenzi ha affrontato un tema solitamente trascurato dalla storiografia: l’impatto del regime napoleonico sull’esistenza delle minoranze rimaste nell’ombra, in particolare la secolare comunità ebraica bolognese. Il relatore ha ricordato le origini del ghetto, nato a Venezia nel 1517, e la sua applicazione a Bologna nel 1555 tramite la bolla pontificia Cum nimis absurdum. Quell’atto confinò le famiglie ebraiche all’interno di vicoli strettissimi, privandole di diritti e imponendo marchi di riconoscimento. L’arrivo di Napoleone rappresentò un evento dal valore fortemente simbolico: il ghetto venne ufficialmente abolito e la minoranza ebraica progressivamente integrata nella nuova società. Sebbene molte di queste aperture pratiche vennero in seguito tradite o ridimensionate, l’epopea napoleonica sancì senza dubbio l’inizio di una breve fase di libertà per gli ebrei.

CAPITOLO IV – Giovedì 28 maggio

Per la quarta conferenza, la sede si è spostata nel Centro Stella.

L’ottava conferenza, curata da Giacomo Aldrovandi, ha ridato vita alla straordinaria figura di Giuseppe Grabinski, nobile polacco nato a Varsavia nel 1771 e divenuto cittadino d’adozione a Bologna. Dopo aver combattuto per l’indipendenza polacca ed essere fuggito in Francia, Grabinski divenne colonnello della neonata Legione Polacca distaccata nella Repubblica Cisalpina. Nel 1797 la Legione stazionò proprio a Bologna per addestrarsi. Aldrovandi ha rievocato l’edonismo libertino dei soldati polacchi e i loro approcci spregiudicati con le donne bolognesi, che spinsero il comando a trasferire il contingente a Ferrara. Grabinski seguì poi Napoleone in Egitto, ma nel 1808, a causa del deterioramento dei suoi rapporti con l’Imperatore, lasciò l’esercito. Ritiratosi a Bologna, nel 1809 guidò spietatamente la Guardia Civica nella repressione dell’assalto dei briganti. Durante i moti del 1831, infine, orchestrò la ritirata strategica dell’esercito delle Province Unite verso Ancona.

CAPITOLO V – Venerdì 29 maggio

L’ultima conferenza del ciclo ha trovato spazio nella cornice del Centro Costa.

Il ciclo di conferenze si è concluso con l’intervento di Alessandro Ornielli dedicato al conte Ferdinando Marescalchi, esponente di spicco della nobiltà bolognese. Avvicinatosi alle idee giacobine già negli anni Ottanta, Marescalchi accolse l’arrivo di Napoleone nel 1796. Grazie alla sua abilità politica, fu nominato ambasciatore a Vienna e poi Ministro degli Affari Esteri della Repubblica italiana. Quando però le autorità francesi cominciarono a requisire sistematicamente il patrimonio artistico delle chiese e delle collezioni cittadine come prezzo per l’autonomia politica concessa a Bologna, Marescalchi sfruttò la propria influenza e i propri contatti per sottrarre alle requisizioni piccole opere d’arte bolognesi, nascondendole e mettendole al sicuro nella propria villa privata.

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