Si è chiusa il 30 maggio, negli spazi della Biblioteca Salaborsa, la mostra Napoleone a Bologna, un percorso espositivo dedicato al 230° anniversario dell’ingresso delle truppe francesi in città. Curata da Commentariolvm, gruppo universitario impegnato nella divulgazione storica, l’iniziativa ha ripercorso alcuni degli eventi più significativi della storia bolognese tra il 1794 e il 1799, anni che segnarono la fine del dominio pontificio e l’avvio di una stagione rivoluzionaria, destinata a lasciare un segno profondo nell’identità politica italiana.
La mostra è stata curata da Maria Romeo, Sofia Foschi, Sofia Paparelli e Gianluca Emmanuel Cugno, membri del team di Commentariolvm, impegnati nella progettazione dei contenuti e nell’allestimento del percorso espositivo. L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Bologna, della Biblioteca Salaborsa, del Museo Civico del Risorgimento, di 8cento APS, di Bologna Welcome, della Fondation Napoléon e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.
La fallita rivoluzione bolognese
Attraverso documenti, immagini e pannelli cronologici, la mostra ha accompagnato i visitatori in un viaggio attraverso una fase di grandi trasformazioni, che ebbe origine ben prima dell’arrivo di Napoleone. L’itinerario, infatti, prende avvio nel settembre del 1794, quando il giovane studente bolognese Luigi Zamboni concepì l’idea di una nuova bandiera che rappresentasse un progetto politico innovativo, ispirato agli ideali dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.
Pochi mesi dopo, nella notte tra il 13 e il 14 novembre, Zamboni e il suo amico Giovanni Battista De Rolandis tentarono di sollevare la città contro il governo pontificio. Il fallimento dell’insurrezione portò all’arresto dei due patrioti e alla loro reclusione nel carcere del Torrone. La morte di Zamboni, avvenuta nell’agosto del 1795 e ufficialmente classificata come suicidio, fu accolta con sospetto dalla popolazione. La successiva esecuzione di De Rolandis, nell’aprile del 1796, contribuì a trasformare entrambi in simboli della lotta contro il potere pontificio.
L’ingresso dei francesi a Bologna
Le armate francesi, guidate dal generale Augereau, arrivarono il 18 giugno. Due giorni dopo, alle 3:00 del mattino, Napoleone fece il suo ingresso in città attraverso Porta San Felice, inaugurando il suo breve periodo di permanenza bolognese. Nel giro di poco tempo, il legato pontificio venne destituito, il Senato prestò giuramento alla Repubblica francese e molte delle istituzioni che avevano governato Bologna per secoli furono smantellate. Parallelamente, ebbe inizio la requisizione di opere d’arte e beni culturali, destinati ad essere trasferiti in Francia.
Il racconto prosegue con la nascita della Repubblica bolognese e con l’approvazione, il 4 dicembre 1796, di quella che viene considerata la prima costituzione democratica della storia moderna italiana. Si trattò di un passaggio fondamentale nel processo di rinnovamento politico avviato dalla rivoluzione. Poche settimane più tardi, il 7 gennaio 1797, il Congresso della Repubblica Cispadana, riunito a Reggio Emilia, adottò ufficialmente il Tricolore bianco, rosso e verde. Quei colori, destinati a diventare il simbolo dell’unità nazionale italiana, erano già comparsi nei movimenti patriottici bolognesi.
La fine del triennio repubblicano
La parte conclusiva della mostra è dedicata al declino della stagione rivoluzionaria. Nel 1797, dopo l’incorporazione della Repubblica Cispadana nella Repubblica Cisalpina, Bologna perse parte della centralità che aveva acquisito, mentre il Trattato di Campoformio alimentò le prime delusioni nei confronti della politica napoleonica. L’epilogo arrivò nel 1799, quando la controffensiva austro-russa pose fine all’esperienza repubblicana. Con il ritorno delle truppe imperiali vennero abbattuti gli alberi della libertà, rimossi i simboli rivoluzionari e disperse perfino le ceneri di Zamboni e De Rolandis.
Con questa esposizione, Commentariolvm ha riportato all’attenzione del pubblico una delle stagioni più intense e controverse della storia cittadina. Un triennio breve ma decisivo, durante il quale Bologna cessò di essere una città dello Stato Pontificio e si trasformò in uno dei principali laboratori politici, culturali e sociali dell’Italia rivoluzionaria.
Da Zamboni a Napoleone: la rivoluzione bolognese raccontata alla Biblioteca Salaborsa
Si è chiusa il 30 maggio, negli spazi della Biblioteca Salaborsa, la mostra Napoleone a Bologna, un percorso espositivo dedicato al 230° anniversario dell’ingresso delle truppe francesi in città. Curata da Commentariolvm, gruppo universitario impegnato nella divulgazione storica, l’iniziativa ha ripercorso alcuni degli eventi più significativi della storia bolognese tra il 1794 e il 1799, anni che segnarono la fine del dominio pontificio e l’avvio di una stagione rivoluzionaria, destinata a lasciare un segno profondo nell’identità politica italiana.
La mostra è stata curata da Maria Romeo, Sofia Foschi, Sofia Paparelli e Gianluca Emmanuel Cugno, membri del team di Commentariolvm, impegnati nella progettazione dei contenuti e nell’allestimento del percorso espositivo. L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Bologna, della Biblioteca Salaborsa, del Museo Civico del Risorgimento, di 8cento APS, di Bologna Welcome, della Fondation Napoléon e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.
La fallita rivoluzione bolognese
Attraverso documenti, immagini e pannelli cronologici, la mostra ha accompagnato i visitatori in un viaggio attraverso una fase di grandi trasformazioni, che ebbe origine ben prima dell’arrivo di Napoleone. L’itinerario, infatti, prende avvio nel settembre del 1794, quando il giovane studente bolognese Luigi Zamboni concepì l’idea di una nuova bandiera che rappresentasse un progetto politico innovativo, ispirato agli ideali dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.
Pochi mesi dopo, nella notte tra il 13 e il 14 novembre, Zamboni e il suo amico Giovanni Battista De Rolandis tentarono di sollevare la città contro il governo pontificio. Il fallimento dell’insurrezione portò all’arresto dei due patrioti e alla loro reclusione nel carcere del Torrone. La morte di Zamboni, avvenuta nell’agosto del 1795 e ufficialmente classificata come suicidio, fu accolta con sospetto dalla popolazione. La successiva esecuzione di De Rolandis, nell’aprile del 1796, contribuì a trasformare entrambi in simboli della lotta contro il potere pontificio.
L’ingresso dei francesi a Bologna
Le armate francesi, guidate dal generale Augereau, arrivarono il 18 giugno. Due giorni dopo, alle 3:00 del mattino, Napoleone fece il suo ingresso in città attraverso Porta San Felice, inaugurando il suo breve periodo di permanenza bolognese. Nel giro di poco tempo, il legato pontificio venne destituito, il Senato prestò giuramento alla Repubblica francese e molte delle istituzioni che avevano governato Bologna per secoli furono smantellate. Parallelamente, ebbe inizio la requisizione di opere d’arte e beni culturali, destinati ad essere trasferiti in Francia.
Il racconto prosegue con la nascita della Repubblica bolognese e con l’approvazione, il 4 dicembre 1796, di quella che viene considerata la prima costituzione democratica della storia moderna italiana. Si trattò di un passaggio fondamentale nel processo di rinnovamento politico avviato dalla rivoluzione. Poche settimane più tardi, il 7 gennaio 1797, il Congresso della Repubblica Cispadana, riunito a Reggio Emilia, adottò ufficialmente il Tricolore bianco, rosso e verde. Quei colori, destinati a diventare il simbolo dell’unità nazionale italiana, erano già comparsi nei movimenti patriottici bolognesi.
La fine del triennio repubblicano
La parte conclusiva della mostra è dedicata al declino della stagione rivoluzionaria. Nel 1797, dopo l’incorporazione della Repubblica Cispadana nella Repubblica Cisalpina, Bologna perse parte della centralità che aveva acquisito, mentre il Trattato di Campoformio alimentò le prime delusioni nei confronti della politica napoleonica. L’epilogo arrivò nel 1799, quando la controffensiva austro-russa pose fine all’esperienza repubblicana. Con il ritorno delle truppe imperiali vennero abbattuti gli alberi della libertà, rimossi i simboli rivoluzionari e disperse perfino le ceneri di Zamboni e De Rolandis.
Con questa esposizione, Commentariolvm ha riportato all’attenzione del pubblico una delle stagioni più intense e controverse della storia cittadina. Un triennio breve ma decisivo, durante il quale Bologna cessò di essere una città dello Stato Pontificio e si trasformò in uno dei principali laboratori politici, culturali e sociali dell’Italia rivoluzionaria.