La Svizzera non introdurrà alcun limite costituzionale alla crescita della propria popolazione. Nel referendum promosso dall’Unione Democratica di Centro (Udc), formazione della destra nazional-conservatrice, gli elettori hanno respinto la proposta che mirava a impedire il superamento della soglia dei 10 milioni di abitanti entro il 2050. La consultazione, apparsa particolarmente incerta nelle settimane precedenti, si è chiusa con la vittoria del no, che si è imposto con il 54,8% dei voti.
L’iniziativa si inseriva nel lungo dibattito che attraversa la Confederazione sul tema dell’immigrazione, una questione che da anni occupa un posto centrale nel confronto politico nazionale. Secondo i promotori, l’aumento della popolazione starebbe esercitando una pressione crescente sul mercato immobiliare, sulle infrastrutture, sui servizi pubblici e, più in generale, sulla qualità della vita. Per questo motivo, l’Udc aveva proposto una modifica costituzionale destinata a imporre misure restrittive qualora il numero dei residenti avesse raggiunto determinate soglie.
Il contenuto della proposta
Il meccanismo previsto era graduale. Una volta superati i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050, il governo avrebbe dovuto irrigidire le regole relative ai ricongiungimenti familiari e alle richieste di asilo. Nel caso in cui la popolazione avesse comunque oltrepassato il limite dei 10 milioni, l’esecutivo sarebbe stato chiamato ad adottare ulteriori provvedimenti, fino a mettere in discussione gli accordi sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.
Proprio quest’ultimo aspetto ha rappresentato uno degli argomenti principali del fronte contrario. Governo federale, maggioranza del Parlamento, sindacati e organizzazioni economiche hanno sostenuto che l’iniziativa avrebbe potuto compromettere i rapporti con Bruxelles, con conseguenze rilevanti sia sul piano politico sia su quello economico. L’Unione Europea resta infatti il principale partner commerciale della Svizzera e l’eventuale revisione degli accordi sulla libera circolazione avrebbe rischiato di incidere anche su altri importanti dossier bilaterali, oltre che sulla partecipazione agli accordi di Schengen e Dublino in materia di sicurezza e asilo.
Il ruolo dell’immigrazione nel mercato del lavoro
A pesare nel dibattito è stata anche la situazione del mercato del lavoro. La Confederazione conta oggi circa 9,1 milioni di abitanti e negli ultimi vent’anni ha registrato una crescita demografica significativa, passando dai 7,3 milioni del 2002 ai livelli attuali. L’aumento è stato trainato soprattutto dall’immigrazione: i residenti stranieri rappresentano circa il 27% della popolazione e provengono in larga misura da Paesi europei. Molti occupano posizioni qualificate in comparti strategici come sanità, finanza, industria farmaceutica e tecnologia, settori che dipendono in misura considerevole dalla manodopera proveniente dall’estero.
Le associazioni imprenditoriali hanno più volte avvertito che l’approvazione della proposta avrebbe potuto aggravare la carenza di personale e generare ripercussioni economiche significative. Anche Economiesuisse, la principale organizzazione che rappresenta le imprese elvetiche, ha accolto con favore il risultato delle urne, pur sottolineando la necessità di valorizzare maggiormente il potenziale della forza lavoro interna e di applicare con rigore la normativa sull’asilo.
La divisione geografica e il precedente del 2014
Dal punto di vista geografico, il voto ha evidenziato differenze marcate. Le grandi aree urbane e gran parte della Svizzera francofona hanno contribuito in maniera decisiva alla vittoria del no, mentre nelle zone germanofone il consenso per il sì è risultato più elevato. In Ticino la proposta ha ottenuto una maggioranza, seppur molto contenuta, fermandosi al 50,7%, mentre nei Grigioni ha prevalso il fronte contrario con il 51,5%.
L’esito assume un significato particolare anche alla luce del sistema politico svizzero, che attribuisce un ruolo centrale agli strumenti di democrazia diretta. Nel corso degli anni gli elettori sono stati chiamati più volte a esprimersi su questioni legate all’immigrazione. Nel 2014, ad esempio, una precedente iniziativa dell’Udc contro quella che veniva definita “immigrazione di massa” era stata approvata di stretta misura, ma la sua applicazione era stata successivamente attenuata per evitare conflitti con gli accordi europei.