«Se ci togliete il futuro, vi blocchiamo il presente»: il racconto dello sciopero a Bologna

Il 30 ottobre, oltre cinquanta città italiane sono state paralizzate dallo sciopero generale, indetto dai sindacati di base, che ha coinvolto i lavoratori del settore privato e del pubblico impiego, con l’eccezione del comparto dei trasporti, differito dalla precettazione del Ministero dei Trasporti. L’Unione Sindacale di Base (USB) aveva contestato l’ordinanza, pur informando i lavoratori, allo stesso tempo, delle sanzioni previste. Per questo motivo, i disagi nel settore dei trasporti erano limitati.

A Bologna, lo sciopero ha avuto inizio di fronte ai cancelli delle scuole, bloccate da barricate, sit-in e, in certi casi, cassonetti rovesciati. Gli altri collettivi studenteschi, invece, si sono dati appuntamento a Porta San Donato e in Via Zamboni. Dopodiché, tutti i cortei sono confluiti verso Piazza Maggiore, accompagnando i cori contro il carovita con bandiere e fumogeni colorati. «Se ci togliete il futuro, vi blocchiamo il presente», si leggeva su uno degli striscioni. Alle 9:30, il corteo aveva già imboccato Via Rizzoli.

Le ragioni dello sciopero

La manifestazione ha riunito persone appartenenti a categorie eterogenee: famiglie, comunità scolastiche, operatori sanitari e attivisti per il clima. Tra le ragioni della protesta, come è stato rimarcato dall’USB, figuravano «il carovita, il riarmo e l’economia di guerra», ma anche il prezzo elevato dei carburanti, i tagli ai fondi destinati all’istruzione e alla sanità e la stagnazione dei salari. «In questa situazione, nessuno può salvarsi da solo», ha affermato un sindacalista. «Bisogna unire le proteste e costruire una mobilitazione generale».

Visto l’esito delle precedenti mobilitazioni, caratterizzate da scontri e disordini, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha lanciato un appello alla cittadinanza. «È importante che chi manifesta eserciti il proprio diritto di manifestare e allo stesso tempo rispetti la città», ha detto. «I cittadini critici nei confronti del governo si facciano sentire». Temendo che i fatti del 24 ottobre si ripetessero, i commercianti in Via Farini e in Via d’Azeglio hanno installato dei pannelli protettivi all’esterno dei loro negozi.

Il percorso del corteo

Originariamente, il corteo avrebbe dovuto terminare a Piazza Lucio Dalla. Dopo aver attraversato i viali di circonvallazione della città, però, i manifestanti hanno puntato la freccia verso Via Stalingrado, dichiarando di voler occupare la tangenziale. La polizia in assetto antisommossa, quindi, ha sbarrato l’accesso al viale, all’altezza di Porta San Donato, nel tentativo di ricondurre la manifestazione sui binari pattuiti. Il blocco della tangenziale era già accaduto il 3 ottobre 2025, in occasione della manifestazione a favore della Palestina. ​

Tuttavia, i 30.000 manifestanti hanno deciso di aggirare il cordone della polizia, passando per il Quartiere San Donato. «Andiamo a prenderci la tangenziale», urlavano al megafono i rappresentanti dell’USB, intenti a riunire gli spezzoni del corteo. All’altezza dell’Unipol, in Via Stalingrado, la testa del serpentone colorato si è infranta sugli scudi dei poliziotti: lanci di bottiglie e uova, qualche spintone di troppo. Quando le forze dell’ordine hanno acconsentito alla prosecuzione della sfilata, la tensione si è sgonfiata rapidamente.

Intorno alle 13:00, i manifestanti sono entrati in tangenziale, risalendo lo svincolo 8. «La lotta continua», intonavano i rappresentanti dell’USB, mentre guidavano una folla sempre più numerosa. Secondo gli organizzatori della manifestazione, il numero di partecipanti era salito a 50.000. Dopo un’ora e mezza, la stragrande maggioranza dei manifestanti è defluita dalla tangenziale, all’altezza dell’uscita 5. La coda del corteo, invece, si è accampata sull’asfalto, prolungando di qualche ora l’occupazione della tangenziale.

Migliaia di studenti impugnavano la bandiera della Palestina e il tricolore nostrano, cantavano e canzonavano l’elicottero della polizia, che volteggiava guardingo. Alcuni, addirittura, giocavano con il frisbee. Di fronte a loro, un grande contingente di forze dell’ordine ben schierato. Dopo tre ore, i superstiti hanno votato per alzata di mano di abbandonare la tangenziale e di raggiungere gli altri compagni e il camioncino dell’USB a Piazza Lucio Dalla, dove una discoteca improvvisata avrebbe decretato la fine dello sciopero.

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