Informazione e IA: ecco come l’essere umano non distingue l’utilizzo dall’abuso

La nostra sarà sicuramente ricordata come un’epoca in cui tutto sembra essere sempre a portata di mano, dove chiunque può dare libero sfogo alla propria immaginazione grazie all’IA e quasi risulta difficile distinguere la realtà dal mondo virtuale in cui ci siamo trovati catapultati.

L’intelligenza artificiale è entrata in punta di piedi nella vita di tutti noi e sembra aver rivoluzionato ogni intenzione umana: il mondo del lavoro è stato profondamente dismesso dopo che ogni grande società mondiale ha “assunto” un assistente virtuale, in grado di compiere un lavoro per cui precedentemente sarebbe stato necessario l’intervento umano.I

E questo non ha impattato solo sul mercato del lavoro ma anche sull’economia e sulla forza lavoro che, inevitabilmente, si è indebolita notevolmente.

L’IA e l’economia digitale nei workflow societari

Basta pensare ad alcune delle più grandi aziende mondiali, le quali hanno deciso di inserire le loro team l’IA, con lo scopo di facilitare la gestione dei magazzini, degli ordini e addirittura di prevedere gli acquisti futuri che effettueranno i prossimi clienti. Società come Amazon.com, Inc. nell’ultimo biennio ha affidato all’intelligenza artificiale la gestione dei magazzini, la logistica ed il controllo delle statistiche afferenti agli ordini che gli utenti cercano ed effettuano con più frequenza.

Occorre ricordare che Amazon è stata una delle prime aziende ad implementare il proprio target all’IA, fin dagli anni 2000 l’ecommerce più famoso al mondo ha gestito le proprie vendite attraverso “Chi ha comprato questo articolo ha acquistato anche…”, suggerimenti personalizzati, che oggi guidano circa il 35% delle vendite totali della piattaforma, che si basavano su antenati delle moderne IA (algoritmi di filtraggio collaborativo).

Più banalmente Google e Microsoft, due dei pilastri della rete, hanno incorporato i propri motori di ricerca con un proprio assistente IA, in gradi di racchiudere in un unico server le tendenze aggiornate in tempo reale.

L’informazione nell’era dell’IA

Sicuramente uno dei settori più colpiti dall’intelligenza artificiale è stato il giornalismo e l’editoria, che con il tempo si sono saputi adattare ed inserire nei social media e nell’enorme competitività dell’ultimo decennio. Basta ricordare che la stampa ha registrato un crollo dopo gli anni ’90 (gli anni d’oro della stampa cartacea italiana) a causa delle innumerevoli testate registrate esclusivamente online, le quali hanno abbattuto il commercio di giornale cartaceo.

IndicatoreAnni ’90 (Il Picco)Anni 2000 (La Transizione)Oggi (L’Era Digitale)
Copie quotidiane vendute~6,8 milioni~5,8 milioni~1,3 milioni (incluse digitali)
Modello di consumo100% CartaceoCartaceo + Primi siti WebDigitale predominante (Paywall / App)
Principale fonte di ricavoVendite in edicola e pubblicitàVendite + Allegati (CD/Libri)Abbonamenti digitali e ADV
Canale di distribuzioneEdicole capillari (>36.000)Edicole in calo + WebSmartphone, Social, Aggregatori

Stando alle statistiche, il 2026 fotografa un vero e proprio collasso della stampa: nel 1990 si vendevano circa 6,8 milioni di copie al giorno, nel 2000 il dato scese a 5,8 milioni per poi collassare a 900.000 nel 2026 (a cui si sommano i 400.000 abbonamenti attivi su testate online).

Ma se l’era del digitale ha allargato il mercato dell’editoria, l’intelligenza artificiale ha distrutto ciò di cui essi si nutrivano: l’informazione.

Sam Altman: che significa informarsi nel 2026 con l’IA?

In un’epoca in cui tutto ci sembra raggiungibile attraverso qualche click, l’informazione indipendente ha perso di credibilità ed il mondo si ritrova ancora una volta diviso su due binari paralleli: da un lato c’è chi crede di poter ottenere le risposte ad ogni domanda lasciando che sia l’IA a leggere per noi, ad informarsi e a farci avvicinare ad una conoscenza effimera. Dall’altra parte c’è chi crede ancora che tutto ciò non sia altro che un modo per controllarci e lasciarci “convincere” di vivere in un mondo utopico.

Sono particolarmente preoccupato dal fatto che questi modelli possano essere utilizzati per la disinformazione su larga scala. Ora che stanno migliorando nella scrittura di codice informatico, potrebbero essere usati anche per attacchi cyber“.- sono le dichiarazioni di Sam Altman in un’intervista diventata celebre alla rete americana ABC News. E questo ci dà la risposta ad ogni domanda posta: il problema non è affatto l’intelligenza artificiale, ma il modo in cui l’essere umano ha deciso di utilizzarla.

L’orrore dell’IA che non si conosce

Come ogni cosa potente, l’IA va gestita con la stessa lucidità resa necessaria in fase di produzione. Ciò che ha modificato la stampa contemporanea e sta trasportando l’essere umano verso una disinformazione digitale, è stata proprio l’attitudine con cui l’uomo si è rivolto a questa novità, finendo per diventarne dipendente.

[Belgio, Primavera nel 2023]. Un uomo belga di 30 anni ha deciso di togliersi la vita a seguito di una forte ansia sociale nata per la paura del cambiamento climatico. Sembra che l’uomo abbia deciso di isolarsi e di confidare ogni suo stato d’ansia con un Chatbot di IA, di nome Eliza. Quest’ultima non solo ha alimentato le angosce dell’uomo, ma sembra aver istigato lo stesso al suicidio con frasi del tipo: “Vivremo insieme, come una persona sola, nel paradiso”. L’uomo alla fine si è tolto la vita.

[Arizona, 18 marzo 2018] E. Herzberg venne uccisa da un’automobile con guida autonoma IA. L’episodio risulta essere il primo caso certificato di incidente che coinvolge l’IA alla guida di una macchina. L’algoritmo del “conducente” non è stato in grado di riconoscere la vittima come pedone, ma come “oggetto sconosciuto”, non riuscendo ad attivare il sistema di frenata in tempo.

La responsabilità dei creatori IA: formazione, norme e corsi

Una delle questioni aperte che fa discutere gli utenti, riguarda proprio l’introduzione di normative che darebbero l’accesso ad alcuni contenuti ad un pubblico ristretto. L’obiettivo non è quello di vietare, ma di regolamentare l’utilizzo in base alle necessità del target, che andrà suddiviso in microcategorie (cittadini; aziende…), e di erogare una formazione utile ad un corretto uso dei sistemi innovativi e moderni.

Paese / BloccoNome della NormaRequisiti Chiave per l’UtilizzoObiettivo Principale
Unione EuropeaAI ActDivieto di sistemi a rischio (es. social scoring). Obbligo di watermark su foto/video/testi IA. Limiti di età per i chatbot.Tutelare i diritti fondamentali dei cittadini.
CinaRegolamentazione IA GenerativaObbligo di registrazione con identità reale per gli utenti. Allineamento dei contenuti ai valori statali.Mantenere il controllo delle informazioni.
Stati UnitiExecutive Order sulla SicurezzaObbligo per i super modelli di notificare lo sviluppo al governo e superare test di sicurezza cyber.Proteggere la sicurezza nazionale.
BrasileLegge sulla Regolamentazione IARequisiti stringenti sul rispetto del diritto d’autore e tutela dei lavoratori dall’automazione.Proteggere il mercato del lavoro e il copyright.

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