Il 17 maggio, stando a ciò che è stato riportato dalla TASS, l’agenzia di stampa ufficiale russa, almeno quattro persone hanno perso la vita in uno dei più grandi attacchi con droni mai condotti dall’Ucraina dall’inizio della guerra. Uno sciame composto da circa 600 droni ha investito quattordici regioni della Federazione Russa, sorvolando il territorio ucraino per 500 chilometri e mettendo a dura prova la reattività delle difese aeree nemiche. Il Ministero della Difesa russo ha affermato che 556 droni sono stati intercettati e abbattuti nel corso della notte, mentre altri 30 sono stati neutralizzati nelle ore successive all’alba.
Nonostante ciò, i danni risultano ingenti. I droni ucraini non si sono limitati a colpire diversi isolati residenziali nella città di Istra, provocando incendi, ma hanno preso di mira anche due impianti di pompaggio del petrolio, una raffineria e lo stabilimento Angstrom, un’importante struttura che fornisce semiconduttori al complesso militare-industriale russo. La regione di Mosca è stata quella che più di tutte ha sofferto gli effetti devastanti dell’attacco ucraino.
Si tratta di un evento tutt’altro che marginale. La capitale russa è infatti protetta da una delle più articolate reti di difesa antimissilistica del Paese, concepita per scoraggiare e contrastare qualsiasi tentativo di incursione dall’esterno. «L’attacco ha ridotto la capacità del nemico di continuare la guerra e dimostra che nemmeno la regione di Mosca è al sicuro», ha riportato il Servizio di sicurezza ucraino (SBU). Alla luce degli indizi disponibili, appare evidente come l’Ucraina stia affinando le sue strategie d’attacco e come la sua industria militare abbia compiuto progressi notevoli sia sul piano tecnologico sia su quello della produzione di droni.
I droni ucraini stanno diventando sempre più efficienti
La crescente efficacia dei droni ucraini a lungo raggio è dovuta, almeno in parte, alla maggiore enfasi posta sulle operazioni a medio raggio. Con questa espressione si indica generalmente la fascia compresa tra i 20 e i 200 chilometri dalle linee del fronte. Concentrando gli attacchi all’interno di questa zona, l’Ucraina riesce a interrompere le linee di rifornimento dell’esercito russo e, al tempo stesso, a creare varchi nelle difese aeree nemiche, che possono successivamente essere sfruttati per colpire obiettivi situati in profondità nel territorio della Federazione Russa.
La campagna di attacchi a medio raggio è stata rafforzata da una combinazione di maggiori risorse e innovazione tecnologica. Tra i sistemi che stanno attirando l’attenzione russa figura l’Hornet, un drone d’attacco che utilizza un sistema di puntamento assistito dall’intelligenza artificiale e si avvale delle comunicazioni Starlink. Grazie a nuovi modelli innovativi come l’Hornet, i responsabili militari ucraini sostengono di essere oggi in grado di mantenere capacità di sorveglianza e controllo del fuoco sulle principali arterie logistiche e sui maggiori centri urbani dei territori occupati dalla Russia.
Parallelamente, Kiev sta ampliando anche il raggio operativo dei droni FPV (First Person View). Serhii Sternenko, attivista e consigliere governativo ucraino, ha recentemente affermato che le forze armate ucraine sono ormai in grado di colpire la logistica russa a distanze superiori a 70 chilometri utilizzando droni FPV a basso costo.
La produzione di droni ucraina è cresciuta a dismisura
Negli ultimi tre anni, l’industria ucraina dei droni ha attraversato una trasformazione radicale. Quello che all’inizio del conflitto era un settore pressoché inesistente si è rapidamente evoluto in un comparto caratterizzato da una capacità produttiva in costante crescita, da una base industriale nazionale sempre più ampia e da un livello di sofisticazione tecnologica in continuo aumento. All’inizio dell’invasione russa, l’Ucraina dipendeva in larga misura da droni di produzione cinese. Oggi, invece, il Paese produce autonomamente una vasta gamma di sistemi senza pilota, bombardieri, intercettori, kamikaze, piattaforme da ricognizione e droni a lungo raggio.
Secondo il ministro della Difesa ucraino, questi progressi hanno trasformato l’Ucraina nel principale produttore mondiale di veicoli tattici e strategici senza pilota. La produzione di droni FPV, ad esempio, è passata da poche migliaia di unità nel 2022 a oltre due milioni nel 2024. Grazie a questa crescita straordinaria, la produzione nazionale ha coperto la stragrande maggioranza del fabbisogno di droni delle forze armate ucraine nel corso del 2024. A testimonianza di questa espansione, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato nel febbraio 2025 che il Paese possiede ormai una capacità produttiva pari a quattro milioni di droni all’anno.
Alla base di questo sviluppo vi è una solida infrastruttura industriale. Centinaia di nuove aziende sono entrate nel mercato della tecnologia per la difesa per rispondere alla crescente domanda di sistemi senza pilota. Secondo il ministro della Trasformazione Digitale, nel 2025 erano attivi in Ucraina circa 500 produttori di droni, un incremento impressionante rispetto ai soli sette produttori nazionali esistenti prima dell’invasione su vasta scala. Queste imprese hanno inoltre compiuto importanti progressi nel processo di realizzazione dei componenti necessari alla costruzione dei droni.
La superiorità numerica non è sempre garanzia di successo
Nella primavera del 2026, Mosca era protetta da due anelli difensivi concentrici, oltre che da numerose postazioni distribuite all’interno della città stessa. Nel complesso, il sistema comprendeva circa 130 installazioni di difesa aerea, equamente distribuite tra il nucleo centrale della capitale e il territorio circostante, comprese 43 torri specializzate, costruite tra maggio e settembre del 2025.
Le forze russe impiegano due tipologie principali di postazioni di difesa aerea: terrapieni dotati di piattaforme di accesso in cemento e torri metalliche, sulle quali i sistemi vengono collocati mediante delle gru. L’elevazione delle difese al di sopra del livello del suolo consente di ampliare l’orizzonte del radar e di migliorare il rilevamento dei bersagli di piccole dimensioni che volano a bassa quota. Va inoltre sottolineato che anche gli aerei da combattimento e gli elicotteri partecipano alle operazioni di intercettazione dei droni in arrivo.
Ma c’è un aspetto particolarmente significativo da considerare. Secondo le autorità ucraine, nell’attacco contro Mosca sarebbero stati impiegati solo 120 dei 600 droni totali. In altre parole, gli eventi del 17 maggio dimostrano che nemmeno una rete di difesa aerea estremamente fitta è in grado di garantire una protezione assoluta contro un numero relativamente contenuto di droni d’attacco. Allo stesso tempo, l’episodio evidenzia come il fattore decisivo non sia la densità del sistema difensivo, bensì la qualità dell’intelligence impiegata per l’individuazione dei punti ciechi, la pianificazione delle rotte e l’adozione di tattiche adeguate.
Una risposta
Articolo molto interessante sul piano tecnico. Evidenzia la notevole resilienza della società ucraina, capace di trasformare l’industria dei droni, del 2022 ancora allo stato embrionale, in un punto di forza del sistema economico.