Hamas scioglie l’organo di governo di Gaza: via libera a un’amministrazione civile tecnocratica

Hamas ha annunciato lo scioglimento dell’organismo che ha amministrato la Striscia di Gaza per quasi vent’anni. Si tratta di un passo di rilevante portata politica, che apre la strada alla costituzione di una nuova amministrazione civile tecnocratica, prevista dagli accordi per la definizione del futuro assetto di Gaza al termine del conflitto.

Tra i punti centrali dell’accordo di cessate il fuoco, elaborato dagli Stati Uniti con la mediazione congiunta di Qatar, Egitto e Turchia, figura, infatti, il trasferimento dell’amministrazione della Striscia di Gaza a un governo tecnocratico o a un’autorità palestinese indipendente. Hamas aveva già espresso la propria disponibilità ad affidare la gestione civile dell’enclave a un'”amministrazione palestinese indipendente”.

Il NCAG è pronto ad assumere la gestione del territorio

L’annuncio è stato accolto favorevolmente dai rappresentanti del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), l’organismo incaricato di assumere la gestione civile della Striscia di Gaza, una volta completato il processo di transizione. Ali Shaath, il presidente del comitato, ha dichiarato che il NCAG è pronto ad assumere le proprie responsabilità istituzionali non appena saranno garantite le risorse e le condizioni operative necessarie.

Anche Nickolay Mladenov, incaricato di supervisionare il Consiglio per la Pace di Gaza, organismo sostenuto dagli Stati Uniti e che coordinerà le attività del nuovo comitato, ha definito la decisione di Hamas un passaggio fondamentale verso l’attuazione della tabella di marcia concordata.

Hamas: «Pronti a cedere le responsabilità di governo»

A formalizzare il provvedimento è stato Mohammed al-Farra, presidente del Comitato governativo per le emergenze, che ha presentato le proprie dimissioni ufficiali e annunciato contestualmente lo scioglimento dell’organismo da lui guidato. In una nota diffusa dall’Ufficio stampa del governo di Gaza, la decisione viene descritta come un gesto volto a dimostrare la volontà concreta di dare attuazione agli accordi raggiunti e di agevolare il passaggio verso la nuova amministrazione civile.

Secondo Hazem Qassem, portavoce di Hamas, la scelta riflette l’intenzione del movimento islamista di rimuovere qualsiasi giustificazione che Israele possa addurre per proseguire le operazioni militari nella Striscia. Qassem ha ribadito che Hamas è disposto a trasferire le competenze di governo al nuovo organismo, affinché quest’ultimo possa svolgere efficacemente il proprio mandato amministrativo.

Una svolta politica

L’annuncio rappresenta il più significativo cambiamento nell’assetto politico di Gaza dal 2007, anno in cui Hamas assunse il controllo dell’enclave, sottraendolo al movimento rivale Fatah, dopo la vittoria ottenuta nelle elezioni legislative dell’anno precedente. Da allora, il gruppo ha esercitato il governo della Striscia attraverso proprie strutture amministrative.

Dopo l’entrata in vigore, lo scorso ottobre, del cessate il fuoco, mediato dagli Stati Uniti, tra Israele e Hamas, il movimento aveva già manifestato in più occasioni la disponibilità a rinunciare alla gestione diretta degli affari civili della Striscia. Rimane, tuttavia, irrisolta la questione del suo apparato militare e del possibile disarmo, uno dei principali nodi ancora aperti nei negoziati.

La questione del disarmo rimane irrisolta

Secondo un corrispondente di Al Jazeera, Hani Mahmoud, tale concessione politica, destinata a favorire l’avanzamento delle trattative, non implica un’abdicazione del ruolo politico e militare di Hamas, ma solamente la rinuncia alla gestione diretta dell’amministrazione civile.

Il futuro del nuovo organismo resta, comunque, subordinato agli sviluppi diplomatici. Il NCAG, infatti, ha finora operato al di fuori della Striscia di Gaza, anche a causa delle riserve espresse da Israele riguardo al suo ingresso nel territorio. Il governo israeliano continua, inoltre, a escludere sia la permanenza di Hamas alla guida dell’enclave sia, almeno nell’immediato, un trasferimento diretto dell’autorità amministrativa all’Autorità Palestinese, che esercita il proprio controllo sulla Cisgiordania occupata.

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