Trump accelera la crisi in Venezuela: Maduro catturato e petrolio sotto controllo USA
Un’escalation geopolitica senza precedenti coinvolge gli Stati Uniti e il Venezuela. Nelle ultime ore le forze statunitensi hanno condotto un’operazione su larga scala che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, trasferiti negli Stati Uniti per rispondere alle accuse di narcoterrorismo. Maduro si è dichiarato innocente, definendosi “prigioniero di guerra”, mentre la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha condannato duramente l’azione parlando di un’“aggressione illegittima”.
Washington ha inoltre sequestrato diverse petroliere ritenute collegate al Venezuela, tra cui una nave battente bandiera russa, sostenendo che fossero coinvolte in violazioni delle sanzioni internazionali. L’episodio ha inasprito ulteriormente le tensioni con Mosca e sollevato preoccupazioni sul rispetto del diritto marittimo internazionale.
Il presidente Donald Trump ha annunciato che il Venezuela consegnerà tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti, che ne cureranno direttamente la vendita. Una mossa che rafforza il controllo americano sulle risorse energetiche venezuelane e rischia di avere ripercussioni sui mercati globali del greggio.
Intanto, la situazione interna a Caracas resta estremamente tesa. Le forze di sicurezza hanno rafforzato i controlli nella capitale e in altre città strategiche, mentre crescono le segnalazioni di repressione contro oppositori politici e media indipendenti.
La comunità internazionale appare divisa: alcuni Paesi condannano l’intervento statunitense come una violazione della sovranità venezuelana, altri lo considerano un possibile punto di svolta per una transizione politica nel Paese. Le prossime settimane saranno decisive per capire quale direzione prenderà il futuro del Venezuela e l’equilibrio geopolitico della regione.