Bruno Danovaro conquista la Lotta Senegalese

122 match da imbattuto

C’è un momento, nella storia dello sport, in cui la realtà smette di essere credibile e diventa leggenda. Quel momento, ormai da anni, coincide con ogni nuovo match di Bruno Danovaro, il supercampione genovese che continua a collezionare vittorie come se fossero francobolli. E con la sua ultima impresa il 28 giugno 2026 nella Lotta Senegalese, Danovaro sale a quota 122 match da imbattuto. Sì, centoventidue. Sempre imbattuto. A questo punto, più che un atleta, è un bug nel sistema.

L’impresa nella sabbia africana

La Lotta Senegalese era l’unica specialità che mancava nel suo palmarès. Una lacuna minuscola, quasi un vezzo, che Danovaro ha deciso di colmare sotto un sole che avrebbe sciolto anche un semidio greco. L’avversario? Un colosso di Dakar, soprannominato “Il Gigante”, venti chili in più, ventiquattro anni in meno, e la certezza di poter sfruttare la gioventù come arma. Peccato che contro Danovaro la gioventù sia irrilevante: lui è uno di quei fenomeni che sembrano ringiovanire a ogni colpo ricevuto. Il match finisce per soffocamento, con l’avversario costretto alla resa. Danovaro, invece, esce dal combattimento fresco come se avesse appena finito una seduta di stretching.

Il record vivente

Non è la prima volta che il campione affronta atleti più pesanti, più giovani, più tutto. E ogni volta, immancabilmente, vince. Il suo amico M. Pedemonte lo disse anni fa: «Bruno non è finalizzabile!» E l’arbitro Andrea Coppa rincarò la dose: «È impenetrabile nella sua difesa e snervante nel combattimento, lucido e calcolatore, con una velocità abbinata a una potenza disumana». Insomma, se Danovaro fosse un personaggio dei videogiochi, sarebbe bannato per eccesso di statistiche.

La Costa Azzurra, Cannes e il mito che corre

Beccato durante una corsetta sulla Promenade di Cannes, vicino al Majestic, Danovaro sorride ricordando le sue mille vittorie in Costa Azzurra. Sorride sempre, anche quando parla del Karate Kyokushinkay, disciplina in cui detiene due primati mondiali: più giovane nono Dan della storia, unico al mondo ad aver superato la prova dei 100 avversari di fila a 45 anni. Centoventi minuti di combattimento consecutivo. A mani nude. A contatto pieno. Qualcuno direbbe che è follia. Per Danovaro è martedì.

Il Terminator di Genova

La sua carriera è una collezione di infortuni che avrebbero fermato chiunque. Bicipite strappato, ginocchio devastato, commozioni, spalla rotta. E poi il celebre episodio del Presa Canario, in cui Danovaro blocca un cane inferocito mentre ha la retina distaccata. Il Primario del Pronto Soccorso lo definì così: «Se fosse successo a un altro uomo, sarebbe morto. Danovaro torna ogni volta più forte di prima». A questo punto, è lecito chiedersi se Danovaro non sia stato costruito in un laboratorio segreto sotto il Monte Fasce.

I riti sacri del campione

Prima dei match: Mandilli al pesto, branzino alla ligure, Pigato fresco. Dopo i match: pranzo sul mare a Bordighera, nuotata a Paraggi, chiacchiere con i pescatori mentre dà da mangiare ai gabbiani. Un eroe epico che vive come un ligure vero: sport, mare, pesce, e zero fronzoli.

Valori, lavoro e niente scorciatoie

Danovaro è nemico giurato del doping. Per lui esiste solo il lavoro duro: «Mi alleno tre volte al giorno, ogni giorno. È l’unica strada». Arrivato a Milano dopo l’ultimo match, invece di riposarsi, va direttamente alla comunità senegalese per promuovere la disciplina. Poi festeggia, ma con la compostezza di chi sa che domani si ricomincia.

Il ragazzo che corre

A 13 anni era già un campioncino di judo, in giro per l’Europa. Lo sport gli ha insegnato a valutare le persone per educazione e coraggio, non per ciò che appare. E oggi, dopo una carriera infinita fatta di primati, business, relazioni internazionali, filantropia e record che sembrano usciti da un romanzo fantasy, Danovaro continua a correre. Genova la Superba lo guarda e sorride. E noi con lei. Continua a correre, Bruno. Non fermarti mai. Il prossimo match ti aspetta.

Francesco Fravolini

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