Ucraina, negoziati “costruttivi” ad Abu Dhabi mentre la guerra continua sul campo

I negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina proseguono ad Abu Dhabi, dove si è svolto il secondo round di colloqui tripartiti tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’incontro “costruttivo”, spiegando che il tema centrale è stato l’individuazione dei possibili parametri per la fine del conflitto. Le parti hanno concordato di riferire ai rispettivi governi e di coordinare le prossime fasi a livello politico, mentre i rappresentanti militari hanno già stilato un elenco di questioni da affrontare nel prossimo incontro, previsto domenica sempre nella capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha ribadito che un “rapido progresso” verso la pace dipende direttamente dalla risoluzione della questione territoriale. Peskov ha inoltre escluso qualsiasi dialogo con l’Alto rappresentante della diplomazia europea Kaja Kallas, sottolineando che Mosca non intende discutere con lei. Secondo il Cremlino, Washington starebbe accelerando per arrivare a un’intesa, sulla base di una formula già delineata durante il vertice in Alaska. Funzionari statunitensi hanno fatto sapere che un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky “non è lontano”, anche se sarà necessario ancora tempo.

Sul terreno, però, la guerra non si ferma. A Kiev continua la conta dei danni dopo i pesanti attacchi russi: gli artificieri hanno disinnescato una testata inesplosa da 500 chilogrammi vicino a edifici residenziali. Zelensky ha accusato Mosca di concentrare i raid sul settore energetico, sulle infrastrutture critiche e sulle abitazioni civili, riferendo che nell’ultima settimana la Russia ha impiegato oltre 1.700 droni da combattimento, più di 1.380 bombe aeree guidate e 69 missili di vario tipo.

All’indomani dei colloqui di Abu Dhabi, le forze ucraine hanno risposto colpendo la centrale termoelettrica di Belgorod, in Russia. Secondo i media locali, si tratterebbe dell’attacco più massiccio subito dalla città dall’inizio della guerra, a conferma di un conflitto che, nonostante i segnali diplomatici, resta ancora estremamente intenso.

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