Trump rompe di nuovo con Zelensky: «L’Ucraina deve indire nuove elezioni»

Prima di partire per un comizio elettorale in Tennessee, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto ai giornalisti che per l’Ucraina è arrivato il momento di eleggere un nuovo presidente. Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il leader ucraino, Volodymyr Zelensky, non avrebbe fatto abbastanza per porre fine alla guerra con la Russia. «Suggerisco loro di eleggere un nuovo leader, che sia capace di stringere un accordo», ha affermato. «Zelensky avrebbe potuto concludere molti accordi ma, per qualche ragione, non lo fa mai».

La dichiarazione – una delle più gravi tra quelle rivolte finora al presidente dell’Ucraina – è arrivata all’indomani dell’accordo energetico siglato da Trump con la Russia. Da settimane, il presidente americano esortava Kiev a interrompere i raid sulle infrastrutture energetiche di Mosca. Venerdì sera, alla fine, ha annunciato la sospensione delle sanzioni sulle esportazioni di gasolio russo, per calmierare i prezzi negli Stati Uniti. Una decisione che Zelensky ha prontamente bollato come «un regalo di buon compleanno a Putin».

Odi et amo

Non è la prima volta che Trump prende di mira Zelensky. Dall’inizio dello scorso anno, lo ha definito un «dittatore senza elezioni», sostenendo che sarebbe rimasto «in giro molto a lungo» e additandolo a più riprese come il principale ostacolo alla pace. Non si può non ricordare il turbolento scontro del febbraio 2025, quando Trump affrontò duramente Zelensky in diretta TV, allontanandolo dallo Studio Ovale della Casa Bianca.

A ciascuna di queste rotture è seguito un delicato lavoro diplomatico. Con il sostegno dei Paesi europei, Zelensky era riuscito a recuperare il favore di Trump e a ricucire i rapporti con il suo alleato più potente, facendo leva su adulazioni e piccole concessioni e puntualizzando che era Vladimir Putin a rifiutare ogni trattativa, non lui. Ora, però, sembra che l’asse della bilancia si sia spostato a favore del Cremlino.

I dettagli dell’accordo

L’accordo sul gasolio prevede che la Russia esporti alcuni milioni di barili sul mercato globale entro la fine dell’anno. Si tratta di una quantità irrisoria, considerato che la Russia trova difficoltà nella produzione di carburante, a causa degli attacchi dell’Ucraina alle sue raffinerie. Per questo motivo, gli esperti concordano sul fatto che l’impatto sui costi dell’energia sarà marginale.

Il calo del gradimento di Trump

Ciononostante, l’intesa permette a Trump di sventolare ai suoi elettori un successo diplomatico e, soprattutto, di individuare in Zelensky il capro espiatorio della crisi economica negli Stati Uniti, dove il prezzo del gasolio ha superato la soglia di 6 dollari al gallone. Dato che l’aumento esponenziale dei prezzi del carburante ha danneggiato la popolarità del Partito Repubblicano, Trump è costretto a correre ai ripari, in vista delle elezioni di metà mandato.

Negli ultimi mesi, Trump ha omesso le ripercussioni della crisi in Medio Oriente, scaricando interamente le responsabilità dell’aumento dei prezzi del carburante su Kiev. «Vuole creare problemi ai nostri agricoltori e ai nostri allevatori», ha detto in più di un’occasione. Tuttavia, il malcontento per le decisioni di Trump serpeggia anche all’interno del Partito Repubblicano. Alcuni suoi esponenti, tra i quali l’ex vicepresidente, Mike Pence, e il deputato del Nebraska, Don Bacon, hanno disapprovato l’accordo energetico con la Russia.

La reazione di Zelensky e dei Paesi europei

A seguito della rottura con Washington, Zelensky ha ribattuto con fermezza che «spetta agli ucraini scegliere il proprio leader». Allo stesso tempo, ha teso la mano a Trump, dicendosi disposto a sospendere gli attacchi alle raffinerie russe, a patto che Mosca interrompa contestualmente i raid contro la rete energetica ucraina. «Peccato che Putin non voglia farlo, però», ha ribadito.

Nel frattempo, Zelensky ha incassato la solidarietà della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dei leader di Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia, Canada e Finlandia, oltre che degli altri Paesi della NATO. Stando a quanto riportato dall’ANSA, l’Unione Europea si appresta ad aprire altri due capitoli nei negoziati per l’adesione dell’Ucraina.

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