Il Presidente Donald Trump torna a dichiarare il forte dissenso maturato nei confronti dei Paesi europei che non hanno “aiutato” gli Stati Uniti nel conflitto contro l’Iran.
Al centro del mirino stavolta l’Italia, definita “poco d’aiuto” dal presidente americano che starebbe valutando un ritiro delle truppe USA nel Paese.
Non è solo una questione militare. Non è nemmeno soltanto diplomazia. La possibile decisione di Donald Trump di ritirare le truppe statunitensi dall’Italia apre una crepa più profonda: quella nei rapporti tra Washington e i suoi alleati europei.
Lo stesso provvedimento verrà preso per la Spagna e la Germania, le quali non hanno sostenuto il tycoon allo stesso modo.
Una pressione politica mascherata da strategia militare
La minaccia di ritirare le truppe non è una novità nella retorica trumpiana. È uno strumento negoziale. Un modo per esercitare pressione sugli alleati della NATO, accusati da tempo di non contribuire abbastanza — o, in questo caso, di non sostenere una specifica operazione militare.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha risposto con stupore: non comprenderebbe le ragioni di un eventuale ritiro, sottolineando che l’Italia non ha mai smesso di collaborare in ambito NATO
Il messaggio è chiaro: l’alleanza non è più automatica, ma condizionata. Non basta essere membri della NATO; bisogna dimostrare allineamento concreto alle scelte di Washington.
Questo approccio mette in discussione uno dei pilastri della sicurezza occidentale: la fiducia reciproca.