Trump: “Se sarò ucciso l’Iran verrà distrutto”. Ecco cosa accadrebbe se il Presidente degli USA venisse assassinato

Nei giorni scorsi si è parlato molto delle dichiarazioni del Presidente Donald Trump in merito a delle indicazioni che avrebbe dato al Vicepresidente Vance nel caso venisse assassinato.

Come ha riportato il New York Post, venerdì scorso Trump ha dichiarato ai microfoni dei giornalisti di aver “dato istruzioni” nel caso in cui l’Iran riuscisse nel suo intento di assassinarlo, sostenendo che ci saranno delle conseguenze gravissime. L’intenzione sarebbe quella di attaccare l’Iran con una potenza mai vista prima: “1000 missili sono pronti a essere lanciati e puntati contro la Repubblica Islamica se metterà in atto la sua minaccia” – dichiara il Tycoon. La volontà da parte degli iraniani di assassinare il Presidente Trump si è manifestata anche durante i funerali della Guida Suprema, in cui sono stati srotolati diversi striscioni che chiedevano l’uccisione del Presidente: ”

Nonostante ci siano stati diversi complotti per assassinare Donald Trump, dopo che un proiettile gli sfiorò l’orecchio durante un comizio politico a Butler, in Pennsylvania. «Perché non dovremmo uccidere colui che ha ucciso il mio imam e il mio leader?» ha dichiarato un oratore durante una cerimonia commemorativa della settimana scorsa.

Mercoledì, durante il suo viaggio di ritorno da Ankara, il presidente ha cambiato aereo, e ha successivamente ammesso che si trattava di una misura di sicurezza per garantire la sua incolumità, dopo che quest’ultimo aveva dichiarato ai giornalisti che l’Iran lo voleva morto.

La frustrazione di Trump nei confronti degli iraniani è stata evidente al vertice NATO di Ankara di questa settimana, dove li ha definiti “malvagi” per aver scatenato attacchi nello stretto nonostante il cessate il fuoco e l’ulteriore promessa di allentare le tensioni, mentre seppellivano la Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato.

Come funziona il programma di protezione del Presidente degli Stati Uniti?

Stiamo parlando del Presidente degli Stati Uniti d’America, il che significa uno degli uomini più protetti al mondo e in assoluto il più potente. Detiene il controllo totale sull’economia globale, sull’apparato militare più potente e sulla diplomazia mondiale.

Gli equilibri geopolitici vengono stabiliti proprio tra i grandi leader della politica, un tavolo in cui il Presidente degli Stati Uniti detiene un ruolo determinante ed ineguagliabile.

La complessa macchina della sicurezza presidenziale: la scorta di Donald Trump

La consistenza numerica esatta della scorta di Donald Trump non è di dominio pubblico. Per ovvie ragioni di sicurezza nazionale, il Secret Service statunitense mantiene la massima privacy sul numero preciso di agenti impiegati. Tuttavia, la protezione del Presidente non si riduce a un semplice conteggio di guardie del corpo, bensì a una complessa macchina logistica che mobilita centinaia di professionisti a seconda delle circostanze.

Il nucleo centrale della sua sicurezza è affidato al Secret Service, un’agenzia federale che conta oltre 7.000 dipendenti. All’interno di questa struttura, il “dettaglio di protezione” ravvicinata – ovvero la cerchia ristretta di agenti che circonda fisicamente Trump – è composto da alcune decine di specialisti altamente addestrati, operativi su turni continui.

Ma cosa significherebbe per il mondo l’assassinio di Donald Trump?

L’uccisione del Presidente Trump innescherebbe un’escalation del conflitto in Medio Oriente senza precedenti, con un’alta possibilità di rischio nucleare globale. Come riporta Al Jazeera, Il Pentagono colpirebbe sistematicamente l’intera rete elettrica, i ponti, i porti strategici (come Chabahar) e le centrali energetiche.

L’esercito americano punterebbe immediatamente agli impianti di Nataz e Fordow, le principali fonti di arricchimento dell’uranio iraniane, azzerando definitivamente il programma nucleare iraniano. Lo stretto di Hormuz verrebbe completamente chiuso e militarizzato, creando uno shock petrolifero senza precedenti e mettendo l’economia europea e asiatica in ginocchio.

Il dilemma militare e l’attivazione dell’articolo 5 della NATO

Trattandosi dell’assassinio del Capo di Stato e Comandante in Capo degli Stati Uniti, Washington eserciterebbe una pressione politica totale sugli alleati europei. Sebbene l’Articolo 5 del Trattato Atlantico sia storicamente legato ad attacchi territoriali, l’Europa verrebbe chiamata a sostenere la successiva guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, il che dividerebbe il continente europeo tra i Paesi favorevoli al sostegno imminente agli USA e quelli sfavorevoli.

Inoltre, l’Europa vedrebbe schizzare il prezzo del petrolio e del gas a livelli record, annullando i progressi economici degli ultimi anni. Il balzo dei costi energetici farebbe impennare i costi di produzione e di trasporto in tutta l’UE, provocando una nuova e pesantissima ondata inflattiva che colpirebbe direttamente le famiglie europee.

La posizione dell’Italia e l’attivazione dell’articolo 5 della NATO

L’Articolo 11 della Costituzione italiana recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – per cui l’Italia non entrerebbe in guerra contro l’Iran, ma le ripercussioni sull’economia e sul commercio saranno inevitabili.

Il coinvolgimento italiano più immediato e concreto riguarderebbe la concessione dello spazio aereo e delle basi militari. In base agli accordi bilaterali con gli Stati Uniti, l’Italia diventerebbe un hub strategico da cui far decollare droni diretti in Medio Oriente. Nonostante il governo italiano dovrebbe approvare l’utilizzo delle basi americane, negarne l’uso dopo l’uccisione di un Presidente significherebbe una rottura dei rapporti diplomatici con il nostro principale alleato senza precedenti.

l’Italia non invierebbe soldati a combattere sul suolo iraniano, ma la sua partecipazione geopolitica, logistica e di difesa navale a fianco degli Stati Uniti sarebbe totale e immediata.

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