Al Forum economico mondiale di Davos il conflitto tra Russia e Ucraina torna al centro del dibattito politico internazionale, tra dichiarazioni nette, accuse incrociate e nuovi segnali sul fronte diplomatico.
All’uscita del bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che “la guerra deve finire”, chiarendo però che durante l’incontro non si è discusso dei confini ucraini. Una presa di posizione che conferma la volontà americana di spingere verso una conclusione del conflitto, evitando però di entrare, almeno per ora, nei nodi territoriali più sensibili.
Nel suo intervento a Davos, Zelensky ha espresso parole dure nei confronti dell’Unione europea, denunciando una mancanza di “volontà politica” nei confronti del presidente russo Vladimir Putin. Pur ringraziando l’Europa per il congelamento dei beni russi, il leader ucraino ha sottolineato come l’utilizzo di quelle risorse per la difesa dell’Ucraina sia stato bloccato proprio “quando è arrivato il momento di agire”.
Zelensky ha inoltre evidenziato l’assenza di “veri progressi” sull’istituzione di un tribunale internazionale per giudicare l’aggressione russa, ponendo un interrogativo diretto: se si tratti solo di una questione di tempo o, piuttosto, di volontà politica. Nel suo discorso non è mancata una stoccata ai rapporti transatlantici, affermando che l’Europa appare “persa” nel tentativo di convincere Trump a cambiare linea, aggiungendo però che il presidente Usa “non cambierà”.
Sul piano diplomatico, da Washington arrivano segnali di cauto ottimismo. L’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ha dichiarato che i colloqui per porre fine alla guerra hanno registrato “molti progressi” e che le divergenze tra Kiev e Mosca si sarebbero ormai ridotte a “un’unica questione”. Trump, dal canto suo, ha aperto alla possibilità di un colloquio con Vladimir Putin nelle prossime ore.
A confermare l’intensificarsi dei contatti è stato anche il Cremlino, annunciando per giovedì un incontro tra il presidente russo Putin e lo stesso Witkoff. Un appuntamento che potrebbe rappresentare un passaggio chiave in una fase negoziale ancora fragile, ma che sembra finalmente muoversi con maggiore decisione.