Terremoto Colombia: il sisma che mette a nudo le disuguaglianze territoriali

Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito il dipartimento del Chocó. Ma oltre alla devastazione emerge un’altra emergenza: quella delle profonde fragilità sociali e infrastrutturali del Paese

Alle 7:34 di lunedì 10 agosto la terra ha tremato con forza in Colombia. Un terremoto di magnitudo 7,4 ha avuto epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, nel sud-ovest del Paese. Il sisma, registrato a una profondità di circa 103 chilometri, è stato avvertito a centinaia di chilometri di distanza, da Cali e Medellín fino a Bogotá e anche nei Paesi vicini. Secondo il Servicio Geológico Colombiano, si tratta del terremoto di maggiore magnitudo registrato in Colombia nel XXI secolo.

Il bilancio della tragedia è ancora in evoluzione. Nelle prime ore successive al sisma si contavano almeno 132 vittime e circa 570 feriti, mentre i soccorritori continuavano a cercare persone rimaste intrappolate sotto le macerie. Le operazioni di emergenza si sono concentrate soprattutto nelle aree maggiormente colpite, dove edifici e infrastrutture hanno subito danni ingenti.

Il Chocó, epicentro di una crisi più ampia di un terremoto

Per comprendere la portata del disastro non basta però osservare la magnitudo del terremoto. L’epicentro si trova nel Chocó, una delle regioni più isolate e vulnerabili della Colombia.

Il dipartimento è caratterizzato da una straordinaria ricchezza naturale, con foreste, grandi bacini fluviali e importanti risorse minerarie, tra cui oro e platino. Allo stesso tempo, però, è una delle aree economicamente più fragili del Paese. Quibdó, capitale del Chocó, presentava nel 2024 un’incidenza della povertà monetaria pari al 59,6%, un dato enormemente superiore a quello registrato in altre città colombiane.

È proprio questa contraddizione a trasformare il terremoto in una questione geopolitica e sociale. Un evento naturale della stessa intensità non produce necessariamente le stesse conseguenze in territori caratterizzati da livelli differenti di sviluppo, infrastrutture e capacità istituzionale.

La vulnerabilità di una popolazione dipende infatti anche dalla qualità delle abitazioni, dalla presenza di ospedali, dalla rete stradale, dalle comunicazioni e dalla rapidità con cui lo Stato riesce a intervenire.

Cali, Pereira e Manizales: la crisi oltre l’epicentro

La violenza del sisma non si è limitata al Chocó. Cali, Pereira e Manizales sono tra i principali centri urbani interessati dalle conseguenze del terremoto.

A Cali, una delle maggiori città della Colombia, l’emergenza ha assunto anche un significato sociale. La città è infatti da decenni una delle principali destinazioni delle migrazioni interne provenienti dal Pacifico colombiano e dal Chocó. Il terremoto ha quindi colpito contemporaneamente il territorio di origine e uno dei principali luoghi di insediamento della popolazione afrocolombiana proveniente da quelle regioni.

A Pereira, invece, il sisma ha riaperto una ferita nella memoria collettiva. La città si trova nell’Eje Cafetero, l’area già devastata dal terremoto del 1999. Ventisette anni dopo, la popolazione si è ritrovata nuovamente alle prese con edifici danneggiati, crolli e operazioni di soccorso.

Anche Manizales, costruita sulle pendici della Cordigliera Centrale a oltre 2.100 metri di altitudine, ha subito gli effetti del terremoto. La particolare conformazione geografica della città aumenta inoltre l’esposizione a frane e movimenti del terreno.

Quando la vulnerabilità diventa geopolitica

Il terremoto colombiano dimostra come le catastrofi naturali non siano mai soltanto eventi geologici.

La Colombia è situata in una delle aree sismicamente più attive del continente sudamericano. Nella regione del Pacifico, la placca di Nazca scorre al di sotto della placca Sudamericana, generando un’intensa attività tettonica. Il Servicio Geológico Colombiano monitora costantemente il territorio attraverso una rete di oltre 200 stazioni sismologiche.

Il problema, dunque, non è soltanto la possibilità che si verifichi un terremoto. È la capacità di una società di assorbirne l’impatto.

Il confronto tra territori come il Chocó e città economicamente più sviluppate rende evidente questa dinamica. Nel 2024 la povertà monetaria era pari al 59,6% a Quibdó, contro il 16,7% di Manizales: quasi 43 punti percentuali di differenza.

La stessa energia liberata dalla crosta terrestre può quindi produrre conseguenze molto diverse a seconda del luogo in cui viene scaricata.

Una prova per il nuovo governo colombiano

Il terremoto rappresenta inoltre una delle prime grandi emergenze affrontate dal nuovo presidente colombiano Abelardo de la Espriella, insediatosi appena tre giorni prima del sisma.

Il governo ha dichiarato lo stato di disastro nazionale, mobilitando esercito e forze di polizia nelle aree colpite. La rete ospedaliera è stata posta in allerta e sono state adottate misure straordinarie per concentrare risorse e personale sull’emergenza.

La risposta dello Stato sarà determinante non soltanto per le operazioni di ricerca e soccorso, ma anche per la successiva fase di ricostruzione. Sarà proprio quest’ultima a mostrare quanto le istituzioni colombiane riusciranno a ridurre, anziché semplicemente gestire, le disuguaglianze territoriali.

La ricostruzione sarà la vera sfida

Il terremoto ha colpito la Colombia in modo trasversale, ma non tutti i territori hanno affrontato la stessa emergenza con le stesse risorse.

Nel Chocó, la distanza dai principali centri urbani, la fragilità economica e le difficoltà infrastrutturali possono rallentare le operazioni di soccorso e rendere più complessa la ricostruzione. È qui che un disastro naturale diventa anche una questione di sviluppo, sicurezza e presenza dello Stato.

La fase più difficile potrebbe quindi iniziare dopo la fine dei soccorsi. Ricostruire abitazioni, ospedali, strade e servizi essenziali significherà decidere dove concentrare le risorse pubbliche e come intervenire nei territori storicamente più marginalizzati.

Il terremoto di San José del Palmar non racconta soltanto la forza della natura. Racconta anche la geografia delle disuguaglianze colombiane: territori ricchissimi di risorse ma poveri di infrastrutture, grandi città più attrezzate e comunità periferiche maggiormente esposte.

La terra ha tremato nello stesso momento per tutti. Le conseguenze, però, non sono state uguali per tutti. Ed è proprio questa differenza a trasformare il terremoto colombiano da emergenza naturale a questione geopolitica.

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