Terme di Traiano: riapre la Città Dipinta

Sotto le terme, un’altra Roma: la stratificazione del Colle Oppio

C’è un paradosso nel nome con cui viene annunciata questa riapertura, ciò che torna accessibile al pubblico, dal 12 settembre 2026, non appartiene propriamente alle Terme di Traiano: gli ambienti riportati alla luce, una galleria sotterranea e la grande esedra sud-occidentale del Colle Oppio custodiscono decorazioni databili al I secolo d.C., dunque a un edificio di età neroniano-flavia, precedente di alcuni decenni all’inaugurazione del complesso termale voluto da Traiano nel 109 d.C.

Il monumento che porta il nome dell’imperatore ottimo si rivela, a uno sguardo più attento, un palinsesto: una sovrapposizione di strati costruttivi che la sola etichetta storiografica «Terme di Traiano» appiattisce e semplifica.

Il restauro e la valorizzazione degli ambienti, condotti nell’ambito del programma PNRR, Caput Mundi, si sono conclusi dopo oltre un anno di lavori che hanno interessato la pulitura delle superfici, il consolidamento delle strutture e la creazione di nuovi percorsi di accesso una passerella, un ascensore meccanizzato, un sistema di illuminazione dedicato.

L’apertura sperimentale del 12 e 13 settembre, gratuita e su prenotazione, ha preceduto l’avvio del regime di visita ordinario, dal 2 ottobre, articolato in turni contingentati di appena quindici persone.

La Città Dipinta e il Grande Mosaico: due sistemi di rappresentazione dello spazio

I due apparati decorativi che tornano visibili meritano una lettura distinta.

La Città Dipinta è un affresco di circa dieci metri quadrati che raffigura un centro urbano fortificato, mura, torri, architetture restituito attraverso una resa prospettica di notevole complessità, capace di suggerire la profondità e la stratificazione dello spazio urbano osservato dall’alto.

Il Grande Mosaico occupa invece una parete conservata per circa cinque metri d’altezza, pertinente a un ambiente monumentale con probabile funzione di ninfeo: una composizione teatrale, articolata su più registri, in cui elementi architettonici, statue e figure costruiscono una vera e propria scenografia illusionistica.

Ciò che rende criticamente rilevante l’accostamento dei due apparati non è soltanto la loro eccezionale qualità esecutiva, ma il fatto che entrambi anticipino, con secoli di anticipo, soluzioni rappresentative la resa prospettica dall’alto, la costruzione teatrale dello spazio architettonico dipinto che diventeranno centrali nella cultura visiva europea molto più tardi.

Il Colle Oppio restituisce così non un semplice repertorio decorativo, ma un laboratorio di sistemi di rappresentazione dello spazio la cui portata supera l’orizzonte strettamente ornamentale in cui sono stati concepiti.

An archeologica works on the restoration of a mosaico representing Apollo and Muses in the Terme di Traiano (Baths of Trajan) near the Ancient Colosseum in Rome on July 29, 2011. The archaeologists discovered mosaico during a routine restoration work at the Terme di Traiano. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Un patrimonio ancora da abitare: conservazione, accesso e la logica del contingentamento

La scelta di limitare l’accesso a gruppi di quindici persone, con turni scanditi ogni ora nei soli giorni dal venerdì alla domenica, risponde a esigenze igrometriche specifiche di un ambiente ipogeo particolarmente sensibile, e colloca le Terme di Traiano in una linea di condotta ormai consolidata per i siti archeologici più fragili, sul modello già sperimentato a Ercolano e Stabiae.

È una logica di prudenza che protegge le superfici dipinte e musive dall’usura del passaggio, ma che pone al tempo stesso un interrogativo di fondo sull’effettiva possibilità di un accesso realmente pubblico a un patrimonio di questa portata.

Il criptoportico del Colle Oppio si scava, in realtà, dalla fine degli anni Novanta: la sua apertura, dopo un rodaggio necessario a comprendere come regolare al meglio i flussi di visita, segna la fine di un lunghissimo intervallo tra scoperta e fruizione.

Resta da chiedersi se questa politica di accesso misurato e progressivo rappresenti il modello più equilibrato per conciliare la tutela della materia antica con il diritto della città a conoscere i propri strati più nascosti, o se non rischi, protraendosi nel tempo, di trasformare la cautela conservativa in una forma indefinita di inaccessibilità.

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