Siria: i raid israeliani scuotono la comunità internazionale

Ieri, il 16 luglio, l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi strategici e militari nel cuore di Damasco, tra i quali il quartier generale dell’esercito, il Ministero della Difesa e le aree adiacenti al palazzo presidenziale. Secondo quanto riferito da Tel Aviv, l’operazione mirava a impedire al regime siriano di rafforzare la propria presenza militare nel governatorato di al-Suwayda, dove sono in corso scontri armati tra le forze governative e la minoranza drusa.

L’intervento israeliano si inserisce in un contesto politico più complesso, che affonda le sue radici nei sanguinosi scontri tra le milizie druse e le tribù beduine, scoppiati alcuni giorni fa nel governatorato di al-Suwayda. Le fonti più accreditate rivelano che la nuova ondata di violenza ha provocato almeno 248 morti. Secondo Israele, l’avanzata dell’esercito siriano nei villaggi del governatorato rappresenta una minaccia alla sua sicurezza. “Vogliamo mantenere lo status quo nella Siria meridionale, un’area vicina al nostro confine, e impedire che emergano potenziali pericoli per la sicurezza dello Stato israeliano”, ha avvertito il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar.

Gli attacchi rivolti ad al-Suwayda e a Damasco hanno provocato immediate reazioni di condanna e appelli alla moderazione da parte della comunità internazionale.

Foto di Salwan Georges/The Washington Post

Iran

L’Iran, reduce dalla cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, ha condannato fermamente le azioni israeliane. Secondo quanto è stato riportato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha accusato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di non essersi opposto alle continue violazioni della sovranità siriana. Baqaei, inoltre, ha esortato i Paesi islamici a porre un freno a quelli che ha definito i “crimini commessi da Israele”, tra i quali il genocidio della popolazione palestinese e i tentativi di destabilizzazione dell’integrità territoriale del Libano e della Siria.

Turchia

Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha confermato il sostegno della Turchia alla nuova amministrazione siriana, insediatasi dopo la fuga di Bashar al-Assad. Mentre parlava ai giornalisti di Reuters, Fidan ha fatto sapere che i servizi di intelligence turchi hanno espresso direttamente a Israele le proprie preoccupazioni. “Israele sta perseguendo la sua strategia espansionista non solo in Palestina, ma anche in Libano, Siria e Iran”, ha affermato. “C’è un disegno chiaro che, se non controllato, rischia di innescare una destabilizzazione più ampia. È esattamente ciò che sta accadendo in Siria”.

Foto di Umit Bektas/Reuters

Consiglio di Cooperazione del Golfo

Anche il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), un’organizzazione internazionale regionale che riunisce sei Stati del Golfo Persico, ovvero Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha condannato gli attacchi israeliani. QNA, un’agenzia di stampa qatariota, ha riferito che il segretario generale del CCG, Jasem Mohamed Albudaiwi, ha definito i raid israeliani “una grave violazione della sovranità della Repubblica Araba di Siria, un’infrazione delle leggi internazionali e una grave provocazione per la stabilità regionale”. A queste dichiarazioni sono seguite manifestazioni di solidarietà verso la Siria.

Unione Europea

Mercoledì, il presidente del Consiglio dell’Unione Europea, António Costa, ha espresso forte preoccupazione per gli attacchi aerei israeliani al Ministero della Difesa siriano. “La sovranità e l’integrità territoriale della Siria devono essere rispettate. Invito tutte le parti ad astenersi dalla violenza e a favorire la de-escalation”, ha scritto su X.

Foto di Peng Ziyang/Xinhua

Stati Uniti

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha affermato che l’amministrazione Trump ha lavorato con tutte le parte coinvolte nel conflitto per porre fine agli scontri. “Abbiamo concordato misure specifiche per risolvere questa situazione orribile. Ora ci aspettiamo che tutte le parti rispettino gli impegni assunti”, ha dichiarato. Rubio ha definito le tensioni tra Israele e la Siria un “malinteso” e ha sottolineato che gli Stati Uniti sono stati in contatto con entrambe le parti fin dalle prime ore del 16 luglio.

ONU

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è in profonda apprensione per l’ondata di violenza nel governatorato di al-Suwayda. Per due giorni consecutivi, ha denunciato l’aumento esponenziale “delle uccisioni arbitrarie e degli atti che alimentano le tensioni settarie e privano il popolo siriano della pace”. Non sono mancate le condanne ai raid israeliani e al nuovo “dispiegamento delle IDF sulle alture del Golan”. Quello del Golan è uno dei territori più contesi di tutto il Medio Oriente. 

L’ONU ha invitato Israele a cessare ogni violazione della sovranità della Siria e a rispettare l’accordo di disimpegno delle forze armate del 1974. Guterres, inoltre, ha ribadito la necessità di promuovere “una transizione politica credibile, ordinata e inclusiva in Siria, in linea con i principi chiave della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza“.

A pagare il prezzo più alto della guerra, ovviamente, sono i civili siriani. Il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha riferito che l’insicurezza crescente sta compromettendo l’accesso umanitario e costringendo migliaia di persone alla fuga. “Le ostilità stanno mettendo a rischio la vita dei civili”, ha affermato. “Gli operatori umanitari stanno ricevendo numerose segnalazioni di sfollamenti e danni alle infrastrutture critiche”.

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