Psicodramma Italia: la Bosnia passa ai rigori

L’Italia stecca ancora e per la terza volta consecutiva non raggiunge i mondiali. Gli azzurri in dieci portano la partita fino ai rigori, per poi arrendersi.

Questo scenario purtroppo, lo avevamo in mente tutti. Non solo per i ricordi indelebili degli ultimi due mondiali a cui non abbiamo partecipato, ma per una paura concreta di non essere l’altezza.

Quest’Italia, forse, non era ancora pronta. Un movimento che ha smesso di funzionare dopo quel 13 novembre 2017: l giorno dello 0-0 di San Siro contro la Svezia, che sancì la prima esclusione storica dal mondiale. Fu sommossa generale e si individuò come unico capro espiatorio, Giampiero Ventura, il commissario tecnico di allora.

Ma ridurre tutto a una singola responsabilità fu la scelta più semplice. In realtà, i problemi avevano radici ben più profonde e riguardavano la gestione della federazione, da tempo oggetto di critiche per scelte poco lungimiranti, carenze nella programmazione e uno sviluppo del sistema calcistico incapace di rinnovarsi davvero. Segnali che si erano già iniziati a percepire dopo la seconda mancata qualificazione contro la Macedonia del Nord, e che oggi, alla luce di ciò che è accaduto nuovamente con la Bosnia, non lasciano più spazio a dubbi.

Ora serve un cambiamento che parta dai vertici, c’è bisogno di qualcuno che abbia voglia di rivoluzionare il nostro calcio. Non si tratta di sconfitte confinate al campo e allo sport: l’Italia assente ad un mondiale per tre edizioni consecutive rappresenta una sconfitta per il nostro paese. Ancora più grave è ciò che lascia dietro di sé: una generazione che cresce senza aver mai visto la Nazionale partecipare alla competizione calcistica più blasonata, privata di un’esperienza che per decenni ha creato aggregazione e momenti di unione e condivisione.

LA PARTITA

Nonostante un inizio di gara che non lascia presagire una match semplice, gli azzurri passano in vantaggio sfruttando un errato rinvio di Vasilj. Il numero uno della Bosnia serve involontariamente Barella che prontamente regala un assist a Kean, abile nel trasformare quel pallone nella conclusione che vale l’1-0.

Cinica nello sfruttare la prima occasione ma troppo impaurita, questa è la sensazione che si denota sempre di più con il passare dei minuti tra le fila azzurre.

La Bosnia alza il baricentro e l’Italia fatica a ripartire. Gli uomini di Barbarez creano tanto e spinti dall’ambiente rovente di Zenica acquisiscono consapevolezza.

Fino all’episodio determinante: da un rinvio impreciso di Donnarumma ne scaturisce un’occasione per Memic che si allunga il pallone e si invola verso il portiere azzurro, Bastoni sbaglia il tempo dell’intervento e prende in pieno il bosniaco, è cartellino rosso inevitabile.

Da qui in poi, prevedibilmente, la partita prende una brutta piega. Un assedio costante della Bosnia alla ricerca del pareggio, l’Italia riesce comunque a creare delle opportunità per chiudere la partita. La volata di Kean verso la porta che si conclude con il tiro alto difficilmente la dimenticheremo.

All’80esimo crolla la difesa azzurra, sull’ennesimo cross Dzeko vince il duello fisico con Mancini e indirizza verso la porta, Donnarumma compie un miracolo ma non può nulla sul tap-in di Tabakovic.

La partita si prolunga fino ai supplementari in cui il copione è pressochè lo stesso.

L’1-1 regge fino ai calci di rigore, dove si consuma l’epilogo tra i peggiori immaginabili. Dopo una partita di sofferenza, gli uomini di Gattuso riescono a trascinarla fino alla fine, conquistandosi un’ultima opportunità per giocarsela ad armi pari. Dagli undici metri, però, gli errori di Pio Esposito e Cristante risultano decisivi e consegnano la qualificazione alla Bosnia.

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