La volontà dell’Algeria di inviare truppe in Niger rappresenta una novità nel suo approccio tradizionale alla politica estera. L’Algeria è sempre stata riluttante a impiegare le sue forze armate al di fuori dei confini nazionali: l’ultimo impiego di truppe all’estero risaliva alla guerra arabo-israeliana del 1973. Il 25 ottobre 2026, entrambe le camere del parlamento algerino hanno approvato il dispiegamento delle unità militari in Niger. Il giorno successivo, il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha autorizzato ufficialmente la missione.
I due Paesi sono ancora impegnati nella ricostruzione dei loro rapporti diplomatici. Dopo la rottura diplomatica del 2025, scaturita dall’abbattimento di un drone maliano al confine, l’Algeria e il Niger hanno ricucito lo strappo diplomatico con il ritorno dei rispettivi ambasciatori nelle capitali e con la firma di un protocollo di cooperazione militare, volto a proteggere gli interessi economici dell’Algeria nel Sahel e a contrastare l’influenza di altri attori regionali, come il Marocco e gli Emirati Arabi Uniti.
Le ragioni dell’intervento militare
La posizione geografica del Niger fornisce una spiegazione all’intervento militare algerino. Sonatrach, la compagnia energetica statale dell’Algeria, sfrutta il giacimento petrolifero di Kafra, nel Niger settentrionale. Inoltre, il Niger svolge un ruolo fondamentale nel progetto del gasdotto trans-sahariano, che trasporterà il gas naturale nigeriano verso l’Algeria, passando per il Niger. L’obiettivo principale del contingente algerino, quindi, sarà la tutela delle infrastrutture energetiche nell’area settentrionale del Niger.

Questa regione, tuttavia, è profondamente instabile, a causa dei traffici illeciti e degli scontri tra i gruppi armati, alcuni dei quali affiliati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico. Si è detto che il Niger occupa una posizione cruciale, ma la sua insicurezza incide sulla circolazione transfrontaliera e minaccia la sicurezza dell’Algeria lungo il suo confine meridionale. Per Algeri, inviare truppe in Niger significa anche rafforzare le capacità militari delle forze locali e contenere la propagazione della minaccia terroristica.
Quali sono i rischi?
Non si sa con chiarezza quanti soldati verranno dispiegati: la durata della missione, il luogo esatto di schieramento e le regole d’ingaggio non sono stati resi pubblici. Belkacem Boulghiti, un senatore algerino, ha dichiarato che l’Algeria non sta inviando i suoi soldati «a fare la guerra in Niger, ma per garantire la sicurezza delle infrastrutture economiche». Tuttavia, come spesso accade negli interventi esteri, più si estende l’area da tutelare, maggiore è il rischio che l’operazione travalichi gli obiettivi iniziali (mission creep).
Questo scenario mette in luce il paradosso dell’Algeria: per impedire che l’instabilità nel Sahel penetri nei propri confini, l’Algeria potrebbe vedersi costretta a intervenire più in profondità. Se così fosse, potrebbe precipitare in una crisi complessa, che richiederebbe costi esorbitanti e coordinamenti logistici laboriosi. Sebbene la cooperazione bilaterale potrebbe rafforzare l’esercito nigerino, esiste il rischio che le divisioni regionali si acuiscano, qualora i due Paesi perseguano i propri obiettivi senza una risposta coordinata alle minacce comuni.