Il Mediterraneo torna sotto la lente dell’intelligence occidentale. Un rapporto attribuito ai servizi statunitensi, secondo quanto rivelato da El Mundo, avrebbe messo in guardia diversi governi europei dalla possibilità di un’operazione russa con droni lanciati dal mare e diretta contro obiettivi in Italia, Francia o Spagna. Una ricostruzione che, almeno per l’Italia, è però accompagnata da una precisazione: fonti qualificate citate da ANSA affermano che a Roma non sarebbe arrivato alcun allarme operativo attraverso i canali dell’intelligence, diplomatici o militari.
L’allarme lanciato questa mattina dal quotidiano spagnolo si inserisce in una lunga serie di segnalazioni che, nel tempo, hanno alimentato il dibattito sulla sicurezza europea, salvo poi rivelarsi infondate o riferite a episodi avvenuti in luoghi e contesti differenti.
Restano quindi diversi interrogativi sulla possibilità che Mosca possa effettivamente mettere in atto una manovra di questo tipo, soprattutto alla luce del contesto e delle risorse già impegnate quotidianamente sul fronte ucraino.
Secondo l’analista britannico Keir Giles, esperto di strategia militare russa, un eventuale attacco a tre dei principali Paesi europei non sarebbe necessario e nemmeno attuabile. L’obiettivo potrebbe riguardare, piuttosto, l’individuazione dell’anello più vulnerabile del sistema di sicurezza europeo. Una vulnerabilità che, secondo Giles, riguarderebbe soprattutto il piano militare, in particolare la disponibilità di sistemi integrati di difesa aerea e antimissile sufficientemente adeguati alla minaccia russa. Una strategia, dunque, basata sulla ricerca del massimo effetto attraverso un impiego limitato di risorse.
“Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi a Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e nervosi e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco” ha affermato il Ministro della Difesa Guido Crossetto.
Al di là delle ipotesi e degli scenari, a pagare il prezzo più alto di una guerra ancora troppo attiva restano innanzitutto le vittime, civili e militari, e le loro famiglie. Ma le conseguenze del conflitto non si fermano al campo di battaglia, significano anche risorse sempre più ingenti destinate alla sicurezza e alla difesa, in un contesto in cui quelle stesse risorse potrebbero essere necessarie per servizi essenziali e priorità quotidiane. È anche su questo terreno che si misura il peso di una guerra che, dopo anni, continua a produrre effetti ben oltre i propri confini.