Decine di combattenti hanno perso la vita nel corso di violenti scontri notturni lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan, in quello che è stato descritto come il più grave episodio di tensione bilaterale dall’insediamento dei talebani a Kabul nell’agosto del 2021.
Secondo quanto è stato riferito dalle autorità di entrambe le nazioni, l’esercito pakistano avrebbe subito la perdita di 23 soldati, con ulteriori 29 feriti, mentre il governo talebano ha riferito della morte di 9 propri combattenti e del ferimento di altri 16. Tali dati, tuttavia, rimangono soggetti a verifica indipendente, poiché le rispettive autorità continuano ad avanzare rivendicazioni divergenti e prive di prove concrete.
È probabile che entrambi i Paesi abbiano gonfiato deliberatamente i numeri delle perdite nemiche. Islamabad sostiene di aver neutralizzato oltre 200 militanti talebani e alleati, mentre le autorità afghane affermano di aver inflitto almeno 58 perdite tra le fila pakistane. L’agenzia di stampa Reuters non ha potuto confermare in maniera indipendente tali cifre.
L’origine delle tensioni
Le recenti ostilità traggono origine dall’accordo di Doha del 2021, stipulato dalla fazione afghana dei talebani e dagli Stati Uniti. Da quel momento, Islamabad ha insistito affinché il governo talebano intervenisse concretamente contro i militanti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), gruppo armato ritenuto responsabile di numerosi attacchi letali in territorio pakistano e considerato fuorilegge dal governo di Islamabad. Secondo le autorità pakistane, il TTP troverebbe rifugio, addestramento e sostegno in territorio afghano.

Il governo talebano, da parte sua, ha sempre negato ogni forma di complicità o appoggio al gruppo, ma funzionari militari pakistani e analisti indipendenti sostengono che la leadership del TTP goda di libertà di movimento e di supporto logistico e finanziario da parte dell’amministrazione di Kabul.
Gli attacchi dell’ultima settimana
La situazione è precipitata mercoledì scorso, quando l’aeronautica pakistana ha condotto incursioni aeree su alcuni obiettivi sensibili nella città di Kabul e in un’area commerciale dell’Afghanistan orientale. Sebbene Islamabad non abbia rivendicato ufficialmente le operazioni, i talebani hanno attribuito al Pakistan la responsabilità degli attacchi. Venerdì, le autorità pakistane hanno annunciato l’avvio di “una serie di operazioni di rappresaglia” contro militanti operanti in territorio nazionale, evitando, tuttavia, ogni riferimento diretto all’Afghanistan.
In risposta, le forze afghane hanno lanciato attacchi di artiglieria e operazioni notturne contro avamposti militari pakistani lungo la linea Durand. L’esercito pakistano ha risposto con bombardamenti pesanti e nuove incursioni oltreconfine. Entrambe le parti hanno dichiarato di aver distrutto numerosi presidi militari nemici. Il governo pakistano ha inoltre diffuso filmati che, a suo dire, documenterebbero la distruzione di postazioni afghane.

La situazione sul campo
Fonti della sicurezza pakistane riferiscono che gli scontri si sarebbero in gran parte esauriti nella mattinata di domenica, sebbene nella regione di Kurram, situata lungo il confine pakistano, si siano registrati episodi intermittenti di combattimento. Il Ministero della Difesa afghano ha dichiarato la cessazione delle operazioni a partire dalla mezzanotte di sabato, ora locale.
Il portavoce del governo talebano, Zabihullah Mujahid, ha affermato che il cessate il fuoco è stato raggiunto in seguito alle pressioni diplomatiche esercitate da Qatar e Arabia Saudita, che avrebbero sollecitato entrambe le parti alla moderazione. Mujahid ha inoltre avvertito che ogni futura violazione della sovranità afghana comporterà inevitabili ritorsioni.
La chiusura dei valichi di frontiera
In risposta all’inasprirsi del conflitto, il Pakistan ha ordinato la chiusura di tutti i principali valichi lungo la linea Durand, la controversa frontiera di 2.600 chilometri tracciata in epoca coloniale britannica, nel 1893, e tuttora oggetto di contesa. Domenica sono stati ufficialmente interdetti i valichi di Torkham e Chaman, nonché almeno tre punti secondari: Kharlachi, Angoor Adda e Ghulam Khan.
Queste misure si inseriscono in un contesto già teso, in cui decine di migliaia di cittadini afghani sono stati rimpatriati negli ultimi mesi, a seguito della campagna di espulsioni avviata da Islamabad nei confronti degli immigrati irregolari.
Il contesto diplomatico
L’escalation ha coinciso con una visita diplomatica in India del ministro degli Esteri talebano, Amir Khan Muttaqi. Durante il viaggio, Nuova Delhi ha annunciato un rafforzamento delle relazioni bilaterali con Kabul, suscitando profonda preoccupazione a Islamabad, da sempre in una posizione conflittuale con l’India.
Nonostante gli scontri e le reciproche accuse, vi sono stati tentativi di dialogo tra le due nazioni. Ad agosto, i ministri degli Esteri di Pakistan e Afghanistan si sono incontrati, con la mediazione della Cina. Tuttavia, Islamabad continua a non riconoscere ufficialmente il governo talebano, mantenendo relazioni diplomatiche limitate.

Va sottolineato che, malgrado le divergenze politiche, i legami economici e sociali tra i due Paesi restano solidi. Il Pakistan rappresenta il principale partner commerciale dell’Afghanistan e ospita milioni di rifugiati afghani in fuga da conflitti e crisi economiche.
Il parere degli analisti
Secondo Adam Weinstein, analista del Quincy Institute for Responsible Statecraft di Washington, né il Pakistan né i talebani appaiono disposti a un’escalation su larga scala. “Islamabad non sembra intenzionata ad avviare un’operazione di regime change, ma è evidente che i talebani sarebbero rapidamente sopraffatti, qualora i combattimenti si intensificassero ulteriormente”, ha dichiarato.
Il Pakistan, in effetti, detiene una significativa superiorità militare, soprattutto dal punto di vista nucleare e del controllo dei cieli, dato che è in grado di colpire in profondità il territorio afghano attraverso incursioni aeree. I talebani, al contrario, sembrano puntare sui fuochi d’artiglieria e su strategie indirette, tra cui il possibile sostegno al TTP per destabilizzare il Pakistan dall’interno.
Proprio sabato, il TTP ha rivendicato una serie di attacchi nella provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa, provocando vittime tra le forze di sicurezza e tra i civili. Tra gli episodi più gravi, un attentato dinamitardo nei pressi di un centro di addestramento della polizia.