Dal 7 giugno al 5 luglio 2026, la Basilica di Santa Maria in Montesanto conosciuta anche come la celebre Chiesa degli Artisti che prospetta su Piazza del Popolo a Roma ospita Nuovi Colori, mostra personale di Micaela Cioc Signorini, artista di formazione italo-argentina la cui ricerca pittorica si colloca all’incrocio tra astrazione gestuale, indagine cromatica e introspezione esistenziale.
La realizzazione di Nuovi Colori è stata resa possibile grazie al contributo e alla presenza di personalità di spicco del mondo dell’arte, della cultura e delle istituzioni, la cui partecipazione conferisce a questa mostra un valore che va ben oltre la dimensione espositiva.
Tra le personalità di spicco presenti all’innagurazione vi erano: il Monsignor Staglianò, la curatrice Capasa Luara, Diego Barbara e Licciardone Fausta rappresentanti del comitato della Chiesa degli artisti, il compositore Capogrosso Fabio Massimo compositore vincitore del David di Donatello 2026, l’attrice Francesca Brandi, Pavoncelli Daniel, Enrico ed Elena Quartana e la nipote Pavoncelli Matilede.
La loro presenza testimonia il riconoscimento unanime del valore artistico e culturale del lavoro di Micaela Cioc Signorini, confermando il peso specifico che questa esposizione assume nel panorama dell’arte contemporanea a Roma.
La mostra, curata da Laura Capasa, si distribuisce nelle cappelle laterali della Chiesa degli artisti, instaurando con l’architettura storica del luogo un dialogo che non è mai ornamentale, ma profondamente strutturale il connubio tra opere barocche e contemporanee è completamente riuscito.
Il titolo, apparentemente semplice, allude a qualcosa che va ben oltre la dimensione visiva dei pigmenti: propone nuove modalità di guardare, di percepire e di entrare in relazione con il mondo circostante.
In un’epoca satura di immagini e stimoli visivi, le opere di Micaela Signorini invitano alla decelerazione dello sguardo, restituendo all’atto contemplativo una densità che il consumo quotidiano delle immagini tende a erodere.

Il percorso internazionale di Micaela Cioc Signorini che confluisce nel cuore di Roma
Il percorso biografico e artistico di Micaela Cioc Signorini è profondamente internazionale, nata in Argentina e formatasi tra Buenos Aires, Italia, Londra e Parigi, l’artista ha maturato nel contatto con culture, tradizioni estetiche e sensibilità differenti uno sguardo pittorico capace di assorbire e sintetizzare esperienze eterogenee senza mai rinunciare a una voce propria.
In Argentina la sua attività espositiva ha registrato una presenza particolarmente significativa: le sue opere sono state esposte presso la Bolsa de Comercio, il Centro Cultural Borges, il Palacio de la Legislatura e l’Hipódromo Argentino de Palermo di Buenos Aires, oltre che in sedi istituzionali italiane di rilievo, tra cui Napoli, Capri e Roma.
Il suo percorso è stato seguito e commentato da autorevoli critici e storici dell’arte internazionali, e si segnala inoltre per la donazione di una propria scultura a Papa Giovanni Paolo II.

Nuovi Colori rappresenta, in questo senso, una sintesi matura: la convergenza di un itinerario umano e formativo pluridecennale in uno spazio che Roma riserva all’incontro tra arte, spiritualità e comunità.
La Basilica di Santa Maria in Montesanto luogo storicamente deputato al dialogo tra creazione artistica e dimensione contemplativa amplifica la risonanza delle opere, conferendo al colore di Signorini una profondità ulteriore: quella di un’esperienza che non si limita a rappresentare, ma diventa atmosfera, ritmo interiore, vissuto condiviso.
Un linguaggio pittorico tra materia, luce e libertà percettiva
Il corpus pittorico di Micaela Cioc Signorini si fonda su una concezione del colore come presenza vitale, non come elemento descrittivo o decorativo, materia, luce e pigmento si condensano nelle sue tele in stratificazioni atmosferiche che sospendono il ritmo ordinario della percezione, aprendo una relazione più profonda tra l’osservatore, l’opera e il tempo.
L’artista sceglie deliberatamente di non titolare le proprie opere: una decisione estetica radicale, che restituisce piena libertà interpretativa a chi osserva, impedendo che la parola preordini o costringa l’esperienza visiva, in tal modo ogni lavoro diventa così uno spazio aperto all’ascolto percettivo e alla contemplazione interiore: un paesaggio dell’anima, una sensazione sospesa, un ricordo affiorante.


I campi cromatici che abitano le sue tele trattati con una tecnica che alterna stesure dense a velature luminose non descrivono la realtà, la attraversano, il colore non decora lo spazio: lo modifica, lo rende sensibile, lo trasforma in esperienza vissuta.
Il critico d’arte argentino Julio Sapolnik, già direttore del Palais de Glace di Buenos Aires e membro della commissione curatoriale della Biennale di Firenze, ha dedicato alla mostra un testo critico nel quale individua con precisione l’orizzonte estetico dell’artista, di fatto egli scrive: “non si tratta di vedere di più, ma di percepire in altro modo”.
Sapolnik osserva come l’integrazione tra la personalità dell’opera e la sua capacità di dialogare con pubblici e sensibilità culturali diversi costituisca uno degli elementi distintivi del linguaggio di Signorini: una pittura che non chiude, ma apre; che non spiega, ma accoglie.





