L’Egitto si trova in una posizione delicata e complessa nel conflitto israelo-palestinese, in particolare per quanto riguarda la guerra in corso nella Striscia di Gaza. Da un lato, il Cairo condanna l’assedio e la guerra che colpiscono Gaza, dall’altro mantiene una politica rigorosa di controllo e sicurezza lungo il confine con la Striscia, in particolare al valico di Rafah, unico punto di passaggio tra Gaza e il mondo esterno non controllato da Israele
Sicurezza nazionale e controllo del confine
Il governo egiziano, guidato da Abdel Fattah al-Sisi, giustifica le restrizioni e il blocco del valico di Rafah con ragioni di sicurezza nazionale, citando l’instabilità nel Sinai e la presenza di gruppi militanti nella regione.

Il Cairo teme che l’ingresso incontrollato di attivisti o persone sconosciute possa alimentare ulteriormente l’instabilità e minacciare la sicurezza interna.
Ruolo di mediatore e proposta di accordi
Nonostante la dura linea sul confine, l’Egitto si è attivato come mediatore chiave tra Israele e Hamas, proponendo un accordo di cessate il fuoco globale e duraturo. Il Cairo ha avanzato una proposta che prevede il ritiro graduale di Israele da Gaza, il rilascio dei prigionieri e la formazione di un comitato internazionale per la ricostruzione della Striscia, con garanzie di sicurezza per un periodo pluriennale. Hamas ha inviato delegazioni al Cairo per negoziare, ma permangono divisioni interne e resistenze che complicano la conclusione dell’accordo.