La Danimarca convoca l’ambasciatore statunitense per sospette operazioni di influenza in Groenlandia

Il governo danese ha convocato il massimo rappresentante diplomatico degli Stati Uniti nel Paese, dopo che un’inchiesta di DR, l’emittente pubblica danese, aveva svelato l’esistenza di presunte operazioni di influenza segrete in Groenlandia. Secondo le indagini, sarebbero coinvolti nelle attività di spionaggio almeno tre cittadini americani legati al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il caso ha riacceso le tensioni tra Copenaghen e Washington, riportando al centro del dibattito l’interesse strategico degli Stati Uniti per l’Artico.

Ingerenza straniera?

Secondo quanto riportato da DR, i tre sospettati sarebbero stati attivi nel promuovere l’interesse americano sull’isola autonoma danese. Una delle persone coinvolte avrebbe stilato una lista di groenlandesi filo-statunitensi, raccolto nomi di oppositori e cercato di spingere la popolazione locale a screditare pubblicamente la Danimarca sui media statunitensi. Le altre due persone, invece, avrebbero cercato di instaurare contatti con politici locali, imprenditori e rappresentanti della società civile groenlandese per creare una rete di influenza sul territorio.

Le informazioni deriverebbero da otto fonti anonime provenienti dagli ambienti governativi e dell’intelligence di Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia. DR ha scelto di non diffondere i nomi dei tre individui coinvolti per proteggere l’identità delle proprie fonti e ha precisato che non è chiaro se loro agissero autonomamente o per mandato esterno.

La reazione della Danimarca

Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha condannato duramente qualsiasi ingerenza straniera: “Ogni tentativo di interferire negli affari interni del Regno di Danimarca è inaccettabile. Prevedo che si verificheranno nuovi tentativi di influenzare il futuro della Groenlandia”. Poi, mentre parlava ai giornalisti di Reuters, ha aggiunto: “Chiunque pensi di creare una ‘quinta colonna’ per influenzare la situazione, va contro i principi di collaborazione tra Stati sovrani”. Rasmussen ha anche ribadito che la relazione tra la Danimarca e la Groenlandia è “basata sulla fiducia reciproca”.

Fonte: MEO

Una deputata groenlandese al parlamento danese, Aaja Chemnitz, ha commentato così la vicenda: “Il nostro futuro deve essere deciso esclusivamente dal popolo groenlandese”. Chemnitz crede che le presunte operazioni di influenza facciano parte di una più ampia campagna promossa da Trump per controllare il territorio. “Penso che tutto questo sia collegato al governo degli Stati Uniti”, ha affermato Chemnitz.

Il servizio di sicurezza e intelligence danese (PET) ha confermato che la Groenlandia rappresenta un obiettivo strategico per operazioni di influenza da parte di potenze straniere, volte a creare divisioni e fratture all’interno del Regno di Danimarca. Di conseguenza, il PET ha rafforzato la propria presenza operativa sull’isola in collaborazione con le autorità locali.

La risposta degli Stati Uniti

Il Dipartimento di Stato statunitense ha confermato che Mark Stroh, l’incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a Copenaghen, ha incontrato funzionari del Ministero degli Esteri danese in un incontro definito “produttivo”. In una nota ufficiale, Washington ha riaffermato il proprio rispetto per l’autodeterminazione del popolo groenlandese, evitando però qualsiasi commento sulle presunte attività di spionaggio dei tre cittadini americani coinvolti nello scandalo: “Il governo degli Stati Uniti non controlla né dirige le azioni di cittadini privati”.

Foto di Thomas Traasdahl/Ritzau Scanpix tramite AP

Un alto funzionario della Casa Bianca, rimasto anonimo, ha minimizzato la vicenda, commentando in modo sprezzante le dichiarazioni di Rasmussen e di Chemnitz: “I danesi devono calmarsi”.

L’importanza strategica della Groenlandia

Con una popolazione di circa 57.000 abitanti e una posizione geografica strategica, più vicina a New York che a Copenaghen, la Groenlandia è diventata negli ultimi anni uno snodo cruciale nelle vie marittime che attraversano l’Artico. L’isola è ricca di risorse minerarie, gas e petrolio, ma la sua economia dipende dai sussidi danesi e dalla pesca. Lo scioglimento dei ghiacciai, inoltre, sta aprendo nuove rotte commerciali e ampliando l’accessibilità del territorio.

Gli Stati Uniti mantengono una presenza militare permanente nella base di Pitufik, essenziale per il sistema di difesa missilistica americano. Ma anche la Russia e la Cina sono attratte dall’importanza strategica di questa regione. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha recentemente definito “un grave errore” sottovalutare le mire statunitensi sulla Groenlandia, pur specificando che “si tratta di una questione tra due nazioni sovrane, che non ha nulla a che fare con i russi”.

Foto di Gavriil Grigorov/Pool tramite Reuters

Il sogno di Trump: “Make Greenland Great Again”

Le tensioni odierne rievocano l’idea, già avanzata durante il primo mandato di Trump, di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca. All’inizio del 2025, il presidente è tornato sull’argomento, arrivando a dichiarare ai giornalisti di NBC che gli Stati Uniti avrebbero “ottenuto al 100% il controllo dell’isola” e che sarebbero ricorsi “all’uso della forza, se necessario”. Il 6 gennaio, Trump ha ironizzato sui social media, adattando lo slogan “Make America Great Again” alla Groenlandia: “Ho sentito dire che il popolo della Groenlandia è MAGA. Make Greenland Great Again!”. Nel dicembre precedente, Trump aveva nominato nominato Ken Howery, cofondatore di PayPal, come ambasciatore in Danimarca, rilanciando la proposta di acquisizione dell’isola come “una necessità strategica per la sicurezza nazionale americana”.

Fonte: ABC News

La Danimarca ha respinto con fermezza le proposte di Trump, sottolineando che la Groenlandia “non è in vendita”. Tra gli abitanti dell’isola, intanto, cresce il timore che Nuuk venga trattata dagli Stati Uniti come una pedina geopolitica. “Noi non siamo in vendita. Siamo esseri umani, non un bene di scambio”, ha dichiarato Tungutaq Larsen, un cittadino groenlandese.

I timori di annessione

Il clima si è ulteriormente inasprito dopo che, in un’udienza al Congresso, il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha ammesso l’esistenza di “piani di contingenza” per un’eventuale acquisizione militare della Groenlandia. Inoltre, il Wall Street Journal ha riferito che le agenzie di intelligence statunitensi sarebbero state incaricate di intensificare le operazioni sull’isola.

Nonostante ciò, il Parlamento danese ha approvato, lo scorso giugno, un disegno di legge che consente alle forze armate statunitensi di stazionare in territorio danese. In parallelo, sono stati stanziati 1,5 miliardi di dollari per rafforzare la difesa della Groenlandia. Altri 2 miliardi di euro erano stati annunciati già a gennaio per potenziare la presenza militare danese nell’Artico.

Foto di Odd Andersen/AFP tramite Getty Images

La politica interna della Groenlandia e il sostegno dell’Unione Europea

Le elezioni groenlandesi dello scorso marzo hanno visto vincitore un partito che sostiene la necessità di intraprendere un percorso graduale verso l’indipendenza. Nel frattempo, un partito favorevole a una rottura netta dei rapporti con la Danimarca e all’avvicinamento agli Stati Uniti ha ottenuto un quarto dei voti.

Nel tentativo di controbilanciare le ambizioni degli Stati Uniti, la Danimarca ha chiesto il sostegno degli alleati europei. L’alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha dichiarato che Bruxelles “non sta negoziando sulla Groenlandia” e ha sottolineato che la sovranità del territorio spetta esclusivamente ai suoi cittadini.

Il 15 giugno, durante il suo viaggio verso il Canada, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto una breve sosta a Nuuk, lanciando un forte segnale di compattezza europea contro le pressioni americane. In precedenza, durante la conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani a Nizza, Macron aveva dichiarato che “l’oceano non è in vendita, la Groenlandia non è in vendita, l’Artico e nessun altro mare sono in vendita”. Il nuovo primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha accolto con favore il gesto, ringraziando pubblicamente la Francia per il sostegno.

Fonte: AP

Morten Løkkegaard, un europarlamentare danese, ha proposto che la Groenlandia riconsideri l’adesione all’Unione Europea, da cui si è ritirata nel 1985, per rafforzare la propria sicurezza e tutelarsi dalle crescenti pressioni e minacce provenienti da Donald Trump. “È tempo di abbracciare un nuovo modo di pensare”, ha affermato Løkkegaard. “Viviamo in un mondo in cui, per quanto si voglia essere indipendenti, bisogna essere membri di alleanze. A mio avviso, l’Unione Europea rappresenta la migliore alleanza in cui entrare. E questo vale sia per la Danimarca che per la Groenlandia”.

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