Imane Khelif smentisce le voci sul suo ritiro dalla boxe: “Quelle del mio ex manager dichiarazioni false”

Lo scorso anno, durante le Olimpiadi di Parigi, aveva conquistato un oro olimpico memorabile nella boxe femminile, accendendo l’orgoglio di un’intera nazione, quella algerina. Ma quella vittoria, che avrebbe dovuto essere celebrata come un trionfo sportivo, si è trasformata ben presto in un caso mediatico internazionale. Sospetti sul suo sesso biologico, accuse infondate e campagne diffamatorie alimentate da opinionisti e politici hanno finito per offuscare l’immagine di un’atleta che, a 26 anni, era diventata un simbolo di coraggio e determinazione per milioni di giovani nel mondo.

Dopotutto, Imane Khelif è la prima donna algerina ad aver raggiunto il gradino più alto del podio olimpico nella storia della boxe femminile. Un’impresa che si è subito scolpita nelle pagine dello sport algerino, ma che, purtroppo, non è stata seguita da quella costanza che in tanti si aspettavano. A distanza di dodici mesi da quella finale, Khelif non è più tornata sul ring. E la sua assenza prolungata ha fatto circolare diverse ipotesi su un suo possibile ritiro.

Foto di Ariana Cubillos/AP

A riaccendere i riflettori su di lei, pochi giorni fa, sono state le dichiarazioni del suo ex manager, Nasser Yesfah, riportate da Nice-Matin, un quotidiano francese: “Ha smesso. Si allena in Algeria o in Qatar, ma soprattutto per contratti con gli sponsor. Per ora non pratica più la boxe”. Una frase che ha fatto rumore, ma alla quale Imane Khelif ha risposto prontamente.

In un post pubblicato su Facebook, la campionessa olimpica ha smentito categoricamente l’ex procuratore, chiarendo che non è più rappresentata da lui e che è intenzionata a continuare a combattere: “Non ho mai annunciato il mio ritiro. Continuo ad allenarmi con determinazione. Non è finita”. Poi la stoccata: “Le sue dichiarazioni sono false e malevole. Ha tradito la mia fiducia e quella del mio Paese. La diffusione di queste voci ha come unico scopo quello di danneggiare la mia carriera”.

Le polemiche parigine

Tutto è cominciato in una calda estate parigina del 1° agosto del 2024, subito dopo il discusso match contro Angela Carini, terminato dopo meno di un minuto per il ritiro dell’azzurra. Da lì, un crescendo di polemiche, in gran parte sollevate da ambienti conservatori e testate giornalistiche vicine all’estrema destra, che hanno messo in discussione il sesso biologico di Khelif, insinuando, senza alcuna prova, che fosse una donna transgender. Accuse basate sui pregiudizi e sull’ignoranza che circonda le tematiche di genere, che hanno alimentato un acceso dibattito internazionale, mettendo in secondo piano la portata storica del suo trionfo.

Fonte: ANSA

Liverpool, World Boxing e test genetici

Nonostante la smentita delle parole di Yesfah, il ritorno in gara di Imane Khelif appare incerto. Pensare a una sua presenza ai Mondiali di boxe a Liverpool, in programma a settembre, risulterebbe azzardato, soprattutto per la questione dei test di genere.

A Parigi, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Thomas Bach, era stato un muro di granito nel sostenere l’atleta algerina. Una diga capace di resistere alle polemiche che infuriavano ovunque, determinata ad opporsi ai tentativi di escluderla dalla competizione. Ma con l’insediamento di Kirsty Coventry alla guida del Comitato, il vento è cambiato. E dopo la rimozione dell’International Boxing Association (IBA) dall’organizzazione dei Giochi, motivata dai suoi legami con la Russia, la boxe è tornata al centro del progetto olimpico.

Foto di Gavriil Grigorov/AP

A gestire il futuro del pugilato sarà la World Boxing, la nuova federazione che si occuperà di organizzare la disciplina in vista delle Olimpiadi di Los Angeles, programmate per il 2028. Il suo presidente, Boris van der Vorst, in un’intervista a La Repubblica, aveva rimandato la questione dei test, in attesa di una chiara regolamentazione. Ma il ritiro dal torneo a Liverpool della taiwanese Lin Yu Ting (l’altro oro olimpico finito nell’occhio del ciclone per lo stesso motivo di Khelif), dopo che la World Boxing ne aveva messo in dubbio l’idoneità di genere, non ha lasciato spazio a dubbi: d’ora in poi nessuno salirà sul ring senza essersi sottoposto a un test genetico.

Un problema non di poco conto per Khelif, che soffre di iperandrogenismo, una condizione che provoca livelli alti di testosterone, e che potrebbe metterla in una posizione complicata nei confronti dei nuovi regolamenti.

Fonte: Corriere della Sera

Il mancato rientro

Khelif avrebbe dovuto tornare sul ring lo scorso giugno, in occasione del torneo mondiale di Eindhoven. Era il momento giusto per rispondere con i guantoni a tutte le critiche che aveva ricevuto. Ma dopo l’annuncio della World Boxing di voler introdurre i test di genere in tutte le sue competizioni, la pugile ha deciso di non parteciparvi. Una scelta che alimenta l’incertezza sul suo futuro sportivo, ma che al tempo stesso rivela quanto il dibattito attorno all’identità di genere nello sport sia ancora lontano dall’essere risolto.

Imane Khelif, intanto, continua ad allenarsi. E a far sentire la sua voce. “Non è finita”, ha detto. Ma oggi il suo match più difficile si gioca fuori dal ring.

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