Per la prima volta dal 2000, quando venne siglato l’Accordo di Algeri, l’Etiopia e l’Eritrea sono pronte a scontrarsi di nuovo. Da più di un anno, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed Ali, accusa Asmara e i suoi alleati nell’esercito sudanese di aver offerto sostegno al Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF). Gli attuali rapporti di forza contraddicono l’assetto che era emerso durante l’ultima guerra del Tigray, tra il 2020 e il 2022, quando l’Etiopia e l’Eritrea erano alleate, anziché nemiche.
Con la conquista della città di Zalambessa, al confine con l’Eritrea, le forze militari etiopi potrebbero invadere il Paese confinante. Se ciò accadesse, si innescherebbe inevitabilmente una reazione a catena tra i fattori più destabilizzanti del Corno d’Africa, tra i quali i risentimenti storici, le frammentazioni etno-politiche e le rivalità regionali. In parole povere, i combattimenti degenererebbero in un conflitto su vasta scala, finendo per coinvolgere anche gli Stati gravitanti attorno al Mar Rosso.
I rapporti diplomatici tra l’Eritrea e l’Etiopia
I rapporti tra l’Eritrea e l’Etiopia non sono mai stati rosei. La politica estera dell’Eritrea è contraddistinta da un’accentuata propensione alla guerra: dal 1993, Isaias Afewerki ha partecipato ad almeno sei guerre, senza contare quella del 1998, contro l’Etiopia. Visti i precedenti, è comprensibile che Addis Abeba diffidi del suo vicino. Anche gli etiopi, però, non sono da meno. Negli ultimi anni, Abiy ha intensificato una campagna politica irredentista, con l’obiettivo di conquistare un accesso sul Mar Rosso.

Per Addis Abeba, il possesso di un porto rappresenta una questione esistenziale. Secondo uno studio dello Horn Institute, la politica estera dell’Etiopia trova fondamento nella teoria di Mahdi, la quale postula che gli Stati senza sbocco sul mare (landlocked states) hanno tre caratteristiche strutturali: vulnerabilità geografica, dovuta alla dipendenza dagli altri Paesi; adattamento strategico, ottenuto attraverso una diplomazia multivettoriale; potere contrattuale ridotto nella conduzione dei negoziati.
L’esito dell’Accordo di Pretoria
Anche la questione tigrina è complice del deterioramento dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. Benché l’Eritrea e l’Etiopia avessero contribuito a respingere il TPLF, nel 2022, l’Accordo di Pretoria lasciò il movimento ribelle sostanzialmente intatto, permettendogli di ritirarsi sulle montagne e di nascondere i suoi equipaggiamenti militari, in attesa di una nuova guerriglia. Asmara, che aveva premuto per lo smantellamento completo del TPLF, rimase insoddisfatta dell’esito dei colloqui.
Da quel momento, il rapporto di amicizia tra l’Eritrea e l’Etiopia iniziò a sgretolarsi. Abiy, facendo leva su motivazioni di natura storica, rivendicò pubblicamente il diritto a uno sbocco sul mare. Dopo aver perduto i suoi porti, nel 1993, a causa della secessione dell’Eritrea, l’Etiopia è sempre stata costretta ad affidarsi a Gibuti per l’esportazione delle proprie merci via mare. L’Eritrea considera tale retorica una grave minaccia alla sua sovranità territoriale.
In reazione alle rivendicazioni territoriali di Addis Abeba, l’Eritrea ha valutato la possibilità di creare insieme al TPLF un fronte comune anti-etiope. Afewerki, da un lato, intravede nel Tigray un’efficace zona cuscinetto, che separi l’Eritrea dal cuore dell’Etiopia. Il TPLF, dall’altro, è ansioso di sfondare l’accerchiamento etiope, venutosi a creare alla fine dell’ultima guerra del Tigray, nel 2022. Ecco perché il TPLF, proprio il 22 settembre, ha ripreso gli scontri con l’esercito del governo federale.

L’Etiopia invaderà l’Eritrea?
Dopo lo scoppio della ribellione tigrina, le forze armate etiopi hanno preso il sopravvento, conquistando in poco tempo il capoluogo di regione del Tigray, Mekelle. I recenti scontri, tuttavia, non dovrebbero essere ascritti a una semplice guerra civile: la situazione sul campo è molto più complessa di quanto sembri. L’Etiopia, infatti, ha accusato l’Eritrea di aver schierato il proprio esercito sul territorio controllato dal TPLF, con l’obiettivo di offrire sostegno ai suoi combattenti da dietro le quinte.
L’Etiopia ha sostenuto anche che il Sudan, alleato con l’Eritrea e l’Egitto, avesse offerto rifugio all’Armata 70, un gruppo armato tigrino, di cui fanno parte ex combattenti ed ufficiali delle Forze di Difesa del Tigray (TDF) e del governo federale etiope. Ora, con l’inasprimento delle tensioni, il mosaico di inimicizie sta prendendo una forma inquietante. Espugnando le roccaforti settentrionali del TPLF, i soldati etiopi potrebbero ammassarsi lungo il confine con l’Eritrea e scatenare un’invasione di terra.