La crisi nel Golfo Persico non accenna a risolversi. Nonostante le dichiarazioni recenti, che avevano fatto pensare a una possibile riapertura, lo Stretto di Hormuz rimane ancora chiuso. L’Iran, infatti, ha posto nuove condizioni per consentire la ripresa della navigazione, chiedendo agli Stati Uniti anche un risarcimento per i danni provocati dalla guerra.
A confermarlo è stato il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo cui i negoziati con l’Oman stanno entrando nella fase conclusiva. Le discussioni riguardano soprattutto le modalità per gestire lo Stretto e l’eventuale individuazione di nuove rotte per il traffico marittimo. Un’intesa, ha spiegato Araghchi, potrebbe essere raggiunta, ma questo non significherebbe automaticamente la riapertura di Hormuz.
Quali sono le condizioni di Khamenei?
La questione dello Stretto si intreccia con un’altra incertezza, che riguarda direttamente i vertici della Repubblica islamica. Negli ultimi giorni, erano circolate indiscrezioni secondo cui l’ayatollah Mojtaba Khamenei, Guida suprema dell’Iran, sarebbe in condizioni di salute estremamente gravi. Le autorità iraniane, però, hanno voluto smentire queste ricostruzioni.
I media ufficiali hanno riferito di un recente incontro tra Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian, avvenuto in occasione dell’inizio del terzo anno di mandato del capo dello Stato. Secondo la versione diffusa dalle autorità, i due avrebbero discusso per un lungo periodo delle principali difficoltà che il Paese sta affrontando: dalla situazione economica e dalle condizioni di vita della popolazione agli sviluppi militari, fino ai rapporti con i partner stranieri.
La data esatta dell’incontro non è stata resa pubblica, ma dovrebbe risalire ai giorni precedenti al 30 luglio, anniversario dell’insediamento di Pezeshkian. La notizia è stata accompagnata da una fotografia e rilanciata contemporaneamente dai principali mezzi di informazione statali iraniani.
Il caso resta comunque aperto. Le informazioni ufficiali contrastano infatti con le voci provenienti dagli ambienti dissidenti iraniani all’estero, secondo cui la Guida suprema sarebbe gravemente malata e prossima alla morte. In assenza di ulteriori immagini o comunicazioni dettagliate, resta difficile verificare indipendentemente quale sia la reale condizione di Khamenei.
Gli Houthi intensificano gli attacchi nel Mar Rosso
Mentre Teheran cerca di mantenere il controllo della situazione interna, la tensione si sta spostando anche verso il Mar Rosso. Gli Houthi, movimento yemenita alleato dell’Iran e parte della rete di alleanze che comprende anche Hamas ed Hezbollah, hanno intensificato le operazioni contro obiettivi legati all’Arabia Saudita.
I ribelli hanno rivendicato una serie di attacchi con missili e droni lungo la costa del Mar Rosso. Tra gli obiettivi indicati c’è un impianto petrolifero di Saudi Aramco, nella zona di Jizan, dove l’attacco avrebbe provocato un incendio. Nel mirino è finita anche l’area di Mocha, nello Yemen, controllata dalle forze governative sostenute da Riad. Particolarmente grave è il bilancio comunicato dalle autorità yemenite per l’attacco contro il porto di al-Makha: almeno 11 persone sarebbero morte, tra cui otto militari e tre civili, mentre altre 35 sarebbero rimaste ferite.
L’escalation arriva in un momento particolarmente delicato per gli equilibri regionali. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno recentemente rafforzato la propria cooperazione con il Patto della Mecca, un’intesa alla quale, secondo alcune fonti turche, potrebbe aggiungersi anche l’Egitto. Un eventuale ampliamento dell’accordo potrebbe modificare ulteriormente gli equilibri tra i Paesi della regione e aumentare la pressione sull’Iran e sui suoi alleati.