I colloqui indiretti in Qatar riaprono il canale tra Washington e Teheran. Sul tavolo la proposta dell’Oman per ridefinire il transito nello stretto di Hormuz, mentre sul fronte libanese il cessate il fuoco vacilla sotto i colpi dei raid israeliani.
Il Golfo Persico torna a essere l’epicentro della diplomazia sotterranea globale. A Doha, in Qatar, sono ufficialmente ripartiti i colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran, un tentativo strettissimo di disinnescare l’escalation in Medio Oriente che rischia di ridisegnare non solo gli equilibri militari, ma anche le rotte commerciali ed energetiche globali.
Il clima attorno ai negoziati resta tuttavia incandescente e dominato dal sospetto. Da un lato, la linea di Washington non accenna a concessioni strategiche sul fronte atomico: “In ogni caso l’Iran non avrà l’arma nucleare“, ha tagliato corto il Vicepresidente statunitense J.D. Vance, ribadendo la postura di massima pressione della Casa Bianca. Dall’altro, i movimenti reali dietro le quinte rimangono avvolti dal mistero. Nelle ultime ore, il Presidente Donald Trump ha fatto esplicito riferimento a un “incontro a Doha sulla situazione in Iran”, dichiarazione che ha subito trovato la secca smentita ufficiale da parte del governo di Teheran, geloso nel mantenere riservati i dettagli dei contatti diplomatici tramite mediatori.
Il dossier Hormuz: la proposta dell’Oman e il “tassametro” di Teheran
Il vero asse geopolitico e commerciale delle trattative si sta consumando attorno allo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo quanto rivelato dal New York Times, il Sultanato dell’Oman ha elaborato un piano congiunto con l’Iran per una nuova e rivoluzionaria gestione dello stretto.
Il piano prevede l’introduzione di un pedaggio per le navi cargo e le petroliere in transito. Formalmente si tratterebbe di un contributo su “base volontaria”, ufficialmente finalizzato a finanziare servizi di navigazione, sicurezza marittima e tutela ambientale. Nei fatti, però, Teheran ha già lanciato un avvertimento perentorio ai mercati: il transito gratuito a Hormuz sarà garantito solo per i prossimi 60 giorni. Scaduto questo ultimatum, l’accesso a una delle vie d’acqua più sorvegliate del mondo potrebbe non essere più lo stesso, minacciando una nuova ondata di rincari sui costi di trasporto delle materie prime.
In questo intricato scacchiere si muove anche l’Unione Europea. Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’Ue per la regione del Golfo, ha incontrato a Doha il Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. L’obiettivo della missione europea è chiaro: blindare e sostenere politicamente gli sforzi di mediazione messi in campo dall’emirato per tenere agganciati al tavolo Washington e Teheran, evitando un collasso totale del canale diplomatico.
L’ombra del Libano e Hormuz sul tavolo dei negoziati
I diplomatici riuniti a Doha devono però fare i conti con la realtà del terreno, dove i conflitti per procura continuano a surriscaldare l’area. In Libano, il fragile cessate il fuoco siglato recentemente è già ridotto ai minimi termini.
I vertici di Hezbollah hanno pubblicamente denunciato nuove e ripetute violazioni della tregua da parte delle forze israeliane, rimarcando con una nota ufficiale che l’organizzazione “si riserva il diritto sovrano di difendere la patria”. Quasi in contemporanea, l’esercito israeliano (IDF) ha confermato di aver effettuato raid mirati nel sud del Libano, colpendo tre quartier generali logistici della milizia sciita.