Gli Stati Uniti rispolverano l’arte del regime change: Caracas bombardata e Maduro catturato

Forti esplosioni, almeno sette, stando a ciò che è stato riportato dai media. Nella notte di sabato, intorno alle 2:00 (7:00 in Italia), Caracas è stata travolta da un’improvvisa ondata di bombardamenti, che ha coinvolto alcuni edifici situati nei dintorni della capitale venezuelana. Poco dopo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivendicato la paternità dell’aggressione militare, comunicandone la buona riuscita e annunciando la cattura del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro.

I dettagli dell’attacco

I rumori delle esplosioni e degli aerei che volavano a bassa quota, facilmente udibili anche a chilometri di distanza, hanno spinto i cittadini venezuelani a riversarsi nelle strade e a commentare l’accaduto sui social media. Non è stato possibile verificare con precisione se ci siano state delle vittime e quali installazioni militari e civili siano state colpite. Fin dalle prime ore di questa mattina, la BBC ha esaminato una serie di video, per identificare i siti presi di mira. Le quattro sedi confermate, finora, sono le basi militari di La Carlota e di Fuerte Tiuna, il porto La Guaira e l’aeroporto di Higuerote.

Fonte: Reuters

Donald Trump ha informato i suoi elettori della buona riuscita dell’attacco e dell’avvenuta cattura di Maduro e di sua moglie in un post pubblicato su Truth Social: “Gli Stati Uniti d’America hanno portato a termine con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolás Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie”. In seguito, ha salutato l’operazione militare come una prova di “velocità, potenza precisione e competenza mozzafiato”, ringraziando le forze speciali statunitensi della loro collaborazione.

Le previsioni di guerra

La possibilità che gli Stati Uniti avrebbero organizzato un attacco contro il Venezuela era già stata evocata da Trump il 3 novembre, durante un’intervista concessa a CBS. In quell’occasione, il leader della Casa Bianca accusò apertamente il regime del presidente chavista di collusione con il narcotraffico e il terrorismo, sovraccaricando la tensione già persistente nei rapporti tra Washington e Caracas. Poi, mentre rispondeva a una domanda inerente a un’ipotetica invasione territoriale, Trump ha affermato: “Dubito che ci sarà una guerra. Ma i giorni di Maduro sono contati”.

Alla luce di ciò, dunque, la probabilità che avvenisse un regime change era tutt’altro che bassa. E anche il dispiegamento di forze navali statunitensi nel Mar dei Caraibi lasciava presagire sviluppi destabilizzanti. In un post pubblicato su X, il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha sottolineato con insistenza che “Trump diceva sul serio”. Una sorta di rivincita contro gli scettici. Ciò che era stato derubricato a retorica si è tradotto in realtà. Ma è la frase successiva ad attirare maggiormente l’attenzione: “Il presidente ha offerto diverse vie d’uscita, purché il traffico di droga cessasse definitivamente e il petrolio rubato venisse restituito agli Stati Uniti”. Di quali vie d’uscita parla? E che ruolo gioca il petrolio in questa vicenda?

Foto di Tom Brenner/The New York Times

Il ruolo del petrolio e della Cina

Mentre parlava ai giornalisti di Fox News, Trump ha confermato che lui e i suoi collaboratori avevano già parlato a Maduro “una settimana fa”, intimandogli di “arrendersi immediatamente”. Inoltre, ha garantito che gli Stati Uniti saranno “coinvolti nella gestione dell’industria petrolifera venezuelana”. Sembrerebbe, dunque, che l’obiettivo di Washington sia quello di dominare l’emisfero occidentale, richiamandosi a una dottrina Monroe mai passata di moda, e assicurarsi le rendite petrolifere, piuttosto che arginare i traffici di droga. Usando la lotta ai narcotrafficanti venezuelani come un pretesto per deporre Maduro, gli Stati Uniti potrebbero riafferrare le redini del potere in una regione che è già stata penetrata dall’influenza cinese.

Come è noto, Caracas possiede le più grandi riserve petrolifere del pianeta. Secondo l’ultima rassegna statistica annuale dell’OPEC, il Venezuela detiene quasi un quinto delle riserve provate mondiali di greggio, stimate in circa 303 miliardi di barili. Tuttavia, la distanza tra dotazione e capacità produttiva è marcata, a causa della mala gestione del governo e dalle sanzioni esterne. Uno stop o un rallentamento delle esportazioni, inoltre, potrebbe incidere negativamente sull’economia della Cina, la maggior importatrice di petrolio venezuelano. Ma Trump ha tenuto a far sapere che i suoi rapporti con Xi Jinping rimarranno buoni e che la Cina “avrà il suo petrolio”.

Fonte: Al Jazeera

La transizione politica

Sul fronte politico, la fase di transizione è ancora in stato di elaborazione. Gli Stati Uniti, almeno per ora, governeranno il Paese fin quando la situazione non sarà stata ristabilita. Durante il suo intervento a Fox News, Trump ha affermato che la candidatura di Maria Corina Machado, la leader dell’opposizione, a guida della transizione verso un nuovo governo sarà sottoposta a un’attenta valutazione. “Il Venezuela ha una vicepresidente”, ha ricordato Trump. “Non so che tipo di elezioni siano state, ma l’elezione di Maduro è stata una vergogna, come ben sapete”. Per adesso, quindi, il controllo del Paese è nelle mani della vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez.

Nel frattempo, Machado ha accolto con favore l’intervento militare degli Stati Uniti, pubblicando un post trionfante su X. “È l’ora della libertà”, ha scritto la recente vincitrice del premio Nobel per la pace. “Nicolás Maduro, da oggi, affronta la giustizia internazionale per gli atroci crimini commessi contro i venezuelani e contro i cittadini di molte altre nazioni. Di fronte al suo rifiuto di accettare una via d’uscita negoziata, il governo degli Stati Uniti ha mantenuto la promessa di far valere la legge”.

Foto di Jesus Vargas/Getty Images

Che ne sarà di Maduro?

Il senatore dello Utha, Mike Lee, ha riferito di aver avuto una conversazione telefonica con il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, nella quale avrebbe ricevuto la conferma ufficiale della cattura di Maduro. Secondo Rubio, gli Stati Uniti non procederanno a nuove azioni militari nei confronti del Venezuela e sottoporranno a processo l’ex presidente venezuelano a New York. “Marco Rubio mi ha informato che Nicolás Maduro è stato arrestato dal personale statunitense per essere processato per accuse penali negli Stati Uniti e che l’azione cinetica a cui abbiamo assistito è stata messa in atto per proteggere e difendere coloro che eseguono il mandato di arresto”, ha scritto Lee.

Dopo essersi arresi, Maduro e sua moglie sono stati presi in custodia dal Dipartimento di Giustizia americano e condotti a bordo della USS Iwo Jima, l’imbarcazione che, come aveva precedentemente detto Trump, avrebbe trasferito il leader chavista negli Stati Uniti. Poche ore fa, Donald Trump ha pubblicato sul suo account di Truth Social una foto che ritrae Nicolás Maduro a bordo dell’aereo, con una mascherina sugli occhi, un paio di cuffie e una tuta grigia.

Fonte: Truth Social
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