Escalation in Ucraina: attacchi massicci e tensioni diplomatiche crescenti

La guerra in Ucraina entra nel giorno 1.200 con un’escalation di attacchi e tensioni crescenti. Nella notte tra giovedì e venerdì, la capitale Kiev è stata colpita da un massiccio attacco russo con oltre 400 droni e 45 missili, causando almeno quattro morti e una ventina di feriti, tra cui civili e bambini. Parallelamente, la seconda città più grande, Kharkiv, ha subito il più grande attacco di droni della guerra, con almeno tre morti e circa 20 feriti. Le autorità russe giustificano questi attacchi come rappresaglie a presunti “atti terroristici” ucraini sul territorio russo, inclusi attentati contro infrastrutture come ponti ferroviari, che hanno provocato vittime tra i civili. Kiev, invece, rivendica operazioni militari mirate, come l’attacco a basi aeree russe e la distruzione di due ponti in Russia.

Sul fronte diplomatico, per la prima volta da oltre tre anni di conflitto, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con Papa Francesco, che ha chiesto a Mosca un gesto per la pace. Tuttavia, il Cremlino ha precisato che non si è discusso di una soluzione negoziata concreta. Intanto, Kiev sta lavorando a un possibile incontro tra il presidente ucraino Zelensky e l’ex presidente americano Trump, previsto a margine del G7 in Canada a metà giugno.

Le dichiarazioni ufficiali mostrano un clima di forte tensione: il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov definisce la guerra una “questione esistenziale” per la Russia, mentre Zelensky accusa chi non agisce contro il conflitto di essere complice di Putin. La situazione resta dunque drammatica, con continui bombardamenti, vittime civili e militari e un’incerta prospettiva di pace nel prossimo futuro.

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