Gli scontri tra Israele e Iran, iniziati nella notte tra il 12 e il 13 giugno 2025, hanno provocato un significativo aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, con ripercussioni immediate sui mercati globali e sull’economia italiana. Il prezzo del petrolio ha subito un’impennata rilevante, riflettendo le tensioni geopolitiche in una regione strategica per l’approvvigionamento energetico mondiale.
Secondo i dati aggiornati, il prezzo del Brent è salito a circa 74,47 dollari al barile, con un incremento del 7,37% rispetto ai livelli precedenti al conflitto, mentre il WTI ha raggiunto i 73,48 dollari, segnando un aumento dell’8%. Questo rialzo si traduce in un aumento del 10% rispetto ai prezzi di inizio aprile 2025, con la benzina che in Italia ha superato la soglia di 1,7 euro al litro e il gasolio che si attesta sopra 1,6 euro al litro.

L’attenzione degli operatori si concentra sullo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa il 30% del petrolio mondiale trasportato via mare. La minaccia iraniana di bloccare o limitare il traffico in questa zona potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio ben oltre i 100 dollari al barile, con scenari estremi che prevedono quotazioni superiori ai 200 dollari in caso di blocco totale.
Parallelamente, il mercato del materiale atomico è sotto osservazione, data la natura degli attacchi e la possibile destabilizzazione degli impianti nucleari iraniani. Sebbene non siano disponibili dati precisi sull’aumento dei prezzi del materiale atomico, la tensione ha generato un clima di incertezza che potrebbe influenzare i costi e le forniture nel settore energetico nucleare.
Dal punto di vista economico, il Centro studi di Unimpresa evidenzia come questo shock sui prezzi energetici possa tradursi in un aumento significativo dei costi di produzione per le imprese italiane, in particolare per le piccole e medie imprese, con un possibile effetto inflazionistico tra lo 0,3 e lo 0,5% che comprimerebbe ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. Il settore dei trasporti, l’agricoltura e la logistica sono tra i più esposti a questi rincari, con un impatto stimato di circa 8,7 miliardi di euro sui prodotti petroliferi utilizzati industrialmente, di cui 5 miliardi a carico delle PMI.
Nei prossimo giorni dovremmo aspettarci che, se la situazione continuerà di questo passo, le borse registreranno un’ aumento esponenziale del costo delle materie prime.
E’ essenziale sottolineare come, stando alle dichiarazioni, il piano atomico e missilistico che l’Iran minaccia da giorni, ha natura esclusivamente civile e non militare, una storia a cui l’intero mondo non crede ma che, infondo, spera.