La Cina considera Taiwan una provincia ribelle da riunificare con la madrepatria, come ribadito più volte dal presidente Xi Jinping. La determinazione di Pechino a riprendere il controllo dell’isola è motivata da ragioni storiche, politiche e strategiche, poiché Taiwan rappresenta un nodo cruciale per la supremazia regionale e globale.
Un attacco cinese a Taiwan potrebbe essere imminente, secondo il Pentagono, che ha avvertito come la Cina stia preparando le sue forze per un’azione militare entro il 2027.
Le capacità militari cinesi sono in crescita, con esercitazioni sempre più frequenti e la possibilità di un blocco navale per isolare l’isola.

Questo scenario metterebbe a rischio non solo Taiwan, ma anche gli Stati Uniti e i loro alleati, che hanno interesse a sostenere Taipei per contenere l’espansione cinese.
Le conseguenze di un conflitto sarebbero devastanti: un blocco o un’invasione potrebbero ridurre il PIL globale fino al 10%, con interruzioni nelle catene di approvvigionamento tecnologiche ed economiche che coinvolgono tutto il mondo.
Il legame con l’attacco Usa all’Iran risiede nella strategia americana di contenimento di potenze rivali che minacciano l’ordine internazionale. Mentre Trump ha ordinato un attacco diretto alle infrastrutture nucleari iraniane per bloccare l’ascesa di Teheran come potenza regionale, gli Stati Uniti rafforzano la loro presenza militare nell’Indo-Pacifico per contrastare la Cina.