Nel cuore del Museo Nazionale di Palazzo Barberini, si svolge Caravaggio 2025, un progetto espositivo di portata storica che offre la più vasta antologica del maestro lombardo degli ultimi decenni, con ben 24 dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo
Curata da Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi e Thomas Clement Salomon – quest’ultimo direttore delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini – la mostra unisce opere rare e circuiti coreografici cronologici, inserendosi tra le iniziative legate al Giubileo 2025.
Prestiti di eccezione includono il “Ritratto di Maffeo Barberini” e l’Ecce Homo di recente attribuzione, giunti per la prima volta a Roma dopo secoli.

L’allestimento si articola in quattro sale: si parte dagli anni della giovanile sfida al Rinascimento con la Conversione di San Paolo e il Davide con la testa di Golia, per approdare alla maturità audace del San Giovanni Battista e dei complessi cicli sacri, tra cui le drammatiche Giuditta che decapita Oloferne e Santa Caterina, ambientate in dialogo con opere storicamente connesse, provenienti da Detroit, Hartford e Madrid.
La disposizione in quattro sale tematiche, le opere sono disposte per offrire un percorso cronologico e concettuale del genio caravaggesco. Questo allestimento in quattro sezioni consente di immergere il visitatore nella progressione artistica dell’autore e nel dialogo tra le sue opere più significative.
Ogni sala è pensata come uno spazio di immersione visiva, dove i dipinti dialogano tra loro per affinità luministiche, tematiche sacre e scelte compositive. Questo impianto favorisce un’esperienza coinvolgente, che restituisce al pubblico non solo la potenza pittorica, ma anche l’intensità morale e teatrale del linguaggio di Caravaggio.

La rivoluzione visiva e spirituale
Caravaggio irrompe nella pittura seicentesca rovesciandone i canoni: chiaroscuro, realismo estremo e fisicità carnale ridefiniscono il sacro e l’umano. Come spiega Salomon, «un Caravaggio allo stato puro»: nessun allievo, nessun emulo – solo dipinti autografi esposti con rigore filologico. La teologia per immagini del Merisi non trascende l’uomo, ma lo porta nella luce e nell’ombra di una resa emotiva che sommerge.
Non meno interessante è il dialogo che va a crearsi con la collezione permanente di Palazzo Barberini, in cui la mostra si inserisce con intelligenza curatoriale, sollecitando confronti tra Caravaggio e i maestri del classicismo seicentesco. L’impatto è dirompente: accanto alla compostezza idealizzante di un Reni o alla grazia luminosa di un Domenichino, la pittura di Caravaggio irrompe con la forza di una verità incarnata, priva di filtri, in costante tensione con il divino e il quotidiano. Le opere del Merisi, collocate nei luoghi dove la storia della pittura barocca si è formata, risuonano con una forza rinnovata, confermando la radicalità del suo linguaggio.
Accoglienza critica e pubblica
L’interesse del pubblico è già imponente: oltre 60 000 biglietti venduti, con proiezioni fino a 300 000 visitatori.
La stampa elogia l’esposizione, Il Sole 24 Ore definisce la mostra “tra le più ambiziose” dedicati a Caravaggio, evidenziando «capolavori riscoperte e prestiti eccezionali da tutto il mondo».
La Repubblica segnala il ritorno in sala del “Ritratto di Maffeo Barberini”, raro e strategico, definendolo “operazione epocale” per la storia culturale romana. In un’intervista al Corriere dello Spettacolo, Maria Cristina Terzaghi sottolinea l’importanza del catalogo, «una summa degli studi recenti su Caravaggio», e del percorso espositivo pensato per dialoghi inediti tra opere distanti per cronologia e provenienza.
Francesca Cappelletti afferma: «volevamo che il visitatore entrasse in un confronto visivo tra scuole, lingue artistiche e concezioni del sacro », evidenziando una valorizzazione della collezione permanente di Palazzo Barberini nei confronti dei capolavori ospiti.