Blind Patriotism: l’ultima scultura di Banksy

Dalla superficie al volume: una rottura nel linguaggio di Banksy

Che cosa accade quando Banksy che ha costruito la propria fortuna critica sulla fugacità dello stencil un gesto notturno, illegale, per definizione destinato a essere cancellato, rimosso o strappato via pezzo per pezzo decide di erigere una statua?

Non un murale su un muro condannato, non un’installazione smontabile in un’ora, ma un oggetto a tutto tondo, issato su un piedistallo appositamente costruito, nel cuore simbolico di Londra.

È la domanda che pone Blind Patriotism, la scultura apparsa nelle prime ore del 29 aprile 2026 a Waterloo Place, nei pressi di St James’s, e rivendicata da Banksy attraverso un video pubblicato sui propri canali ufficiali.

Il mezzo scelto è a sua volta un segnale: non lo stencil su muro né la vernice spray, ma un getto in vetroresina o resina, dotato di un piedistallo su cui compare, inciso col gesso, una firma pratica del tutto inconsueta per un artista che non firma quasi mai le proprie opere murarie.

Questa scelta tecnica, insieme alla collocazione in un’area sorvegliata e densa di traffico pedonale, indica una pianificazione ben più complessa della consueta incursione notturna, e apre la questione di cosa significhi, per l’artista più noto della street art contemporanea, adottare la grammatica formale del monumento civico proprio mentre quella grammatica è, altrove, sempre più contestata.

Iconografia della cecità: bandiera, uniforme, piedistallo

L’opera di Banksy raffigura un uomo in abito elegante che avanza a passo sicuro, sul punto di scendere dal piedistallo, con il volto completamente coperto da una grande bandiera che il vento fa sventolare contro il suo viso.

Il gesto è insieme marziale e cieco: la stessa bandiera che dovrebbe orientare e rappresentare diventa, letteralmente, un ostacolo alla vista, la figura non guarda dove sta andando; procede per inerzia, sorretta soltanto dalla certezza retorica del proprio incedere.

Il titolo, Blind Patriotism, dichiara senza ambiguità il bersaglio polemico: non il patriottismo in quanto tale, ma la sua forma acritica, quella che sostituisce la bandiera allo sguardo.

La collocazione non è meno significativa dell’immagine, Waterloo Place si trova a pochi passi dal memoriale della guerra di Crimea e dalla statua equestre di Edoardo VII, in un’area urbana che è essa stessa un archivio a cielo aperto della retorica imperiale britannica.

Inserendo la propria figura cieca in questo contesto, Banksy non aggiunge un commento esterno al paesaggio monumentale londinese: vi si infiltra, costringendo chi cammina nella piazza a leggere i monumenti circostanti attraverso la lente critica che la nuova opera introduce.

LONDON, ENGLAND – MAY 02: A statue by Banksy depicting a person walking from a plinth, blinded by a billowing flag, stands in Waterloo Place on May 02, 2026 in London, England. The piece of guerrilla art, with Banksy’s name written at the base of the plinth, appeared on April 29. The artwork touches on political themes such as nationalism and the rise of Reform UK, just a week ahead of the UK local elections. (Photo by Jim Dyson/Getty Images)

Il monumento come critica del monumento

La strategia messa in atto da Blind Patriotism rovescia il procedimento abituale di Banksy,lo stencil agisce per sottrazione: interrompe una superficie esistente, la contamina, la rende improvvisamente illeggibile nella sua normalità.

La statua, al contrario, agisce per occupazione: non disturba una superficie, ma si appropria di un’intera tipologia quella della scultura civica commemorativa per minarla dall’interno.

È un monumento che critica l’idea stessa di monumento, utilizzandone il linguaggio (il piedistallo, la posa fiera, la materia scultorea) contro la funzione celebrativa che quel linguaggio storicamente assolve.

Resta da chiedersi se questo passaggio dalla superficie al volume segni un’evoluzione organica della poetica di Banksy o rappresenti piuttosto il riconoscimento implicito che, in un’epoca in cui le statue vengono abbattute, rimosse o ricontestualizzate quasi ovunque in Occidente, l’unico gesto ancora capace di produrre scandalo autentico non sia più dissacrare un monumento esistente, ma costruirne uno nuovo falso nella provenienza, autentico nell’intenzione critica e lasciarlo lì, tra i suoi modelli, a raccontare la propria estraneità.

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