Biennale 2024: Le 3 opere più provocatorie.

La 60ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, svoltasi nel cuore vibrante di Venezia, ha chiuso i battenti lasciando dietro di sé un’eco di dibattiti, ammirazione e, soprattutto, una sana dose di provocazione.

Come ogni edizione, la Biennale 2024 è stata un crocevia di idee, tecniche e visioni, ma alcune opere in particolare hanno saputo spingere i confini, scuotere le coscienze e generare un fervido confronto tra critica, pubblico e addetti ai lavori.

La Biennale curata da Adriano Pedrosa con il tema “Foreigners Everywhere”, ha puntato sulla visibilità di artisti non occidentali, indigeni e outsider. Tra le oltre 200 opere in mostra non sono mancate provocazioni forti, capaci di scuotere l’opinione pubblica e la critica. Qui esaminiamo tre lavori che hanno suscitato scalpore.

(VENICE, ITALY – APRIL 20: )President of Venice Biennale Pietrangelo Buttafuoco speaks during the Award Ceremony of the 60th Biennale Art 2024 on April 20, 2024 in Venice, Italy. The 60th Venice International Art Exhibition will be open to the public from April 20 to November 24 with the title “Strangers Everywhere”. (Photo by Simone Padovani/Getty Images)

Ersan Mondtag – Monument to an Unknown Man (Padiglione Germania)

L’artista tedesco di origine turca Ersan Mondtag ha trasformato il Padiglione tedesco in un memorial collettivo. La sua installazione Monument to an Unknown Man è una grande struttura a goccia di argilla su più livelli, ispirata alla biografia del nonno Hasan Aygün.

Hasan era un “lavoratore ospite” turco arrivato in Germania nel 1962 e morto di asbestosi dopo 28 anni in una fabbrica di eternit. All’interno del monumento al nonno, mondi biografici e familiari sono ricreati in un’atmosfera cupa e polverosa, con dettagli che raccontano le condizioni di lavoro e sofferenza affrontate.

All’esterno, un enorme cumulo di terra blocca l’ingresso principale del padiglione, costringendo i visitatori a entrare dall’ingresso secondario: metafora della marginalizzazione subita dai lavoratori migranti e delle “barriere negate” cui questi sono sottoposti.

Lo scopo provocatorio è chiaro: Mondtag smantella il mito del “miracolo economico” tedesco esponendo la sua faccia oscura.

Teresa Margolles – Tela Venezuelana (Esposizione Internazionale, Padiglione Centrale)

La messicana Teresa Margolles affronta senza compromessi il tema della morte e delle migrazioni forzate. La sua opera Tela Venezuelana (2019) è esposta nel Padiglione Centrale e consiste in un grande lenzuolo bianco in cui è impressa la sagoma marrone di un corpo umano.

Quel colore bruno deriva dal sangue essiccato di un giovane migrante venezuelano, morto annegato nel fiume Táchira mentre cercava di raggiungere la Colombia.

ha infatti posato il lenzuolo sul cadavere durante l’autopsia, lasciando così impresse sul tessuto le tracce di sangue dal volto, dal torace e dalle gambe del ragazzo. Il risultato è un ritratto irregolare e anonimo, che diventa al tempo stesso mappa indecifrabile e documento materiale della violenza subita dal migrante.

Culturalmente e politicamente, Tela Venezuelana amplifica il dibattito sulle politiche migratorie e sulla violenza ai confini. Implicitamente, denuncia il destino comune di migliaia di persone spazzate via nella loro fuga verso il Nord.

Il riferimento è chiaro: l’immagine del volto imprimato nel sangue richiama i numeri agghiaccianti delle morti alle frontiere. Margolles fa da portavoce dei dimenticati, trasformando materiali biologici e corpi inerti in una testimonianza visiva.

Guerreiro do Divino Amor – Super Superior Civilizations (Padiglione Svizzera)

Il Padiglione della Svizzera ha ospitato il progetto più ironico e visionario: Super Superior Civilizations, dell’artista svizzero-brasiliano Guerreiro do Divino Amor.

La Biennale lo presenta come una mostra divisa in due parti (Miracle of Helvetia e Roma Talismano) inserita nella saga dieciennale “Superfictional World Atlas” di Guerreiro. L’idea di base è dissacrare i miti nazionali occidentali con il sorriso: l’artista «ci invita a ridere con spirito benevolo del nostro sciovinismo e dei cliché» che usiamo per raccontarci.

Il pavimento del padiglione è disseminato di sculture kitsch che mescolano elementi iconici (ronde, codici visivi religiosi, riferimenti alla cultura di massa).

Sul soffitto è proiettato Miracle of Helvetia, un video panoramico in cui un pantheon di figure femminili surreali sostengono allegoricamente la “Svizzera perfetta” – una nazione paradisiaca che al tempo stesso ignora le proprie contraddizioni.

La parte Roma Talismano è ancora più spiazzante: sullo sfondo di architetture classiche e simboli dell’antica Roma, l’artista Ventura Profana si presenta nuda e adornata di protesi, cantando una canzone sui simboli della città eterna. 

L’intera esposizione è dunque una farsa tragicomica che rovescia i simboli di potere, dalla mitica purezza elvetica al dominio romano, ridicolizzandoli con humour e animalità queer.

Condividi l'articolo su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *