Attentato Pride Berlino, un morto e 25 feriti: identificato un 21enne

Almeno un morto e 25 feriti al parco del Tiergarten, è il bilancio dell’attentato dello scorso 25 luglio a Berlino. Il mezzo lanciato ad alta velocità tra i manifestanti. Un ventunenne vicino ad ambienti islamisti è il principale sospettato.

La dinamica dell’attentato

I fatti si sono verificati intorno alle 22:00 nel tratto compreso tra Lennéstraße e Potsdamer Platz, mentre migliaia di partecipanti stavano iniziando a defluire dalla manifestazione. Secondo le prime ricostruzioni della Polizia di Berlino, il veicolo commerciale – un furgone bianco – è piombato sui passanti a velocità sostenuta travolgendo chiunque si trovasse sul suo tragitto, prima di terminare la corsa schiantandosi contro un albero.

Merz dichiara l’avvio di una procedura per ricercare i responsabili e che l’episodio rappresenterebbe un attacco alla società che, come da abitudine, stava celebrando pacificamente il Christopher Street Day Berlin, attirando persone provenienti da tutto il mondo.

Al momento ci sarebbe almeno una vittima e 25 feriti, tre dei quali in condizioni gravi e sotto stretto controllo medico.

Le testimonianze sull’attentato

Dopo aver raggiunto il posto con un dispiegamento di uomini, sono iniziate le indagini per risalire ai responsabili dell’attentato. Stando a quanto si apprende però, le dichiarazioni dei manifestanti presenti sarebbero state differenti l’una dall’altra, generando difficoltà nel ricostruire la dinamica dell’attentato e il numero delle persone coinvolte.

La domanda, posta anche dai giornalisti di Bild, nasce spontanea: com’è possibile che un individuo condannato per una minaccia alla sicurezza nazionale fosse ancora a piede libero?

Abdoul B., il principale ricercato per l’attentato, è nato in Germania nel 2005. Di origini libanesi, è già noto alle autorità tedesche per aggressione aggravata ed estorsione. La Bild dichiara che la polizia tedesca ha allargato la ricerca dell’uomo anche dei Paesi confinanti e, dopo aver rilasciato un comunicato stampa con allegata la fotografia del ricercato, dichiara: “Non avvicinatelo, è pericoloso e potrebbe essere armato”.

Nel comunicato si esorta a chiamare immediatamente il numero di emergenza, il 110, in caso di avvistamento dell’uomo: 1.90 metri di altezza, capelli neri, felpa con cappuccio nera e pantaloni bianchi.

Le reazioni diplomatiche

La notizia ha scosso profondamente le istituzioni e l’opinione pubblica tedesca. Il Cancelliere Friedrich Merz e il Sindaco di Berlino, Kai Wegner, hanno espresso profondo cordoglio per la vittima e vicinanza ai feriti, condannando duramente quello che hanno definito “un vile e brutale attacco ai valori di libertà, inclusione e tolleranza che Berlino rappresenta nel mondo”.

Gli organizzatori del CSD hanno immediatamente interrotto ogni evento collaterale e festa conclusiva prevista nella notte, invitando i partecipanti a lasciare la zona in sicurezza e a seguire le indicazioni delle forze dell’ordine.

La presidenza della Commissione Europea e i vertici delle istituzioni UE hanno espresso profonda vicinanza alla Germania e alla comunità LGBTQIA+, ribadendo che la violenza e l’odio non troveranno mai spazio nei valori fondanti dell’Unione.

Giorgia Meloni dichiara in un post social: “L’Italia è vicina alla Germania ed è contro ogni forma di odio e violenza“, trovando appoggio nelle dichiarazioni del Vicepremier Matteo Salvini, il quale dichiara sostiene che “il problema è il fanatismo islamico“.

Come cambia lo scenario geopolitico in Europa dopo l’attentato

Oltre al dolore per le vittime, l’attentato di Berlino rischia di innescare una profonda scossa negli equilibri politici ed europei. L’episodio riporta al centro del dibattito internazionale la vulnerabilità delle grandi capitali continentali e accelera la spinta verso una stretta decisiva sui controlli alle frontiere, sulla gestione dei flussi migratori e sul tracciamento degli ambienti radicalizzati. Nel cuore di un’Europa già polarizzata, un attacco sferrato contro un simbolo di inclusione e diritti civili finisce per alimentare il discorso dei movimenti sovranisti, mettendo a dura prova la tenuta sociale interna e costringendo i leader dell’Unione a ridefinire a tappe forzate le priorità in materia di sicurezza e cooperazione tra gli intelligence europei.

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