Sabato, in oltre cinquanta città del Messico, migliaia di manifestanti sono scesi in strada per esprimere un crescente malcontento verso la gestione della corruzione e della violenza da parte del governo federale. Le mobilitazioni, che hanno coinvolto generazioni diverse, dai pensionati ai giovanissimi della Generazione Z, hanno evidenziato una rabbia trasversale che attraversa la società messicana.
Nonostante la presidente Claudia Sheinbaum continui a godere di un’ampia popolarità e l’opposizione appaia frammentata, le proteste hanno rappresentato un segnale inequivocabile di disagio. A motivare la partecipazione, secondo i sondaggi, sono soprattutto due questioni: l’ondata persistente di violenza, causata dalle guerre tra i cartelli armati, e l’estorsione diffusa.
Chi è Carlos Manzo?
Il recente assassinio di Carlos Manzo, sindaco del Michoacán, noto per la sua sfida aperta ai cartelli, ha ulteriormente infiammato l’opinione pubblica. Molti manifestanti hanno sventolato bandiere bianche o indossato cappelli da cowboy in suo onore, ricordando il suo “Movimento Sombrero” e il suo appello a una politica di sicurezza più aggressiva. Alcuni lo hanno persino paragonato al presidente salvadoregno, Nayib Bukele, celebrandolo come “il nostro Bukele messicano”.

Roberto Navarro, agricoltore sessantaquattrenne dello stato di Jalisco, ha affermato di considerare il sindaco Manzo uno dei pochi politici disposti a difendere i lavoratori dalle estorsioni dei gruppi criminali. “Come cittadini, possiamo solo chiedere un intervento degli Stati Uniti, che indebolirebbe realmente il potere dei cartelli”, ha dichiarato. Sheinbaum, tuttavia, ha più volte ribadito che qualsiasi operazione straniera in territorio messicano rappresenterebbe una violazione della sovranità nazionale.
Gli scontri nella capitale
La concentrazione maggiore di manifestanti si è avuta a Città del Messico, nello Zócalo, dove nel corso della giornata si sono verificati tesi scontri con la polizia. Alcune recinzioni metalliche, poste a protezione del Palazzo Nazionale, sono state abbattute e circa 100 agenti sono rimasti feriti, 40 dei quali ricoverati. Le autorità hanno riferito di venti arresti, a seguito del lancio di pietre e dell’uso di gas lacrimogeni da parte della polizia per disperdere i gruppi più violenti.

Sui social, in particolare attraverso l’app Discord, alcuni manifestanti hanno tentato di coordinare obiettivi e strategie, ma la conversazione è rapidamente degenerata in confusione. C’è chi proponeva addirittura di entrare nel Palazzo Nazionale e chi discuteva su possibili figure alternative alla presidente, tra cui il miliardario Ricardo Salinas Pliego, divenuto una delle voci più critiche del governo. Il magnate, indicato dall’esecutivo come uno degli organizzatori della protesta, ha respinto fermamente ogni accusa.
I giovani in prima linea
Molti giovani hanno definito la protesta un’espressione di un malessere più ampio, che non riguarda un’unica istanza, ma la percezione generale di un Paese mal governato. “È il malcontento per ingiustizia, insicurezza, desaparecidos, mancanza di istruzione e di lavoro”, ha dichiarato lo studente diciottenne Jacobo Alejandro, arrivato con alcuni compagni di classe.
Non pochi hanno chiesto apertamente le dimissioni della presidente. Rodrigo Santana, attore e cantante ventunenne, ha affermato: “L’obiettivo della marcia è rimuovere la presidente. Vogliamo dimostrare che la gente non è con lei”. Omar Cortés, diciannovenne, ha sottolineato che, pur non aspettandosi una revoca del mandato, il messaggio principale è la determinazione a spingersi fin dove necessario: “Quando quelli in basso si muovono, quelli in alto cadono”.

Le accuse del governo e la risposta dei manifestanti
Nei giorni precedenti alle proteste, l’amministrazione Sheinbaum aveva definito le manifestazioni una campagna “inorganica e a pagamento”, presumibilmente orchestrata da settori dell’opposizione attraverso nuovi account sui social. Una presentazione governativa ha stimato i costi della promozione online in quasi 5 milioni di dollari.
I manifestanti hanno respinto con forza questa narrazione, insistendo sul fatto che la partecipazione non fosse incentivata da alcun attore politico, ma dettata dal bisogno di denunciare la corruzione e la violenza che continuano a segnare la vita quotidiana.