Un romanzo disegnato: «L’altra parte» come cerniera
Nel 1909 Alfred Kubin, già noto come disegnatore dell’incubo, pubblica il romanzo «L’altra parte» è una fantasia apocalittica ambientata in un regno immaginario e opprimente; Kafka lo ammirava, e non è difficile capire perché, nell’atmosfera di claustrofobico assurdo che lo attraversa.
Le illustrazioni erano nate per «Il Golem» di Gustav Meyrink: il ritardo editoriale di quel libro spinse Kubin a farne il tessuto del proprio, il dettaglio è rivelatore, perché mostra un artista per cui immagine e racconto sono la stessa materia.
Le sue figure non aggrediscono; le cose, semplicemente, perdono tenuta, per questo il disegno funziona come un sismografo: registra, con tratto nervoso e quasi aracnoide, lo scossone che precede il crollo, più che il crollo stesso.
Un critico dell’epoca definì quest’opera la camera oscura dell’anima moderna, e la formula, pur logora dall’uso, coglie il punto: lì si sviluppa ciò che la luce diurna del positivismo non voleva vedere.
Redon, Ensor, Klinger: la genealogia di un segno
A Monaco, tra il 1898 e il 1899, Kubin scopre Odilon Redon, James Ensor, Max Klinger, Edvard Munch, Félicien Rops.
I primi disegni cercano di emulare la vellutata profondità delle acquatinta di Redon e di Klinger, con tecniche a inchiostro e lavatura; più tardi il segno diventa spontaneo, filiforme, «ragnesco» come lo descrive la critica.
La pittura a olio occupa un breve intervallo, tra il 1902 e il 1910; poi quasi solo penna, acquerello, litografia, ossia i mezzi della velocità e dell’incisione, dopo la prima mostra alla galleria Cassirer di Berlino, nel 1902, il portfolio dedicato a Hans von Weber, del 1903, segna la svolta.
Si tratta di una genealogia che unisce il simbolismo francese e belga a una sensibilità già espressionista, e infatti Kubin sta nel punto di tangenza tra le due stagioni, il suo contributo originale è sottrarre alla grafica fantastica ogni residuo decorativo: dove Redon sospende, Kubin incrina.

Zwickledt, la Blaue Reiter e una parentela con l’orrore cosmico
Dal 1906 e fino alla morte, nel 1959, Kubin vive appartato nella tenuta di Zwickledt, nell’Alta Austria, in un piccolo castello su un podere dalle origini medievali.
L’isolamento non lo allontana dal dibattito: nel 1909 partecipa alla Neue Künstlervereinigung München, nel 1911 si lega alla Blaue Reiter, espone con il gruppo nel 1912 e nel 1913 a Der Sturm.
Illustra Poe, Wilde, Dostoevskij e collabora alla rivista fantastica «Der Orchideengarten»: la scelta dei testi rivela un’affinità consapevole con il macabro, verso Lovecraft non esiste, per quanto risulta, alcun legame documentato; eppure l’accostamento è produttivo.
Entrambi eredi di Poe, entrambi fanno dell’isolamento un metodo e di un luogo remoto Providence, Zwickledt il laboratorio da cui osservare la crepa del reale.
Se il primo la racconta come informazione che non si può sopportare, il secondo la traccia come segno che non si può cancellare.
Resta aperta una domanda: perché il Novecento europeo ha avuto bisogno di un illustratore del disfacimento prima ancora di avere una teoria che lo spiegasse.