Aggiornamenti sulla situazione in Ucraina: la confessione di Rubio, il videomessaggio di Zelensky e la controproposta europea

Sabato, i leader mondiali avevano espresso forti riserve sulla bozza del piano di pace presentata dagli Stati Uniti per l’Ucraina, giudicata eccessivamente favorevole alla Russia e redatta con uno scarso coinvolgimento di Kiev e dei Paesi membri dell’Unione Europea. Pur riconoscendo gli sforzi della Casa Bianca, le principali potenze occidentali avevano sottolineato che il documento necessitava di revisioni significative, in particolare per quanto riguardava le limitazioni proposte alle forze armate ucraine.

Domenica, però, qualcosa è cambiato. Ai colloqui di pace di Ginevra, a cui hanno partecipato due delegazioni, quella statunitense e quella ucraina, e le varie rappresentanze europee, il piano di pace in 28 punti, elaborato dall’amministrazione Trump, ha ricevuto delle modifiche sostanziali. Ma procediamo per gradi.

Il piano di pace in 28 punti

Il piano statunitense in 28 punti prevedeva concessioni di vasta portata a favore di Mosca: la cessione dei territori occupati, la rinuncia dell’Ucraina all’adesione alla NATO e una drastica riduzione delle dimensioni dell’esercito nazionale. Elementi che, a giudizio dei leader europei, minano la sovranità di Kiev e creano un precedente pericoloso nell’architettura di sicurezza globale.

Una dichiarazione, diffusa a margine del G20, ha ribadito che qualsiasi decisione riguardante l’Unione Europea e la NATO richiede il consenso dei rispettivi Stati membri. I funzionari europei, inoltre, hanno criticato il piano anche in privato, definendolo potenzialmente destabilizzante: avrebbe escluso, ad esempio, una missione di peacekeeping franco-britannica e avrebbe limitato le aree in cui avrebbe potuto operare l’aviazione della NATO.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha descritto la situazione come una scelta fra la salvaguardia della dignità nazionale e la volontà di assicurarsi ancora il sostegno degli Stati Uniti, ma ha mantenuto una linea diplomatica. Ha ringraziato Trump per gli aiuti militari ricevuti, ricordando il ruolo svolto dai missili Javelin nella difesa del Paese.

Fonte: Times News

Trump: “Non è la mia ultima offerta”

Nonostante abbia dato a Kiev tempo fino a giovedì per l’accettazione del piano di pace, Donald Trump ha attenuato i toni, affermando che la proposta avanzata dagli Stati Uniti non rappresenta la sua “offerta finale” per la fine del conflitto. Il presidente statunitense ha dichiarato di voler raggiungere “una pace che avrebbe dovuto realizzarsi molto tempo fa”.

La retorica della Casa Bianca è stata segnata anche da un episodio controverso: il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha ammesso che il documento sarebbe stato concepito a Mosca, salvo poi ritrattare, sostenendo che si tratta di una proposta americana, elaborata con i contributi di Russia e Ucraina. Secondo il Guardian, l’insolita artificiosità del linguaggio suggerirebbe che il documento sia stato scritto in russo e successivamente tradotto in inglese.

“Sarebbe utile sapere con certezza chi è l’autore del piano e dove è stato elaborato”, ha affermato Donald Tusk, il primo ministro polacco.

La controproposta europea

Colti di sorpresa dall’iniziativa statunitense, i partner europei hanno elaborato un piano alternativo, più favorevole a Kiev. La proposta prevede che i negoziati territoriali avvengano solo dopo un cessate il fuoco e partano dall’attuale linea di contatto, evitando così che Kiev debba ritirarsi dalle città che controlla ancora nel Donbass.

Il documento europeo non esclude l’adesione dell’Ucraina alla NATO, ma riconosce che, allo stato attuale delle cose, non c’è il consenso ad un suo eventuale ingresso tra gli alleati. Inoltre, introduce misure innovative: la gestione della centrale di Zaporizhzhia da parte dell’AIEA, con una ripartizione paritaria dell’energia; un esercito ucraino limitato, in tempo di pace, a 800.000 soldati; l’utilizzo dei beni russi congelati per la ricostruzione del Paese; un graduale allentamento delle sanzioni, condizionato al rispetto da parte di Mosca di una “pace sostenibile”.

L’incontro di Ginevra

A Ginevra, alti funzionari statunitensi e ucraini si sono incontrati per discutere i passi successivi. Rubio e l’ambasciatore statunitense, Steve Witkoff, hanno partecipato ai colloqui, durante i quali, secondo entrambe le delegazioni, sono stati compiuti “importanti progressi”. Zelensky aveva firmato un decreto per la composizione della delegazione ucraina, affermando che i suoi rappresentanti “sanno come difendere gli interessi nazionali”.

Ne è nato un nuovo documento in 19 punti, visibilmente emendato. Secondo il viceministro degli Esteri ucraino, Sergiy Kyslytsya, non è più presente un limite alle forze dell’esercito ucraino, né viene menzionata la questione dell’amnistia per i crimini compiuti dai russi durante la guerra. Alcuni capitoli sono stati stralciati. Altri messi tra parentesi quadre, come si dice nel gergo diplomatico.

Sembrerebbe, insomma, che il nuovo piano abbia recepito alcune varianti europee. Inoltre, stando a quanto è stato riportato da ABC News, l’Ucraina avrebbe accettato il piano di pace in 19 punti a Ginevra.

Il fronte interno ucraino

Mentre proseguivano le trattative diplomatiche, le forze russe hanno lanciato un importante attacco con droni su Kharkiv, causando quattro morti e numerosi feriti. L’episodio ha rafforzato il sentimento ucraino contrario alle concessioni territoriali.

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