RUSSIA UCRAINA | Le ultime ore nel conflitto registrano una brusca alternanza di segnali: da un lato l’apertura a possibili trattative sotto la regia della nuova amministrazione americana, dall’altro la recrudescenza degli attacchi russi che continuano a mietere vittime civili e a mettere sotto pressione le infrastrutture ucraine.
La spinta diplomatica di Trump
A riaccendere le speranze di una svolta negoziale sono state le recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump. “Stiamo facendo molti progressi con la Russia e l’Ucraina“, ha affermato il tycoon, rivelando di aver già svolto una serie di colloqui telefonici e di avere in agenda una fitta serie di incontri chiave per i primi giorni della settimana. Secondo Trump, si sta aprendo una finestra di opportunità senza precedenti dal febbraio 2022: “Per la prima volta, Russia e Ucraina vogliono raggiungere un accordo. Sarà un accordo molto grande e coinvolgerà direttamente l’Europa“. Il riferimento al ruolo dei paesi europei suggerisce la volontà di strutturare un’intesa ad ampio raggio, in grado di ridefinire gli assetti di sicurezza dell’intero continente.
Alle parole di Washington fa eco la disponibilità condizionata del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che si è detto “Pronto a incontrare Putin ma non a Mosca“.
Dmitry Adamsky: “il nemico della Russia ora è l’Europa”
Dmitry Adamsky, politologo e professore ordinario presso la Reichman University in Israele, è considerato uno dei massimi esperti di strategia militare russa. Ed è proprio secondo Adamsky che la Russia considererebbe non più gli Stati Uniti come peggior nemico bensì l’Europa. Ma perchè?
Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, gli strateghi del Cremlino percepiscono Washington come una potenza pragmatica in fase di disimpegno, concentrata sull’emisfero occidentale e sulla sfida con la Cina. Di contro, vedono nell’Europa il vero motore politico e militare della resistenza di Kiev, tacciata di combattere una perenne guerra per procura ai confini della Federazione.
L’altro volto della strategia militare di Vladimir Putin
Mosca ha attuato un vero e proprio “arrocco” strategico: mantenendo inalterati gli obiettivi del 2022, la Russia sposta il proprio bersaglio trattando con gli USA e scaricando l’intera pressione coercitiva sui Paesi europei. Un cambio di passo alimentato da una serie di fattori chiave:
- Necessità di coesione interna: Come ogni impero in declino, la Russia deve contenere le spinte centrifughe al proprio interno. Con gli Stati Uniti diventati interlocutori al tavolo diplomatico, l’Europa diventa il “nemico esterno” ideale per ricompattare la società russa.
- La nuova dottrina del “timore deterrente”: Mosca punta ad espandere nelle opinioni pubbliche europee la paura costante di un’escalation, sfruttando la vulnerabilità delle democrazie aperte, questo spiegherebbe i continui allarmi informatici ai server europei.
- Deterrenza strategica non nucleare: Più che le minacce atomiche — ormai logorate da anni di propaganda — la vera novità è l’uso tattico di missili ipersonici (come l’Oreshnik), droni e armi convenzionali a lungo raggio. Opzioni concrete e praticabili contro le infrastrutture critiche del continente, pensate per indurre le capitali europee all’autolimitazione.
- La “curiosità nucleare” europea e il rischio d’escalation: Mosca guarda con forte preoccupazione al riarmo europeo e al dibattito sull’estensione dell’ombrello nucleare franco-britannico, interpretando ogni mossa difensiva di Bruxelles come una minaccia diretta e un potenziale casus belli.
Le dichiarazioni di Donald Trump dimostrano che il tycoon non si stia muovendo nell’ottica di chi riconosce che Putin abbia preso di mira l’Europa, considerandola semplicemente come una tessera periferica del mosaico che Washington può riordinare d’autorità, mostrando una certa miopia (o un totale disinteresse) rispetto ai reali timori e alle linee rosse che Mosca sta tracciando contro Bruxelles.