“Come si fa a spiegare il terrorismo ad un bambino?” – è stata una domanda che mi sono posto a lungo quando pensavo in cui appaiono questo genere di eventi agli occhi dei bambini.
E per quanto io mi sia sforzato di ricordare il bambino che era in me e di recuperarne quell’inconsapevolezza ingenua, non sono mai riuscito a trovare una risposta. Perchè alla fine il male agli occhi di un bambino non segue mai una motivazione geopolitica o una strategia economica: semplicemente ha il volto della paura.
Questo fino a qualche istante prima di mettere piede all’interno del museo 9/11 di New York.

Per quanto sia soggettiva la reazione, credo che il Memorial di New York 9/11 abbia un forte impatto su chiunque lo visiti. È come se varcare l’ingresso di quel museo significasse entrare in un tempo sospeso, un tempo in cui il passato non è mai passato. Non si tratta di un museo comune, ma di un connubio che unisce gli aspetti sensoriali dei visitatori, portandoli all’interno di un’atmosfera immersiva: l’intero percorso è illuminato da luci soffuse che aiutano a mettere in risalto le intenzioni di al-Qaeda che quella mattina oscurarono l’intera città. Quel silenzio assordante delle due vasche con i nomi delle vittime accompagnate dal fruscio dell’acqua delle fontane che, cadendo verso il basso, sembrano urlare un concetto che le parole non riescono più ad esprimere.
Twin Towers: il volto verticale degli USA
Le Twin Towers vennero progettate negli anni ‘60 e inaugurate nei primi anni ‘70. Il progetto, presentato dall’architetto Minoru Yamasaki, aveva l’obiettivo di rappresentare l’imponenza dell’economia statunitense, attraverso la costruzione di un vero e proprio centro operativo in cui si sarebbero innalzate le torri gemelle.
Le Torri ospitavano circa 430 aziende (Cantor Fitzgerald; Morgan Stanley; Port Authority of New York and New Jersey) con oltre 50.000 lavoratori ogni giorno. All’interno si trovavano principalmente: società finanziarie e bancarie,compagnie assicurative, studi legali, società di brokeraggio, uffici di commercio internazionale e agenzie governative federali e statali.
Ma le Twin Towers non erano soltanto acciaio e vetro: erano un alveare umano, cinquantamila vite che ogni mattina si incrociavano inseguendo sogni, affari, futuro.
Un passato che non passa mai
Qualsiasi sia il momento in cui andrete a visitare il National September 11 Memorial & Museum, lì sarà sempre l’11 settembre 2001. L’ingresso, costruito sui livelli su cui poggiavano le fondamenta delle torri, lascia trasparire come il vero lavoro fosse sotto gli edifici. Quei pilastri che sorreggevano le torri aprono il tragitto verso i pezzi di storia che con cura e profondo impegno sono stati conservati gelosamente all’interno delle teche: distintivi, documenti, vetri, fotografie e così via.
La rappresentazione del dirottamento dei quattro aerei aiuta a rendersi conto della facilità con cui i 19 terroristi avevano deciso di distribuirsi, i posti che occupavano all’interno dei Boeing (in ogni aereo è stato scelto sempre un posto in prima fila, davanti la cabina di pilotaggio), e il punto preciso in cui l’aereo venne dirottato.
Il volto della speranza e del ricordo

La sottile linea che divide la speranza dal ricordo è collocata in una parte ben precisa del museo: quella dedicata alle ricerche dei dispersi, alle innumerevoli richieste dei familiari e al momento esatto in cui ci si è dovuti arrendere davanti alla cruda e dura realtà. Vedere tutti quei manifesti che scorrono infinitamente trasmette una speranza silenziosa, la stessa che congela i volti dei dispersi. E in un attimo si viene catapultati all’interno della memoria che, nel silenzio, urla ancora forte: lo sgretolarsi delle scale d’emergenza che accompagnarono alcuni dei superstiti verso una via d’uscita cercata con tutte le forze; i pezzi di camion deformati e vestiti dalla polvere del tempo; i distintivi come stelle brillanti di volti che non tornarono mai a casa.
Più ci si avvicina all’uscita del museo, più è vicina la sensazione di aver appreso una consapevolezza nuova: quella che, tra i nomi incisi ed il metallo ferito, gli occhi dei bambini trovano una cosa che gli adulti cercano ancora: la certezza che ricordare significa scegliere di essere migliori, cercando di appartenere ad un mondo più attento.