Il 21 settembre, si è registrato un passaggio fondamentale nel conflitto israelo-palestinese: Gran Bretagna, Australia, Canada e Portogallo hanno annunciato ufficialmente il riconoscimento dello Stato di Palestina, rompendo con decenni di prudenza da parte dell’Occidente. Il giorno seguente, anche la Francia si è unita a questo fronte, con un annuncio ufficiale del presidente Emmanuel Macron durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Questa iniziativa ha innescato reazioni contrastanti: da una parte l’apprezzamento dei palestinesi, dall’altra la ferma condanna di Israele e dei suoi alleati, in particolare gli Stati Uniti.
Il riconoscimento della Palestina
Il primo annuncio è arrivato da Londra. In un messaggio pubblicato su X, il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha dichiarato: “Oggi, per ravvivare la speranza di pace per palestinesi e israeliani e di una soluzione a due Stati, il Regno Unito riconosce formalmente lo Stato di Palestina”. Il Regno Unito è così diventato uno dei primi Paesi del G7 a compiere questo passo, aprendo la strada ad altri riconoscimenti internazionali.

A breve distanza, infatti, è arrivato anche l’appoggio del Canada, con il primo ministro Mark Carney che ha voluto sottolineare l’impegno del suo governo verso questa direzione: “Il Canada riconosce lo Stato di Palestina e offre la sua collaborazione per costruire la promessa di un futuro di pace sia per lo Stato di Palestina che per lo Stato di Israele”.
Sono seguite le adesioni di Australia e Portogallo. Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, ha dichiarato che “Canberra riconosce le legittime e consolidate aspirazioni del popolo palestinese a un proprio Stato”, mentre il ministro degli Esteri portoghese, Paulo Rangel, ha affermato che “riconoscere lo Stato di Palestina è il compimento di una politica fondamentale, coerente e ampiamente condivisa. “Il Portogallo sostiene la soluzione dei due Stati come unica via per una pace giusta e duratura, che promuova la coesistenza e le relazioni pacifiche tra Israele e Palestina”, ha annunciato Rangel in un’intervento a New York.

Il discorso di Macron all’ONU
Il 22 settembre, nel corso dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina, dichiarando: “È giunto il momento della pace, perché siamo a un passo dal non poterla più conquistare. È giunto il momento di liberare i 48 ostaggi tenuti da Hamas. È giunto il momento di fermare la guerra, i bombardamenti su Gaza, i massacri e gli sfollamenti”.
In precedenza, Macron aveva lasciato intendere che la Francia avrebbe garantito l’apertura di un’ambasciata palestinese solo in cambio del rilascio degli ostaggi, ma ha comunque proceduto con il riconoscimento della Palestina, come gesto simbolico per rilanciare la soluzione a due Stati.
La risposta palestinese
Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha accolto favorevolmente l’iniziativa, definendola “un passo importante e necessario verso il raggiungimento di una pace giusta e duratura, in conformità con la legittimità internazionale”. Ha colto l’occasione per rinnovare l’appello a un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, sottolineando l’urgenza di porre fine alle ostilità e di riprendere il dialogo diplomatico.

Anche Hamas, per voce del funzionario Mahmud Mardawi, ha espresso approvazione: “Questi sviluppi rappresentano una vittoria per i diritti dei palestinesi e la giustizia della nostra causa. Non importa quanto l’occupazione si spinga oltre nei suoi crimini, non potrà mai cancellare i nostri diritti nazionali”.
L’ira di Israele
La risposta di Israele è stata immediata e durissima. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha condannato fermamente il riconoscimento dello Stato di Palestina: “State concedendo un’enorme ricompensa al terrorismo. Nessuno Stato palestinese verrà istituito a ovest del fiume Giordano”. Netanyahu ha collegato l’iniziativa internazionale ai tragici eventi del 7 ottobre, sostenendo che tale decisione comprometterebbe la sicurezza dello Stato ebraico.
Anche il presidente israeliano, Isaac Herzog, ha criticato aspramente la decisione dei Paesi occidentali, definendola “dannosa per la pace”. “Non aiuterà un solo palestinese, non aiuterà a liberare un ostaggio e non ci aiuterà a raggiungere alcun accordo tra israeliani e palestinesi. Non farà altro che incoraggiare le forze dell’oscurità”, ha affermato.

Analogamente, il Ministero degli Esteri israeliano ha diramato un comunicato ufficiale dai toni estremamente critici: “Israele respinge categoricamente il riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina da parte del Regno Unito e di altri Paesi. Questa decisione non promuove la pace, ma destabilizza ulteriormente la regione e mina le possibilità di una soluzione futura”.
Particolarmente minacciosa la reazione contro la Francia. Tel Aviv aveva esplicitamente avvertito Parigi di non procedere con il riconoscimento. Dopo l’annuncio di Macron, l’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon, ha dichiarato che “Israele agirà”, senza però specificare la natura delle possibili contromisure. Nel frattempo, esponenti dell’estrema destra israeliana stanno spingendo per l’annessione unilaterale della Cisgiordania.

Il “no” di Stati Uniti e Germania
Gli Stati Uniti, storico alleato e principale fornitore militare di Israele, hanno espresso una netta opposizione al riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha ribadito che un tale Stato può nascere solo tramite negoziati diretti tra le parti.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha rincarato la dose: “Francamente, il presidente ritiene che sia una ricompensa per Hamas. Queste decisioni sono solo chiacchiere e non azioni concrete da parte dei nostri amici e alleati”, ha dichiarato ai giornalisti a Washington.

Anche la Germania, pur criticando in passato le operazioni israeliane a Gaza, si è dissociata dal riconoscimento. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha dichiarato: “Solo una soluzione negoziata a due Stati consentirà a israeliani e palestinesi di vivere in pace, sicurezza e dignità”.