Il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, ha lanciato un appello alla distensione dei rapporti con le Forze Democratiche Siriane (SDF), esprimendo la speranza che il Paese possa evitare un nuovo conflitto militare con la coalizione curda, sostenuta dagli Stati Uniti. Il rischio, secondo il capo di Stato, potrebbe concretizzarsi qualora fallissero i colloqui volti a integrare l’amministrazione autonoma curda del nord-est nella struttura statale siriana.
Nel corso di un discorso pronunciato sabato sera nella provincia di Idlib, in cui ha recentemente radunato le forze lealiste, al-Sharaa ha manifestato preoccupazione per i segnali contrastanti provenienti dai vertici curdi, nonostante la loro apparente disponibilità a rispettare l’intesa siglata lo scorso marzo. L’accordo mirava a riportare le aree controllate dalle SDF sotto l’autorità di Damasco, nell’ambito di un compromesso politico più ampio. “A parole, i leader curdi si sono detti pronti a collaborare per l’unità nazionale”, ha dichiarato al-Sharaa. “Ma sul campo continuiamo a vedere segnali opposti”.

I negoziati sono in stallo
Il mancato avanzamento dei negoziati ha riacceso le tensioni nella regione. Negli ultimi giorni si sono verificati scontri tra le truppe governative e i combattenti delle SDF, in particolare nelle aree a maggioranza araba nel nord-est della Siria. In queste zone, diverse comunità tribali accusano le forze curde di condurre politiche discriminatorie, ma i leader curdi hanno respinto fermamente questa accusa.
Nel frattempo, le SDF hanno intensificato le operazioni militari, rafforzando le proprie posizioni attraverso una rete di tunnel difensivi lungo le linee del fronte. Parallelamente, le milizie ribelli sostenute dalla Turchia hanno potenziato le loro postazioni, alimentando i timori di un’escalation su vasta scala.

Ankara, che considera le SDF una minaccia alla propria sicurezza nazionale, ha già avvertito che potrebbe lanciare una nuova offensiva militare nel caso in cui la situazione peggiorasse ulteriormente. Il governo turco ha sollecitato Damasco ad affrontare con decisione la questione curda, ma ha anche chiarito di riservarsi il diritto di agire unilateralmente, se necessario.
La pressione degli Stati Uniti
Anche gli Stati Uniti, principali sostenitori delle SDF, hanno espresso crescente preoccupazione. L’inviato speciale americano per la Siria, Tom Barrack, ha criticato i ritardi nell’attuazione dell’accordo di marzo, sollecitando un’accelerazione del processo politico per garantire l’unità del Paese. “Tutte le parti affermano di volere una soluzione pacifica”, ha dichiarato al-Sharaa. “Spero davvero che non si arrivi a un conflitto militare. Mi auguro che tra qualche mese la questione possa essere risolta”.

Tuttavia, il clima resta teso. Il governo siriano ha reagito con fermezza alla recente conferenza organizzata dalle SDF, durante la quale è stata chiesta una maggiore decentralizzazione del potere e la revisione della dichiarazione costituzionale, ritenuta discriminatoria verso le minoranze. Per Damasco, simili richieste rappresentano una minaccia diretta all’integrità territoriale del Paese.
Al-Sharaa ha accusato alcuni leader curdi di “sognare la spartizione della Siria” e ha ribadito che il Paese non cederà “nemmeno un palmo del proprio territorio”.
La questione drusa
Intanto, nuovi focolai di tensione sono emersi anche nel sud della Siria. Sabato scorso, migliaia di drusi sono scesi in piazza a Suwayda, invocando l’autodeterminazione e sventolando bandiere israeliane. I manifestanti hanno lodato Israele per il suo recente intervento militare, che secondo loro avrebbe costretto le forze siriane a ritirarsi dopo un’ondata di violenze che ha causato centinaia di morti il mese scorso.
Al-Sharaa ha ammesso che in quella zona si sono verificate “violazioni” da parte delle forze di sicurezza siriane, ma ha anche puntato il dito contro alcune milizie druse, accusate a loro volta di gravi abusi. Il presidente, inoltre, ha duramente criticato quei gruppi drusi che cercano il sostegno di Israele contro Damasco.
Uno Stato indivisibile
Ahmed al-Sharaa ha concluso il suo discorso con un appello all’unità nazionale e alla responsabilità politica: “A coloro che sognano la spartizione della Siria, ricordiamo che questo Paese ha resistito a guerre, sanzioni e complotti. Non permetteremo mai che venga smembrato”.