Netanyahu ammansisce Trump con il Nobel, Gaza sprofonda

È stata più di una semplice cena diplomatica quella che si è svolta lunedì sera alla Blue Room della Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Nel corso della serata, Netanyahu ha elogiato le capacità di Trump nel costruire la pace nel Medio Oriente e nel porre fine ai conflitti globali. “Sta forgiando la pace in un Paese, mentre parliamo. In una regione dopo l’altra”, ha affermato il primo ministro israeliano di fronte alla delegazione statunitense.

Dopodiché, ha consegnato a Trump una lettera di candidatura formale al premio Nobel per la pace, aggiungendo: “Voglio esprimere l’apprezzamento e l’ammirazione non solo di tutti gli israeliani, ma del popolo ebraico. Grazie per tutto quello che hai fatto”. Trump ha ringraziato calorosamente il gesto e ha approfittato dell’occasione per ribadire la sua volontà di essere considerato dai posteri un pacificatore: “Sto fermando le guerre. E odio vedere la gente morire”.

Foto di Andrew Harnik/Getty Images

Il tema focale dell’incontro, come si era già anticipato, è stato il cessate a fuoco a Gaza. Dopo aver menzionato la volontà di Hamas di cessare le ostilità il prima possibile, Trump si è detto fiducioso nella possibilità che la guerra finisca a breve: “Penso che le cose stiano andando molto bene”. Ulteriori dettagli sui preparativi per la stipulazione di una tregua, però, non sono stati condivisi. Nel frattempo, i colloqui tra la delegazione palestinese e quella israeliana a Doha, in Qatar, non producono risultati significativi. “I negoziati non hanno fatto alcun progresso, nemmeno di un centimetro”, ha affermato un funzionario palestinese.

Trump ha approfittato della presenza dei giornalisti per spendere alcune parole sulla guerra in Ucraina: “Sono profondamente deluso del presidente Putin”. Poi, riferendosi al sostegno statunitense all’Ucraina, ha suggerito che avrebbe ricominciato a spedire armi all’esercito ucraino, nonostante alcuni giorni fa avesse confermato di aver sospeso alcune consegne, a causa del rischio di esaurimento delle scorte di munizioni. “Invieremo altre armi all’Ucraina”, ha annunciato Trump. “Devono essere in grado di difendersi. Ora stanno subendo un duro colpo”.

Anche il tema del programma nucleare iraniano è finito al centro dell’attenzione. Trump ha commentato positivamente la richiesta dell’Iran di riprendere i colloqui con gli Stati Uniti: “Vogliono trovare una soluzione, cosa che non erano intenzionati a fare due settimane fa”.

Foto di Tom Brenner/The Washington Post

Il punto più controverso dell’incontro, però, è stato il futuro post-bellico del popolo palestinese. Prima della cena, Trump e Netanyahu hanno rilanciato il piano di espulsione dei palestinesi dalla Striscia di Gaza, nonostante le Nazioni Unite, i Paesi arabi e le organizzazioni umanitarie abbiano ammonito che la deportazione forzata di una popolazione civile da un territorio occupato è severamente vietata dal diritto internazionale ed “equivale a una pulizia etnica”.

Trump ha accennato che i Paesi arabi avevano manifestato la volontà di accogliere i palestinesi. Poi, quando gli è stato chiesto a che punto fosse l’attuazione del progetto della “Riviera del Medio Oriente”, ha incaricato Netanyahu di rispondere alla domanda al suo posto. “Si chiama libera scelta. Sapete, se le persone vogliono restare, possono restare, ma se vogliono andarsene, dovrebbero essere in potere di farlo”, ha detto il premier israeliano. “La Striscia di Gaza non dovrebbe essere una prigione, ma un luogo aperto. Bisogna dare la libera scelta agli abitanti”.

Netanyahu, inoltre, ha affermato che gli israeliani stanno lavorando con gli Stati Uniti per trovare dei Paesi che “offrano ai palestinesi un futuro migliore”, sottolineando che “Israele manterrà sempre e comunque il controllo della Striscia di Gaza”. Secondo l’emittente radiotelevisiva BBC, i Paesi arabi, tra cui l’Egitto, hanno proposto un’alternativa al progetto della “Riviera del Medio Oriente”, che prevede la ricostruzione di Gaza e il trasferimento dei palestinesi all’interno di unità abitative temporanee.

La possibilità che lo Stato di Palestina venga costituito, dunque, rimane ancora un miraggio. “La Palestina non è uno Stato”, ha sentenziato Netanyahu. La soluzione dei “due Stati” e il riconoscimento dello Stato palestinese sono sostenuti dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale. Circa tre quarti dei membri delle Nazioni Unite riconoscono ufficialmente lo Stato della Palestina.

Foto di Andrew Harnik/Getty Images

L’intervento militare statunitense nella guerra tra Israele e l’Iran ha rafforzato la sintonia tra Trump e Netanyahu. Il rapporto di amicizia tra i due leader non è sempre stato esente da incomprensioni e disallineamenti. In passato, Trump si è mostrato riluttante all’idea di Netanyahu di intraprendere un’azione militare contro gli impianti nucleari iraniani, poiché preferiva portare avanti i negoziati con l’Iran attraverso lo strumento della diplomazia.

Adesso, però, considerato il fatto che l’ingresso degli Stati Uniti nella guerra è stato decisivo, Trump potrebbe aspettarsi qualcosa in cambio. “Trump pensa che Netanyahu gli sia debitore”, ha detto Eytan Gilboa, esperto di comunicazione internazionale presso l’Università Bar-Ilan. “E se Trump pensa che la guerra a Gaza debba finire, allora Netanyahu dovrà accontentarlo”.

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