Dal giorno in cui è stato annunciato l’accordo di cessate il fuoco, gli abitanti della Striscia di Gaza non hanno percepito miglioramenti significativi nelle loro condizioni di vita. L’esercito israeliano persevera nell’opera di estensione del suo controllo su ampie porzioni dell’enclave palestinese, contribuendo ad abbattere le strutture rimaste integre e a limitare gli interventi delle organizzazioni umanitarie. Il risultato di ciò è un tragico e mai interrotto aumento del numero delle vittime civili. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, l’organo pubblico responsabile della gestione dei servizi medici nella Striscia, dall’ottobre 2025 sarebbero state uccise più di 1080 persone.
Le autorità militari israeliane sostengono che gli attacchi abbiano come obiettivi i militanti di Hamas e che l’aumento del numero delle vittime civili sia una conseguenza del fatto che l’organizzazione islamista utilizzerebbe infrastrutture civili per scopi militari. Tuttavia, le organizzazioni umanitarie e le Nazioni Unite mettono in evidenza come le operazioni militari facciano pagare il tributo più pesante alla popolazione civile, le cui condizioni di vita si aggravano di giorno in giorno. «L’incessante susseguirsi delle uccisioni riflette il continuo disprezzo degli israeliani per le vite dei palestinesi», ha affermato Volker Türk, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Dov’è situata la “linea gialla”?
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, una delle ragioni principali dell’elevato numero di vittime nella Striscia di Gaza risiede nell’irrigidimento delle misure di controllo nelle aree occupate dall’esercito israeliano. I palestinesi vengono ripetutamente costretti dalle IDF a sfollare verso aree sempre più ristrette, la cui delimitazione è mutevole e non chiara.
Tra il 10 ottobre 2025 e i primi giorni di aprile, stando a un rapporto delle Nazioni Unite, sono stati 196 i palestinesi uccisi dai soldati israeliani per essersi avvicinati troppo alla cosiddetta “linea gialla”. Anche il più piccolo gesto può avere conseguenze fatali. «Se starnutisci vicino alla “linea arancione”, rischi di essere colpito da un proiettile», ha affermato James Elder, portavoce del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.
Se sei un bambino sei in pericolo…
Le testimonianze raccolte da Salim Oweis, specialista della comunicazione di UNICEF, raccontano in maniera efficace le scene a cui i palestinesi assistono quotidianamente: diffusione di malattie, bambini mordicchiati dai topi, notti insonni, inaccessibilità all’acqua potabile. Essere un bambino palestinese, oggi, significa essere esposti perennemente al rischio di non poter beneficiare dei beni di prima necessità. I loro genitori non possono far altro che assisterli nel dolore. «I bambini soffrono di problemi respiratori e di malattie dermatologiche», ha affermato Oweis. «Le famiglie non hanno abbastanza acqua potabile e sono costrette a scegliere come usarla, se per bere, lavarsi o cucinare». A ciò si aggiunge il fatto che a Gaza non c’è un solo ospedale pienamente funzionante.
…ma anche se sei anziano
Una ricerca condotta da HelpAge International e Amnesty International ha rivelato che anche le persone anziane stanno affrontando gravi crisi di salute fisica e mentale. Ciò che è emerso dai sondaggi è che i palestinesi ultrasessantenni, a causa della scarsità di cibo, sono costretti a saltare i pasti, per permettere ai loro familiari più giovani di nutrirsi. Anche le cure vengono razionate. «Le condizioni di vita delle persone anziane nei contesti di guerra sono spesso trascurate», ha affermato Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International. «Israele sta intenzionalmente infliggendo ai palestinesi condizioni di vita tali da causare la loro distruzione fisica».
Con l’arrivo della stagione invernale, inoltre, gli abitanti della Striscia di Gaza subiscono le conseguenze dello straripamento dei rifiuti e delle inondazioni. Intervenire su queste criticità, però, è estremamente difficile. Gli israeliani, infatti, hanno imposto delle restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari e sospeso la registrazione di 37 organizzazioni non governative attive nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania. «I palestinesi non hanno un piano di sopravvivenza: qualunque cosa facciano o non facciano, ovunque vadano o non vadano, non godono di alcuna sicurezza o protezione. È difficile conciliare tutto ciò con un cessate il fuoco», ha concluso Volker Türk.