Il nostro viaggio partirà dalle sponde del Sangro, uno dei fiumi più importanti dell’Italia centrale. Sgorga dalle sorgenti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, alle pendici del Monte Turchio, scivolando sinuosamente tra le gole strette e profonde delle montagne appenniniche. Ottant’anni fa, nei territori delle attuali province di L’Aquila, Isernia e Chieti, la Seconda guerra mondiale attraversò una delle sue fasi più cruciali, preparando il terreno per i violentissimi scontri tra le truppe tedesche e gli Alleati, impegnati nella lotta per la liberazione della penisola dall’occupazione straniera.
Eppure, l’oggetto di questo racconto si concentra su un tratto ben preciso del fiume, ovvero quello che si estende dal lago artificiale di Barrea a Castel di Sangro, una cittadina della provincia di L’Aquila. Qui, dopo aver aggirato bruscamente Alfedena con una curva “a gomito”, il Sangro cambia direzione e punta a nord-est, costeggiando, da un lato, i bonari rilievi molisani e, dall’altro, i monti dell’Arazzecca e della Monna. Siamo arrivati a destinazione. È proprio qui, sulla cresta impervia della catena montuosa di Roccaraso, che i nazisti, per volere di Adolf Hitler e del feldmaresciallo Albert Kesselring, attrezzarono la famigerata Linea Gustav.

Foto di Mauro Piccioni

Foto di Mauro Piccioni
Che cos’era la Linea Gustav?
La Linea Gustav tagliava trasversalmente l’Italia, dal Mar Tirreno al Mar Adriatico. Non era un semplice caposaldo difensivo, ma un complesso sistema di fortificazioni, progettato per contrastare, o almeno rallentare, l’avanzata degli Alleati, sbarcati in Sicilia il 10 luglio 1943. L’obiettivo strategico era trasformare la penisola italiana in un “fronte statico”, impegnando il minor numero possibile di divisioni, così da poter concentrare le forze principali su altri fronti di guerra, come quello russo e quello settentrionale, tra la Gran Bretagna e la Francia.

Foto di Mauro Piccioni

Foto di Mauro Piccioni
Nel suo tratto orientale, la Linea Gustav sfruttava magistralmente l’orografia ostile dei luoghi naturali. Sul massiccio della Maiella e sugli altipiani maggiori d’Abruzzo, che costituivano una barriera quasi invalicabile, non serviva costruire grandi bunker. Bastava disporre di postazioni ben distribuite e della presenza capillare di truppe scelte, per il controllo dei punti nevralgici. Il vero punto debole di tutta l’architettura difensiva era il valico di Roccaraso. Ed è proprio lì che si concentrarono le attenzioni difensive tedesche.






Foto di Mauro Piccioni
Un baluardo difensivo naturale
In generale, quest’area si presentava come un’arena di combattimento ideale: solitaria, impervia, quasi ostile alla presenza umana, con poche strade e ferrovie, facilmente controllabili con piccoli presidi armati. A complicare ulteriormente la situazione intervennero le rigide temperature invernali e l’assenza, tra gli Alleati, di reparti adeguatamente addestrati alla guerra in alta quota. Così, quella cortina naturale, fatta di creste, fianchi scoscesi e valli incassate, indusse gli angloamericani a desistere a priori da ogni tentativo di aprirsi un varco al centro della Linea Gustav. L’Altopiano delle Cinque Miglia fu disseminato di ostacoli e piazzole per le batterie d’artiglieria, alcune delle quali sono visibili ancora oggi.

Fonte: Camminare nella storia

Foto di Mauro Piccioni
Gli Alleati compresero presto che sfondare quel punto della linea difensiva avrebbe richiesto un tributo di sangue sproporzionatamente elevato. Scelsero, quindi, di aggirare le montagne, concentrando le offensive sulle coste laterali. Eppure, la guerra non fu meno spietata. Le battaglie di Cassino e Ortona – quest’ultima conosciuta come la Stalingrado d’Italia -, divennero terreni di scontro selvaggi, dove la violenza travolse migliaia di vite e ridusse in macerie le abitazioni. Oggi, i resti di 1.615 soldati del Commonwealth trovano riposo nel Cimitero Militare Canadese di Ortona.

Fonte: Museo Nazionale dell’Esercito

Foto di Ra Boe
La battaglia del Sangro
Il tratto centrale, invece, scivolò in una logorante guerra d’attesa, ma rimase vittima della strategia della “terra bruciata”. Furono i nazisti ad applicarla. Cancellavano sistematicamente ogni traccia di vita lungo la fascia di sicurezza, a ridosso della linea principale, e radevano al suolo borghi e casali. Il culmine di questa campagna di terrore si ebbe con l’eccidio di Pietransieri. Tra il 15 e il 21 novembre 1943, 128 civili inermi furono trucidati senza pietà nei rifugi improvvisati del bosco di Limmari.

Fonte: Archivio dell’Arma dei Carabinieri

Fonte: Archivio dell’Arma dei Carabinieri

Fonte: Archivio dell’Arma dei Carabinieri
Alla fine di novembre dello stesso anno, mentre i combattimenti alla foce del Sangro si avvicinavano alla conclusione, gli Alleati tentarono di spezzare la staticità del fronte con un’azione diversiva. Le truppe canadesi liberarono i paesi molisani di Castel del Giudice e Sant’Angelo del Pesco, fino a conquistare, il 24 novembre, il colle che sovrasta Castel di Sangro. Sembrò, per un attimo, che il fronte potesse cedere. Ma ogni tentativo di attraversare il fiume fu respinto dal fuoco incessante dell’artiglieria tedesca. Solo molti mesi dopo, nel giugno del 1944, con la capitolazione di Montecassino, i tedeschi abbandonarono il Sangro, ritirandosi verso nord.

Video di Lorenzo Grassi
2 risposte
Lavoro di sintesi ottimo. Nella guerra del Sangro l’orografia ha giocato un ruolo importante, fungendo da incubatrice per la formazione della Banda della Maiella legata alla figura di Ettore Troilo. Ortona è stata realmente la Stalingrado d’Italia. Pur non avendo grande valore sul piano strategico, si è combattuto casa per casa con ferocia inaudita coinvolgendo i civili presenti in città. Mauro Piccioni è riuscito a cogliere queste tante sfumature con un testo documentato, anche gradevole per quanto concerne la scrittura.
Mauro Piccioni, con la sua ricerca sulla battaglia del Sangro del ¹43 , ha ripercorso i luoghi degli scontri armati sulla linea Gustav, con il preciso intento di far rivivere quella tragedia immane.Un làvoro prezioso di documentazione che lodevolmente si colloca nel panorama della storiografia sull`argomento.