CASERTA – Le strade della provincia si sporcano ancora una volta di sangue. Guido Roviello, 62 anni, è la vittima dell’aggressione avvenuta in Piazza Sant’Anna, a pochissimi metri dal centro della città di Caserta. Da una prima ricostruzione, la furiosa violenza sarebbe scaturita da un debito di denaro: 50 euro.
L’aggressione si è consumata il 19 agosto, intorno alle tre del pomeriggio, sotto gli occhi dei passanti presenti nella zona a pochi passi dalla Reggia di Caserta. Il video registrato dalle telecamere di sicurezza di un’attività commerciale nelle immediate vicinanze mostra l’aggressore colpire ripetutamente e violentemente la vittima con calci e pugni, mentre Roviello non dà alcun cenno di reazione. Un minuto di terrore, quello immortalato dalle immagini: sessanta secondi che hanno tenuto con il fiato sospeso chiunque abbia deciso di guardare il filmato, successivamente diffusosi sul web. Quelle stesse immagini si sarebbero rivelate determinanti anche per le autorità, fornendo elementi utili all’identificazione dell’aggressore e alla sua successiva cattura, avvenuta poche ore dopo.
Sono ormai anni che residenti e commercianti di Caserta denunciano episodi di violenza e di degrado in Piazza Sant’Anna, sottolineando la totale assenza di sicurezza e un generale stato di abbandono. Una piazza, o per meglio dire, un cantiere aperto da anni, al centro di un progetto di riqualificazione che, fino ad oggi, non ha trovato una concreta realizzazione. Ed è proprio qui che Guido Roviello viveva. Ex cameriere, negli ultimi anni si era ritrovato a vivere per strada dopo aver perso il lavoro, affrontando una condizione di marginalità che lo aveva portato lontano da quella che avrebbe dovuto essere la sua vita.
Il valore di una vita che meritava di essere vissuta
Cinquanta euro contro una vita. Una cifra che, da sola, dovrebbe interrogarci su un aspetto che va ben oltre la cronaca dell’omicidio: può una somma di denaro, qualunque essa sia, diventare la ragione per cui una persona smette di vivere?
“Dietro le definizioni generiche ci sono persone, storie, volti e dignità che non possono rimanere invisibili o essere spazzate via come un problema di decoro urbano” – sono le parole del vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, garantendo alla vittima una sepoltura dignitosa come segno di rispetto per la dignità di ogni persona.
Uscendo dalla sfera della notizia, nella quale ogni giornalista dovrebbe cercare di mantenere il necessario distacco, c’è una parte di questa storia che appartiene a chi quella piazza l’ha vissuta davvero. Quell’aria del mattino, quando Piazza Sant’Anna è ancora silenziosa e la città deve ancora svegliarsi. Le serrande che iniziano ad alzarsi, le attività che riaprono, i primi passi di chi ogni giorno torna a fare il proprio lavoro. Sono immagini semplici, quasi banali, ma che soltanto chi le ha vissute può comprendere fino in fondo. È proprio in quei momenti che ci si rende conto di quanto una piazza possa appartenere alle persone che la vivono e di quanto sia difficile accettare che quello stesso luogo possa essere diventato il palcoscenico di un omicidio.
È anche per questo che ciascuno di noi deve continuare a lottare per restituire a Caserta ciò che merita. Non soltanto per chi oggi vive o lavora in Piazza Sant’Anna, ma per una città che non dovrebbe avere bisogno di un omicidio per ricordarsi del valore dei propri luoghi e delle proprie persone. Chi quella piazza l’ha attraversata ogni mattina, chi ha alzato una serranda, chi ha aspettato l’arrivo dei primi clienti e ha imparato a conoscerne i rumori e i silenzi, sa che cosa significa vivere questa realtà. E forse proprio per questo, davanti alla morte di Guido, è impossibile limitarsi a raccontare ciò che è accaduto. Perché la sua morte non riguarda soltanto una vittima, un aggressore e quei cinquanta euro. Riguarda un uomo e una comunità intera. La morte di Guido ha lasciato dentro tutti una sola, irreparabile consapevolezza: nonostante gli sforzi, abbiamo perso tutti.
Abbiamo perso perché non dovrebbe esserci bisogno di un omicidio per vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Non dovrebbe esserci bisogno di un uomo morto per accorgersi che una piazza può essere lasciata per anni in uno stato di abbandono. Non dovrebbe esserci bisogno di un omicidio perché la città di Caserta finisca sulle prime pagine dei giornali. E come accade davanti a ogni sconfitta, quando una comunità si stringe attorno a chi resta e cerca un senso a ciò che è accaduto, l’unico modo per fare in modo che la morte di Guido non sia stata vana è non permettere che, passato il clamore, tutto torni esattamente come prima. Perché tra qualche giorno i riflettori si spegneranno. Le telecamere andranno via, il video smetterà di circolare e la cronaca lascerà spazio ad altre notizie. Ma Piazza Sant’Anna resterà lì.
E con lei resterà la domanda che questa morte ci consegna: quanto deve ancora costare una vita prima che qualcuno decida che è abbastanza?