Contesto storico e spiritualita’
Agli albori del Novecento, mentre l’Europa viveva una profonda crisi dei linguaggi artistici tradizionali, Hilma af Klint (1862-1944) elaborava in silenzio, nel suo studio di Stoccolma, un vocabolario visivo di straordinaria originalita’.
Formatasi all’Accademia Reale di Belle Arti svedese, af Klint non abbandono’ la figurazione per seguire le correnti d’avanguardia che agitavano Parigi o Monaco: la sua svolta verso l’astrazione maturo’ da un percorso interiore, estraneo ai circuiti ufficiali del modernismo internazionale. Il contesto culturale svedese era attraversato da fermenti teosofici e spiritisti che coinvolgevano artisti e intellettuali in tutta Europa.
Af Klint frequento’ circoli esoterici e sviluppo’, con un gruppo di amiche, pratiche di scrittura automatica e sedute medianiche, nel 1906 sostenne di aver ricevuto, attraverso la mediazione spirituale, l’incarico di realizzare una serie di dipinti destinati a un tempio dell’umanita’ futura: un mandato che avrebbe orientato l’intera sua produzione per quasi un decennio. Il legame tra astrazione e spiritualita’ nella sua opera non e’ ornamentale ma strutturale: le forme geometriche, le spirali e i biomorfi non erano invenzioni formali bens i’ trascrizioni di realta’ invisibili, mappe di forze energetiche che sfuggono alla percezione ordinaria.
Le serie e il simbolismo
Il corpus piu’ ambizioso di af Klint e’ costituito dai Dipinti per il Tempio (1906-1915), centonovantatre’ opere articolate in sottoserie tematiche: I Primordiali, Le Dieci Piu’ Grandi, L’Evoluzione, Il Cigno, La Colomba.
Le Dieci Piu’ Grandi raffigurano le fasi dell’esistenza umana attraverso arabeschi di colore e forme organiche che ricordano i pattern della natura microscopica; Il Cigno esplora la polarita’ tra luce e buio mediante coppie di uccelli stilizzati che si fondono in configurazioni specchio; La Colomba introduce forme a elica e simboli duali che anticipano, con inquietante preveggenza, le rappresentazioni del DNA.
Il simbolismo di af Klint attinge a un repertorio sincretico che mescola esoterismo occidentale, teosofia blavatskiana e morfologia naturale.
Il rosa e il blu codificano la dualita’ femminile e maschile; le spirali evocano l’energia vitale e l’evoluzione cosmica; i cerchi concentrici rappresentano stati di coscienza, questa grammatica visiva, documentata nei volumi di appunti dell’artista, conferisce alle opere una densita’ ermeneutica che va ben oltre il puro piacere formale, trasformando ogni dipinto in un testo da decifrare.
In questo senso, la sua astrazione precede e per certi versi supera quella di Kandinsky, Mondrian o Malevic, artisti con cui condivideva l’ispirazione teosofica ma che raggiunsero l’astrazione attraverso la progressiva depurazione del visibile, non partendo dall’invisibile come fece af Klint.

Revisione del canone e ricezione critica
La storia dell’arte ha a lungo ignorato af Klint per ragioni che si intrecciano: il genere, la nazionalita’ periferica rispetto ai centri del modernismo e la scelta di non esporre i Dipinti per il Tempio durante la propria vita, lasciandoli in eredita’ con l’indicazione di non pubblicarli prima del 1944.
La sua riscoperta e’ stata lenta e controversa: solo con la retrospettiva al Guggenheim di New York nel 2018-2019, visitata da oltre seicentomila persone, af Klint e’ entrata nel grande pubblico internazionale.
La questione della priorita’ cronologica rispetto a Kandinsky, il cui primo acquerello astratto e’ datato 1910 contro le serie di af Klint iniziate nel 1906, ha stimolato un acceso dibattito storiografico, la critica contemporanea si e’ divisa tra chi la interpreta come pioniera dell’astrazione tout court e chi, pur riconoscendone l’importanza, ritiene che il suo isolamento volontario e la matrice esoterica la pongano in una categoria autonoma, non assimilabile alle avanguardie storiche.
Indipendentemente da chi abbia inventato l’astrazione, la vicenda di af Klint impone una riscrittura del canone modernista, restituendo voce a traiettorie artistiche cancellate o marginalizzate e aprendo una riflessione piu’ ampia su come il misticismo abbia alimentato le avanguardie del Novecento in modi che la storiografia ufficiale ha spesso rimosso o sottovalutato
